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Quando Silvio Berlusconi annunciò alla stampa l'intenzione irrevocabile del governo di spostare il summit del G8 previsto per la Maddalena nella terra abruzzese usò termini come "risparmio", "sobrietà", "aiuto". Era il 23 aprile 2009. Erano passati appena 19 giorni dal tremendo sisma che aveva devastato la città dell'Aquila, e il capoluogo abruzzese godeva ancora di quell'attenzione di stampa e cittadinanza di cui oggi resta solo il ricordo. L'intenzione del governo, stando alle parole pronunciate dal premier e dal sottosegretario alla Protezione Civile, era triplice: evitare la celebrazione di un vertice di lusso nell'Isola della Maddalena mentre nella terraferma una città era stata da poco rasa al suolo, offrire una buona opportunità di ingresso di fondi governativi esteri per la ricostruzione dei monumenti simbolo della città e far risparmiare alle casse dello stato ben 220 milioni di euro.
Come è andata veramente?
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Il 13 ottobre iniziò il riconteggio delle schede delle ultime elezioni regionali piemontesi. Oggi dai dati ufficiali si può vedere come avrebbe vinto Mercedes Bresso per circa seimila voti.
Il 7 novembre si terrà l'udienza che dovrebbe decidere la posizione del Presidente del Piemonte Roberto Cota (Lega Nord). La vicenda ha un precedente nelle Regionali del Molise del 2001.
Nel 2001, infatti, il Tar annullò la vittoria alle regionali di Giovanni di Stasi (Ulivo), che per pochi voti aveva superato Michele Iorio del centrodestra. Erano infatti irregolari alcune firme di Comunisti e Verdi, dato che non riportavano il tipo di documento (carta di identita', passaporto, patente) utilizzato per il riconoscimento ma solo il numero. Pertanto fu chiusa la legislatura regionale e furono indette nuove elezioni, vinte dal centrodestra.
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Erano le ore 21 di una domenica di inizio autunno in Italia quando George W. Bush e Tony Blair, in quella lontana notte del 7 ottobre 2001, annunciarono in contemporanea ai propri concittadini l'inizio dei bombardamenti aerei in Afghanistan. La guerra dopo oltre 9 anni dal suo inizio è viva più che mai. Quella che doveva essere una sorta di breve ma trionfale passeggiata occidentale nei territori arabi dell'Asia si è trasformata in un moderno Vietnam. Oggi, di fronte alle bare di ancora quattro soldati italiani morti in terra straniera è tornato a brillare con la consueta luce il teatrino della politica. E ad accompagnare la passerella delle autorità è tornato, puntuale come sempre, il consueto dibattito sulle possibili soluzioni al conflitto. E come ogni volta, assistiamo a cambi di posizione e foschi vuoti di idee.
Ecco una panoramica delle dichiarazioni di alcuni politici italiani nel corso degli anni.
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Il 15 marzo 2010, l'articolo 2268 del decreto 66/2010, che comincia a pagina 50 della settima e ultima parte di un provvedimento lunghissimo, al comma 297 (pagina 57) abolisce il decreto legislativo 14 febbraio 1948, n. 43 ("divieto delle associazioni avente carattere militare"). Viene così eliminato dall'ordinamento italiano il reato di banda armata a scopi politici. Il decreto infatti vietava di costituire o mantenere associazioni militari aventi scopi politici.
Pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale l'8 maggio 2010, entrerà in vigore domani 9 ottobre 2010.
Qui sotto, vi presentiamo il decreto abrogato nella sua interezza.
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