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La situazione nella provincia di Catania non si discosta da quella delle altre realtà siciliane; i problemi identificati dalla Commissione sono infatti:

* dissesto finanziario delle nuove società ATO (che, ricordiamo, raccolgono le precedenti municipalizzate, teoricamente a scopo di ottimizzazione);

* bassissimi livelli di raccolta differenziata;

* molte discariche abusive – la Guardia di Finanza ne ha sequestrate tredici (fra cui una di 50'000 metri quadrati di estensione) per un'area totale di oltre 120'000 metri quadrati;

* infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei rifiuti;

* mancanza di controlli sul territorio.

Come nel resto dell'isola, il dissesto finanziario delle società ATO è dovuto a costi eccessivi del servizio dovuto in larga misura alle assunzioni selvagge; i cittadini rifiutano di pagare la tassa sui rifiuti; inoltre, i lavoratori non pagati dalle società scioperano causando disagi alla popolazione.

Il presidente della provincia di Catania ha sottolineato poi come alcuni operatori che si occupano della raccolta dei rifiuti gestiscono anche la discarica di Tiritì, e pertanto hanno sempre disincentivato la raccolta differenziata (più rifiuti conferiti in discarica, maggiori guadagni).

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Un beffardo scherzo del destino. Era stata letta in questo modo da gran parte della stampa nazionale l'approvazione da parte della Camera dei Deputati della Convenzione europea di Lanzarote, fondata sul rafforzamento della lotta allo sfruttamento e all'abuso sessuale dei minori, pochi giorni prima dell'esplosione del caso Ruby.

Il 14 gennaio la Procura di Milano trasmetteva alla Camera l'intero faldone documentario che incrimina Silvio Berlusconi per prostituzione minorile e concussione, per la nota vicenda che vedrebbe ragazze (tra cui almeno due minorenni) protagoniste di festini a sfondo sessuale nelle ville del premier. Solo tre giorni prima la stessa aula aveva approvato in seconda lettura il disegno di legge di ratifica della Convenzione (sottoscritta il 25 ottobre 2007 da 27 paesi del Consiglio d'Europa, tra cui l'Italia), che tra i suoi punti fondamentali presentava un duro inasprimento delle pene per la prostituzione minorile (12 anni per lo sfruttamento, 6 anni per "l'utilizzo").

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Ne dà l'annuncio Telesio Malaspina su l'espresso: "la commissione centrale per i collaboratori di giustizia e i testimoni del Ministero degli Interni non è stata prorogata dal governo ed è decaduta".

Come si può leggere qui, dal sito della commissione parlamentare antimafia, essa

"[p]rovvede all’attuazione degli speciali programmi di protezione e di assistenza, ivi compresa la promozione delle misure di reinserimento nel contesto sociale e lavorativi, dei testimoni e collaboratori di giustizia, nonché degli altri soggetti ammessi al programma di protezione [...]"

La Commissione doveva essere rinnovata entro la fine del 2010: poiché non è stata prorogata, è decaduta. Questo significa che attualmente in Italia i pentiti e le persone che necessitano di protezione non hanno un organo di riferimento all'interno dello Stato. Né è noto chi si debba occupare di stabilire come accogliere nuovi pentiti.

In Italia, oggi, nessuno sa come iniziare un programma di protezione per un eventuale nuovo pentito
o un testimone in pericolo. O se e come modificare lo stato di protezione e gestione dei pentiti e dei collaboratori attuali.

 
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Spesso si pensa che il grado di attenzione che un governo ripone su un determinato problema politico sia direttamente proporzionale alle possibilità che ha tale "inconveniente" di mettere del tutto in ginocchio gli uomini politici al vertice delle istituzioni.
Se questo corrisponde a realtà, le fibrillazioni di questi giorni nelle stanze di Palazzo Chigi mostrano una realtà inconfutabile: il "caso Ruby" non è storia di breve corso. E Silvio Berlusconi ed il suo esecutivo, per la prima volta, sembrano nutrire timori senza precedenti.

A dimostrazione di questa irrequietezza, l'ultima ricetta ipotizzata, senza troppa convinzione, dal capogruppo del Popolo delle Libertà alla Camera, Fabrizio Cicchitto: l'abbassamento legale della maggiore età dai 18 ai 16 anni.

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Fonti:

L'11 gennaio 2011, nello scalo industriale di Porto Torres una perdita scarica in mare 18'000 litri di olio combustibile, che invadono decine di chilometri di costa, dalla marina di Sorso fino a Castelsardo, in una zona attualmente interdetta. Il 18 gennaio un nuovo incidente produce la dispersione di centinaia di litri di acque contaminate.

Responsabile è la compagnia energetica multinazionale tedesca E. ON.

L'attenzione dei grandi giornali nazionali è praticamente pari allo zero.

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