Cambia il DDL cosiddetto "Bavaglio": buone notizie a metà per gli alfieri della libertà di stampa su carta, ma ancora preoccupazioni dal mondo dei blogger.
Era passato poco più di un mese dall'insediamento di Silvio Berlusconi e dell'intera compagine di governo a Palazzo Chigi. Poche settimane di esercizio del potere esecutivo, quando il ministro della Giustizia Angelino Alfano presentava presso la Camera dei Deputati il disegno di legge numero 1415.
Era il 30 giugno 2008 quando il governo avviò la battaglia per la riforma sostanziale del potere d'indagine dei pubblici ministeri, dell'utilizzo delle intercettazioni telefoniche e del diritto di cronaca sulle indagini giudiziarie in corso.
Dell'impianto originario di quel disegno di legge che in seguito verrà meglio conosciuto come il "ddl intercettazioni" o il "ddl bavaglio" oggi non resta quasi più niente. Le riforme presentate ed approvate in Commissione Giustizia dal governo, dal relatore Giulia Bongiorno e dal deputato Enrico Costa, snaturano in buona parte il provvedimento.
Pubblici ministeri e GIP responsabili della scelta delle intercettazioni rilevanti da impiegare nel processo e immediatamente pubblicabili, facilitazioni nell'impiego di microspie per le intercettazioni ambientali, abrogazione della richiesta d'autorizzazione alla Camera dei Deputati, possibilità di intercettazione di ignoti, riduzione delle pene amministrative, intercettabilità libera dei "reati spia per mafia" ed altro ancora.
Eppure, le limitazioni al diritto di informazione, a quel genere d'informazione che non trova asilo in quegli ordini professionali tipicamente italiani, restano più salde che mai: la Commissione Giustizia della Camera ha rigettato tutti gli emendamenti abrogativi e di modifica a quella norma che impone l'obbligo di rettifica entro 48 ore per tutti i siti d'informazione.
La norma, che di fatto consegna nelle mani dei "soliti noti" uno strumento per uccidere la libera informazione in rete, una vera e propria mannaia sul web, non può essere messa in discussione: l'equiparazione legale tra blog e testate giornalistiche è uno dei punti inintaccabili di questa legge.
Il provvedimento conserva anche quello che è diventato noto come "comma D'Addario", la norma che impone 3 anni di carcere a chi registra segretamente conversazioni a cui si sta prendendo parte. Una particolarità della norma, ancora una volta a svantaggio del popolo dei "blogger", è l'esclusione della punibilità per le registrazioni segrete solo per coloro che risultano regolarmente iscritti all'Ordine dei Giornalisti., e non chi genericamente si adoperi "a scopo di giornalismo".
Un blogger che dovesse registrare in audio o in video una conversazione dai profili illeciti o dalla straordinaria importanza giornalistica avrà di fronte a se tre strade: la pubblicazione del nastro e la conseguente condanna a 3 anni di reclusione, l'attribuzione della registrazione a un giornalista iscritto all'Ordine (che, di conseguenza, si approprierà di onori ed oneri) o la cancellazione di una prova giornalistica (e magari giudiziaria) sensazionale.


