L'inchiesta è quella legata agli appalti per il G8 alla Maddalena e per l'anniversario dei 150 anni dall'Unità d'Italia, a quelli per l'eolico in Sardegna, alla ricostruzione post-terremoto in quel dell'Aquila, alle presunte regalie immobiliari e di altro tipo a ministri e dirigenti della Protezione Civile, alle fughe di notizie dalla Procura di Roma e alla loggia P3.
La vicenda in questione si inserisce nel filone degli acquisti di immobili nel centro storico di Roma a prezzo di favore per ministri e politici in cambio di agevolazioni finanziarie di vario tipo. Una sorta di fotocopia giudiziaria del caso di "casa Scajola".
Il 3 giugno 2004 Pietro Lunardi sottoscrive un mutuo presso il Credito Artigiano per 2 milioni e 400 mila euro. Con ulteriori 600 mila depositati nei propri conti, l'allora ministro per le Infrastrutture e i Trasporti acquistava un intero stabile nel centro storico di Roma (Via dei Prefetti 18 e Vicolo Valdina 11 i due ingressi), a due passi da Palazzo Montecitorio.
4 milioni il costo attuale di un solo appartamento di 300 metri quadrati con mansarda in una zona appena meno ricercata. 3 milioni il costo di un intero stabile di 5 piani nel pieno centro di Roma. Per Pietro Lunardi.
Secondo gli inquirenti, l'edificio, di proprietà di Propaganda Fide, congregazione ecclesiastica guidata dal Cardinale Crescenzio Sepe, viene ceduto a basso costo al ministro in carica in cambio della concessione di un finanziamento da parte della società pubblica ARCUS di 2 milioni e 500 mila euro diretto alle casse di Propaganda Fide per la creazione di un museo pubblico al civico 48 di Piazza di Spagna.
Le indagini non partono però dai dubbi sul reale valore catastale del nuovo palazzo di Casa Scajola; l'occhio della Procura cade invece sulla concessione del finanziamento a Propaganda Fide, ritenuto "privo di presupposti" in grado di motivare la concessione dell'agevolazione finanziaria.
E' questo il punto di partenza dell'inchiesta che poi coinvolgerà, nel ruolo di protagonista ed artefice, Pietro Lunardi. Il primo marzo del 2005 il Cardinale Sepe formula la prima richiesta di accesso ai fondi pubblici. Il 21 ottobre dello stesso anno il ministro Lunardi redigerà una nota ufficiale indirizzata all'ARCUS a cui imporrà il collocamento in cima alla lista delle priorità per la società la richiesta fatta 7 mesi prima da Propaganda Fide, una procedura definita dal DG di Arcus SpA, Ettore Pietrabassa, "non frequente".
La stipula del patto non avviene in forma privata tra i due protagonisti; svolgono il ruolo di intermediari fondamentali Angelo Balducci, consultore di Propaganda Fide, Diego Anemone, presente alla stipula del contratto e sovrintendente ai primi lavori di ristrutturazione, e Angelo Zampolini, presente in sede di firma del contratto dal notaio e delegato alla gestione di tutte le pratiche amministrative susseguenti (Zampolini è inoltre colui che per conto di Anemone, trasformava i contanti con assegni circolari da impiegare per l'acquisto degli immobili per conto dei politici e degli altri pubblici ufficiali).
L'intera vicenda si configura oggi come una possibile copia carbone degli eventi che hanno portato Claudio Scajola alle dimissioni da Ministro dello Sviluppo Economico. Questa volta, lontana dal clamore giornalistico che allora collocò al centro del patibolo il dimissionario ministro, a decidere è la Giunta per le Autorizzazioni della Camera dei Deputati.


