Home Italia Cosentino: il laboratorio siciliano testato in Parlamento?
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Mentre il tentativo di voto compatto del nuovo arco partitico che va dal PD ai finiani fallisce la prima in Parlamento nel caso Cosentino, la Regione Sicilia, con la sua "vasta alleanza" a sostegno del governatore Lombardo, si configura come un possibile laboratorio su cui provare una nuova alleanza elettorale sul piano nazionale: PD, API, UDC, MPA e FLI. Funzionerà? E se sì, come?

 

La spallata non è riuscita. Il pronostico della vigilia che vedeva la maggioranza oramai priva dei requisiti basilari per poter essere definita tale è andato in frantumi.
La Camera dei Deputati ha approvato, con 308 voti a favore e appena 285 contrari, la relazione della Giunta per le Autorizzazioni che imponeva l'inutilizzabilità (e la conseguente archiviazione) di tutte le intercettazioni che dimostrerebbero - a detta della Procura di Napoli - la stretta contiguità esistente tra il deputato del PDL ed ex sottosegretario, Nicola Cosentino, e i clan camorristici Bidognetti e Schiavone.

I pronostici parlavano chiaro: opposizioni prevalenti di 9-10 voti, governo sull'orlo della crisi irreversibile. La realtà ha dilaniato la fantasia: maggioranza prevalente di ben 23 voti, opposizione disunita, sfibrata e in crisi e cancellazione immediata di tutti i nastri audio e di tutte le trascrizioni.

L'esito del voto ha portato ad un'interminabile dissertazione sull'inquadratura degli attuali equilibri politici nel paese, sulle possibili evoluzioni politiche a breve termine e sulla tenuta o meno di governo e opposizione. Commentatori, politologi ed editorialisti si stanno scatenando sul significato prettamente politico dell'evento di ieri. Il dato di fatto, ovvero la cancellazione giudiziaria di una reale prova investigativa a favore dell'ennesimo Onorevole d'Italia ed il consistente rischio di una possibile archiviazione dell'intero processo, svanisce all'orizzonte.

Per qualcuno il voto di ieri coincideva con il primo test sulla esportabilità a livello nazionale del "laboratorio siciliano", una sorta di "prova di esportazione" di quella coalizione PD-API-UDC-MPA-FLI che da diversi mesi governa la regione siciliana. Se questo era il significato recondito per una buona parte delle opposizioni, l'esito è più che chiaro: una debacle nettissima.

Abbiamo detto: il nuovo "laboratorio" del centrosinistra italiano è oggigiorno quello siciliano. Vediamo come ha operato negli ultimi mesi.

Ha destato parecchio scalpore e numerosi mal di pancia l'ingresso del Partito Democratico siciliano nella nuova giunta guidata da Raffaele Lombardo, avvenuto appena tre giorni fa. E' attorno all'asse tra PD e finiani (e alle micro-scissioni in corso in tutti i partiti dell'arco costituzionale siculo) che viene varata la nuova maggioranza di centro-destra-sinistra.

Raffaele Lombardo ed il centrodestra uscivano vincitori indiscussi delle ultime elezioni regionali, datate aprile 2008. Con il 65,3% dei voti ottenuti ed il 76% dei seggi conquistati, la giunta Lombardo ha incontrato ben 3 rimpasti e altrettanti cambi di maggioranza, con la fuoriuscita di PDL e UDC nella primavera 2009 e quella del PDL Sicilia (la corrente di Micciché più legata al governatore), contrappesata dall'ingresso di PD e UDC (esclusa la componente cuffariana), nel settembre 2010.

L'evento più rappresentativo di questa stagione intrisa di compromessi e alleanze allargate pronta al lancio nel parlamento nazionale, risale a pochi mesi fa.
L'11 novembre 2009 l'Assemblea Regionale Siciliana vota ed approva un ordine del giorno firmato PD che contestava il DPEF appena redatto dalla giunta. Raffaele Lombardo è oramai privo di maggioranza: il PDL Berlusconiano e l'UDC gli hanno voltato le spalle, il centrosinistra continua a mostrare la propria schiena da quasi 2 anni.

Le elezioni, però, non arrivano. E' proprio il PD che giunge in soccorso del suo avversario, salvandolo da "morte" certa. Lo stesso PD che si beava pochissimo tempo prima di un ODG di sfiducia giunto al successo.
Lo fa appoggiando esternamente la giunta di Raffaele Lombardo per diversi mesi, giungendo all'ingresso con tutti i crismi nella maggioranza con l'approvazione della finanziaria del maggio scorso, votata in convergenza con il PDL di Micciché e la componente finiana.
Da qui all'ingresso a pieno titolo nella giunta di governo il passo è molto breve, quasi obbligato. Un passo che viene ritenuto responsabile negli ultimi sondaggi in regione di un PD al crollo verso il 15% e della crescita di IDV e SEL al 10% e al 6% rispettivamente (quando 2 anni fa collezionavano complessivamente un misero 4%).

Allo stato attuale delle cose, al governo della regione troviamo il Partito Democratico, l'UDC di Casini, l'API di Rutelli, l'MPA e la neonata FLI di Gianfranco Fini. All'opposizione troviamo i dissidenti del Partito Democratico, l'UDC di Cuffaro, il PDL berlusconiano ed il PDL Sicilia di Gianfranco Micciché.

Quattro partiti che diventano nove. E un "laboratorio" forse non ancora pronto per lanciarsi sul piano nazionale. Ma forse in via, appunto, di elaborazione.

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