Il Foglio accusa Ignazio Marino di avere "grattato" migliaia di euro all'Università di Pittsburgh tramite false note spese; Marino replica sul suo blog. Il Foglio controreplica, il senatore minaccia querele. E, naturalmente, il risultato è confusione soltanto.
L'estate non è più quella di una volta: i negozi stanno aperti anche a Ferragosto, tanta gente rimane a casa, e i giornali estivi non sono più costretti a cercare curiosità da una parte all'altra del globo con cui riempire paginette smunte; e questo perché anche la politica non è più quella di una volta: si è in campagna elettorale permanente, e i cittadini stessi si aspettano che i politici appaiano in televisione e rilascino interviste senza una vera pausa estiva. Anche perché i politici stessi, da Obama a Sarkozy a Berlusconi, sono dei veri e propri VIP, seguiti come attori o cantanti, e la cui vita privata e professionale, come sappiamo benissimo, è scandagliata in ogni particolare.
In una calda e sonnacchiosa fine di luglio, se ne è accorto anche Ignazio Marino, senatore PD e candidato alla segreteria nel ruolo di "terzo incomodo" e autonominatosi "moralizzatore" del partito. Il 24 luglio 2009, "il Foglio" di Giuliano Ferrara pubblica una lettera dell'Università di Pittsburgh, inviata a Marino nel periodo in cui questi si dimise dalla direzione dell'Istituto Mediteranneo per i Trapianti e le Terapie ad Alta Specializzazione (ISMETT), un istituto in co-gestione italo-americana.
Nella lettera, il numero uno del Centro Medico dell'Università di Pittsburgh (UPMC) discute delle dimissioni e accusa Marino di avere accumulato una cifra pari a 8'000 dollari tramite note spese contraffatte:
"Come Lei sa, nell’iter ordinario necessario a elaborare le Sue recenti richieste di rimborsi spese, l’UPMC ha scoperto che Lei ha presentato la richiesta di rimborso di determinate spese sia all’UPMC di Pittsburgh sia alla sua filiale italiana. Di conseguenza è stata intrapresa una completa verifica sulle sue richieste di rimborso spese e sui nostri esborsi nei Suoi confronti. Tale verifica è attualmente in corso. Alla data di oggi, riteniamo di aver scoperto una serie di richieste di rimborso spese deliberatamente e intenzionalmente doppia all’UPMC e alla filiale italiana. Fra le altre irregolarità, abbiamo scoperto dozzine di originali duplicati di ricevute con note scritte da Lei a mano. Sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’UPMC Italia. Avendo sinora completato soltanto una revisione parziale dell’ultimo anno fiscale, l’UPMC ha scoperto circa 8 mila dollari in richieste doppie di rimborsi spese. Tutte le richieste di rimborso spese doppie, a parte le più recenti, sono state pagate sia dall’UPMC sia dalla filiale."
Ignazio Marino replica immediatamente dalle pagine del suo blog e contatta diversi giornali fornendo la sua versione dei fatti e un documento che ufficializza la conclusione del rapporto di lavoro con l'UPMC. Marino sottolinea:
Quanto alla vicenda dei doppi rimborsi quello che il Foglio non dice è che fui io stesso ad accorgermi di alcune imprecisioni e a comunicarle all’amministrazione.
Per quello che riguarda la lettera, Marino sostiene che si tratti solo di una bozza e che la sua firma in calce al documento è solo una "presa visione". Dalle pagine de "il Foglio" del 26 luglio:
"Il senatore definisce quella lettera “una bozza” e sostiene che “senza una copia cartacea mandata su carta pesante, quella gialla, la bozza non ha valore”. “Quella lettera, con l’inchiostro, non è mai stata firmata”. Marino dice di aver firmato “l’accettazione della ricevuta via fax” e che poi ha fatto rinegoziare i termini ai propri avvocati. Per dimostrare la rinegoziazione dei fatti, Marino ci consegna una lettera datata 6 settembre 2002, il cui orario è di poco successivo alla prima: 18.56. Questo documento, secondo Marino, dimostra che i termini della rinegoziazione sarebbero stati discussi successivamente alla lettera pubblicata ieri".
"Il Foglio" però non molla l'osso, e il 28 luglio 2009, riporta una lettera ricevuta da Paul Woods, Pubbliche Relazioni del Centro Medico dell'Università di Pittsburgh, in cui vengono ribadite con forza le accuse a Marino:
“La lettera firmata dal Dr. Ignazio Marino il 6 settembre 2002 è la lettera finale e ufficiale delle dimissioni e non rappresenta né una bozza né un tipo di lettera standard di conclusione di rapporto. Le irregolarità nella gestione finanziaria furono portate alla luce dal servizio di audit di UPMC – e non dal Dr. Marino. Esse furono poste in essere in modo intenzionale e deliberato da parte del Dr. Marino, e questo accadde in modo ripetuto nell’arco di molti mesi e non si è limitato ad un singolo evento. "
Il giorno stesso, Marino annuncia che darà l'incarico di querelare l'Università di Pittsburgh. E' evidente che solo un passaggio in Tribunale può restituire a Marino la sua dignità perduta. Nella comunità informatica intanto impazza la notizia e soprattutto la delusione, dopo che, nei due giorni successivi, ancora la querela non è partita. Prima di trarre conclusioni, si tranquillizzino i fan di Marino: ci sono 90 giorni di tempo dal momento del reato (in questo caso la "diffamazione" del 28 luglio) per presentare la denuncia. Sicuramente noi non dimenticheremo la querela e controlleremo che Marino non abbia finto solo per lasciare che il tempo affievolisca il ricordo della faccenda - ma ha ancora tempo fino al 28 ottobre per farci sapere che la sua lotta per una politica onesta è sincera, e non un bluff politico di un uomo che "grattava" soldi tramite false note spese.
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NOTA TECNICA: Le querele possono essere presentate entro 90 giorni dal momento in cui è stato commesso il presunto reato. La notifica della querela viene data alla parte querelata, per cui la notizia della avvenuta querela può venire solo dall'UPMC o da Ignazio Marino, e non dalla Procura, che, dopo avere svolto l'indagine, aprirà, eventualmente, il processo (e questo succederà non prima di diversi mesi, dati i tempi necessari e il fatto che le Procure sono oberate di lavoro). Non sappiamo se la notizia del mandato di Marino a querelare Pittsburgh sia stato già seguito dalla querela. E stiamo cercando presso i nostri contatti nel mondo forense notizie su come potrebbe funzionare una querela a un organo straniero come l'UPMC. Cercheremo al più presto chiarimenti presso lo staff di Ignazio Marino e, senza troppa speranza di riuscirci, presso l'UPMC, e vi daremo aggiornamenti a riguardo (GNC).
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Fonte: "il Foglio", 24 luglio 2009.
http://www.ilfoglio.it/soloqui/2967
"Ecco la lettera che svela come Marino fu allontanato"
Le “dozzine” di irregolarità amministrative commesse dal candidato alla segreteria del Pd ai tempi dell’Ismett
Pubblichiamo la traduzione della lettera con cui il 6 settembre del 2002 il numero uno del centro medico dell’Università di Pittsburgh (Jeffrey A. Romoff) ha spiegato a Ignazio Marino i termini del suo allontanamento dalla direzione dell’istituto Mediterraneo per i Trapianti e le Terapie ad Alta Specializzazione: l’Ismett.
Gentile dottor Marino,
per varie ragioni Lei ha espresso il Suo desiderio di presentare le dimissioni dalla Sua posizione presso lo UPMC (University of Pittsburgh Medical Center) e da altre posizioni che derivano da tale rapporto. Secondo i termini e le condizioni indicate di seguito, l’UPCM accetterà le Sue dimissioni, con effetto da oggi.
Le Sue dimissioni riguardano tutte le posizioni presso UPMC Health System così come i privilegi dello staff medico presso gli ospedali UPMCHS e il Veterans Administration Hospital di Pittsburgh, Pennsylvania. Lascerà anche la Sua posizione in facoltà presso la Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh e si dimetterà anche da direttore dell’Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione (ISMETT) e dal Centro Nazionale Trapianti italiano.
In conseguenza delle Sue dimissioni, a partire da oggi cesserà di ricevere qualsiasi compenso, prebenda e benefit. A questo proposito, accadrà quanto segue:
1. L’UPMC non provvederà oltre al pagamento del Suo alloggio, ma può restare nell’appartamento sino al 30 settembre 2002. Tuttavia, a partire da oggi, l’UPMC terminerà immediatamente il pagamento dei servizi di aiuto domestico, e Lei sarà responsabile per ogni servizio, la tv via cavo e le altre fatture legate all’appartamento.
2. Per venerdì 13 settembre 2002 provvederà a restituirci tutti i cellulari, i cercapersone, i computer portatili, i documenti identificativi, le chiavi ecc., sia italiani sia americani. La Sua auto e le chiavi della Sua auto dovranno essere consegnati a Giuseppe Alongi a Palermo.
3. Tutte le carte di credito così come le carte di acquisto dell’UPMC saranno immediatamente restituite a Giuseppe Alongi.
4. Qualsiasi altro pagamento da parte dell’UPMC o di qualsiasi sua società controllata verso di Lei o la Sua famiglia si interromperà oggi e Lei accetta di rimborsare l’UPMC Italia per qualsiasi pagamento anticipato.
In conformità con la policy dell’UPMC la Sua copertura assicurativa sanitaria e dentistica proseguirà fino al 30 settembre del 2002. Dopo tale data, e se non richiesto altrimenti, Le saranno forniti tutti i diritti offerti dalla normativa vigente in materia (COBRA, Consolidated Omnibus Budget Reconciliation Act).
Sempre in conformità con la policy dell’UPMC, provvederà a restituire immediatamente tutti gli archivi e i documenti, sia in forma elettronica sia cartacea, che Lei ha rimosso o dei quali ha causato la rimozione dall’ufficio di Palermo e non rimuoverà alcun archivio né da Palermo né da Pittsburgh senza l’autorizzazione dell’UPMC. Tutti i libri e i giornali acquistati dall’UPMC o dalla Scuola di Medicina dell’Università di Pittsburgh dovranno restare nell’ufficio di Palermo o in quello di Pittsburgh o, se dovesse scegliere di trattenerne qualcuno, li potrà acquistare a un prezzo ragionevole.
Per permettere una regolare transizione, i Suoi effetti personali potrebbero essere rimossi dal Suo ufficio entro venerdì 13 settembre 2002. Come richiesto dalla nostra policy, l’UPMC supervisionerà con discrezione la rimozione degli oggetti dal Suo ufficio. A partire da venerdì 13 settembre 2002, il Suo ufficio dovrà essere liberato, Lei non farà ritorno all’ufficio di Palermo, né a quello di Pittsburgh, o all’ospedale di Palermo a meno che non le sia richiesto da un rappresentante autorizzato dell’UPMC.
Come Lei sa, nell’iter ordinario necessario a elaborare le Sue recenti richieste di rimborsi spese, l’UPMC ha scoperto che Lei ha presentato la richiesta di rimborso di determinate spese sia all’UPMC di Pittsburgh sia alla sua filiale italiana. Di conseguenza è stata intrapresa una completa verifica sulle sue richieste di rimborso spese e sui nostri esborsi nei Suoi confronti. Tale verifica è attualmente in corso. Alla data di oggi, riteniamo di aver scoperto una serie di richieste di rimborso spese deliberatamente e intenzionalmente doppia all’UPMC e alla filiale italiana. Fra le altre irregolarità, abbiamo scoperto dozzine di originali duplicati di ricevute con note scritte da Lei a mano. Sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’UPMC Italia. Avendo sinora completato soltanto una revisione parziale dell’ultimo anno fiscale, l’UPMC ha scoperto circa 8 mila dollari in richieste doppie di rimborsi spese. Tutte le richieste di rimborso spese doppie, a parte le più recenti, sono state pagate sia dall’UPMC sia dalla filiale.
Come restituzione dei rimborsi spese doppi da Lei ricevuti (lei, ndt) accetta di rinunciare a qualsiasi pagamento erogato dall’UPMC o dall’UPMC Italia ai quali avrebbe altrimenti diritto, compresi (a titolo esemplificativo ma non esaustivo) lo stipendio per il mese di settembre 2002 e il pagamento per qualsiasi giorno di vacanza, permesso o malattia accumulato. Accetta inoltre di rinunciare a ogni diritto contrattuale per il trattamento di fine rapporto che potrebbe ottenere in seguito alle Sue dimissioni e solleva ulteriormente, congedandosi per sempre da esse, l’UPMC e tutte le sue filiali, compresi ma non soltanto la UPMC Italia e i suoi successori e aventi causa, da ogni e qualsiasi richiesta che possa avere ora o potrà avere in futuro, risultanti da eventi antecedenti a questa lettera. L’UPMC La solleva da ogni altra restituzione per i rimborsi spese doppi da Lei ricevuti.
Rispetterà i termini e l’impegno contenuto nel suo Accordo esecutivo di lavoro con l’UPMC del 1 gennaio 1997 come espresso nei paragrafi 3C, 3D e 4 del suddetto Accordo.
Si asterrà dall’esprimere qualsiasi commento sia in pubblico sia in privato che, intenzionalmente o no, possa essere considerato dispregiativo dell’UPMC e/o di ogni sua filiale, consociata, direttore, funzionario o impiegato o possa in qualsiasi modo compromettere le operazioni dell’UPMC o avere un impatto negativo sulla reputazione dell’UPMC in Italia o in qualsiasi altro luogo del mondo.
Salvo che l’UPMC non sia tenuta a rivelare le circostanze del Suo allontanamento a dirigenti selezionati e membri del Consiglio di amministrazione dell’UPMC e funzionari in Italia coinvolti con l’ISMETT a causa di obblighi fiduciari di UPMC nei loro confronti, l’UPMC manterrà confidenziali i termini delle Sue dimissioni e delle circostanze che le hanno affrettate. L’UPMC l’avviserà di tale rivelazione e avviserà coloro ai quali verrà fatta tale rivelazione che le circostanze riguardo le Sue dimissioni sono confidenziali. Su richiesta proveniente da qualsiasi potenziale datore di lavoro o partner commerciale, l’UPMC Le fornirà referenze neutrali, ovvero saranno fornite soltanto le date del rapporto di lavoro e la posizione da Lei occupata. Nell’eventualità in cui l’UPMC determinasse che Lei non ha rispettato una qualsiasi delle condizioni di dimissioni elencate nei paragrafi precedenti di questa lettera, l’UPCM non sarà vincolata a nessuna delle promesse illustrate in questo paragrafo in materia di riservatezza e referenze. Fermo restando tuttavia che l’UPMC, prima di contravvenire a tali promesse, Le farà pervenire con anticipo ragionevole una comunicazione dettagliata e le darà una ragionevole opportunità di rispondere e/o rimediare.
La sua firma sulla linea sottostante indicherà l’accettazione di questi termini e la Sua intenzione di essere legalmente vincolato a essi.
Cordialmente,
Jeffrey A. Romoff
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Fonte: "IgnazioMarino.it", 25 luglio 2009
http://www.ignaziomarino.it/finte-notizie-e-vero-cambiamento/
"Marino risponde alle polemiche create ad arte dal Foglio. Leggete direttamente le sue parole."
“Ieri ho presentato il mio programma per il congresso del PD con un discorso apprezzato in sala e da chi guardava e commentava sul web. Purtroppo alcuni giornali hanno preferito occuparsi di polemiche create ad arte.
Il Foglio di oggi pubblica una lettera di 7 anni fa dell’UPMC, il centro medico dell’Università di Pittsburgh (USA) per cui ho lavorato per anni e che, insieme alla Regione Siciliana, è stato tra i promotori del centro mediterraneo per i trapianti (ISMETT) di Palermo. All’ISMETT sono stato amministratore delegato e direttore dell’attività clinica dal 1997 al 2002. La lettera, secondo il Foglio, contesta alcune irregolarità amministrative, in particolare su rimborsi-spese per circa 5 mila euro, erroneamente presentati. Chiariamo subito un primo aspetto: quella lettera è una normale corrispondenza di fine collaborazione di lavoro. In un contesto come quello statunitense, dove valgono i principi di merito e responsabilità, è normale che i privilegi che si accompagnano ad un incarico cessino al termine dell’incarico stesso, e che questo avvenga anche attraverso comunicazioni formali. Tra l’altro a quella lettera ne è seguita una seconda, firmata dal mio avvocato, che rettifica in maniera sostanziale il contenuto della prima.
Quanto alla vicenda dei doppi rimborsi quello che il Foglio non dice è che fui io stesso ad accorgermi di alcune imprecisioni e a comunicarle all’amministrazione. Niente da nascondere. Nessuna polemica. L’occasione mi permette però di chiarire perché nel settembre del 2002 decisi di accettare la direzione del centro trapianti della “Thomas Jefferson University” di Philadelphia. La questione è semplice: ad un certo punto del mio lavoro a Palermo, quando il centro si avviava a festeggiare i primi cento trapianti eseguiti, dal 2001 iniziarono forti interferenze nella gestione amministrativa. Oppressive e continue richieste di favoritismi rendevano via via più difficile, e poi impossibile, la conduzione del Centro secondo criteri di trasparenza e merito.
Qualcuno forse ricorderà che ho dovuto rispondere personalmente in tribunale per l’esclusione dall’appalto per la costruzione dell’ospedale di una società risultata priva della necessaria documentazione antimafia. Ma ho continuato a lavorare, tra difficoltà crescenti e mantenendo la mia ferma volontà di fare il massimo per garantire all’Italia, e alla Sicilia, un centro di trapianti d’eccellenza.
Alla fine, dopo aver constatato che non vi erano più le condizioni per continuare, sono tornato a fare il mio lavoro di chirurgo negli Stati Uniti. Le ragioni di quella scelta sono le stesse che mi hanno portato oggi a candidarmi a guidare il Pd: non adeguarsi mai, ma portare in Italia regole, merito, responsabilità, trasparenza.”
Già da allora Ignazio voleva cambiare l’Italia, adesso è il momento di farlo. Tutti insieme.
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26 luglio 2009
http://www.ilfoglio.it/soloqui/2977
La storia opaca dell’allontanamento di Marino, atto II
La firma sotto “le intenzionali e deliberate irregolarità” c’è, la smentita no
Roma. “Una serie di irregolarità intenzionali e deliberate”. E’ questa la principale accusa contenuta nella lettera inviata dall’University of Pittsburgh Medical Center (UMPC) al medico e senatore Ignazio Marino il 6 settembre 2002 e pubblicata ieri dal Foglio. Il testo, sottoscritto e siglato in tutte le sue pagine dal chirurgo, contiene i termini delle circostanze che hanno “affrettato” le dimissioni di Marino dall’università americana. Marino – candidato alla segreteria del Pd – era direttore e co-fondatore dell’Ismett, il centro di trapianti di fama internazionale nato a Palermo in collaborazione con l’Università di Pittsburgh, dove Marino si era distinto per una brillante carriera nell’ambito della trapiantologia.
Nella lettera, il direttore dell’UPMC, Jeffrey A. Romoff, spiega che il motivo per la fine del rapporto di lavoro sono le gravi irregolarità amministrative commesse da Marino, nello specifico le “dozens of duplicate originals of receipts”, espressione che in in italiano si traduce così: note spese truccate. La missiva, firmata da Marino, stabilisce la restituzione del denaro da parte del medico e impone una serie di dure condizioni per la risoluzione del rapporto. A Marino viene concessa una settimana per liberare l’ufficio di Palermo e gli è intimato di non fare ritorno nemmeno nell’ufficio di Pittsburgh. Nella lettera si legge che fra le altre irregolarità ci sono “duplicati di ricevute con note scritte da Lei a mano” e “sebbene le ricevute siano per gli stessi enti, i nomi degli ospiti scritti a mano sulle ricevute presentate a Pittsburgh non sono gli stessi di quelli presentati all’UPMC Italia”.
Infine, l’UPMC assicura a Marino che “manterrà confidenziali i termini delle Sue dimissioni e delle circostanze che le hanno affrettate” e promette che “fornirà referenze neutrali, ovvero saranno fornite soltanto le date del rapporto di lavoro e la posizione da lei occupata”. Per buona parte della giornata di ieri il contenuto della lettera è stato ignorato dalle agenzie e dai giornali on line. Il primo a reagire, poco depo le 13, è stato Mario Adinolfi, membro della direzione nazionale del Pd e sostenitore di Dario Franceschini alla segreteria. Anche un altro candidato alla segreteria, Pier Luigi Bersani, ha mostrato solidarietà per Marino: Nel tardo pomeriggio Ignazio Marino ha parlato con il Foglio, spiegando la sua linea difensiva (vedi articolo sotto). A oggi, anche a seguito della conversazione con Marino, le lettere più importanti di cui il Foglio è in possesso sono due. La prima contiene i “termini della separazione” ed è stata inviata a Ignazio Marino alle 15.21 del 6 settembre del 2002 dall’università di Pittsburgh. Marino la riceverà su un fax palermitano e, dopo averla letta, a mezzanotte e sedici minuti la rinvierà ancora a Pittsburgh.
La lettera si conclude così: “La sua firma sulla linea sottostante indicherà l’accettazione di questi termini e la sua intenzione di essere legalmente vincolato a essi”. Alla fine della lettera, subito dopo la firma del boss dell’UPMC Jeffrey A. Romoff, non solo c’è la firma di Marino ma per presa visione c’è anche quella di Claudia Cirillo, oggi segreteria particolare del senatore. La lettera, poi, presenta non una ma quattro firme di Marino. Oltre a quella in calce alla missiva, alla fine di ogni pagina c’è la sigla del senatore: IRM, che sta per Ignazio Roberto Marino. Il senatore definisce quella lettera “una bozza” e sostiene che “senza una copia cartacea mandata su carta pesante, quella gialla, la bozza non ha valore”. “Quella lettera, con l’inchiostro, non è mai stata firmata”. Marino dice di aver firmato “l’accettazione della ricevuta via fax” e che poi ha fatto rinegoziare i termini ai propri avvocati. Per dimostrare la rinegoziazione dei fatti, Marino ci consegna una lettera datata 6 settembre 2002, il cui orario è di poco successivo alla prima: 18.56. Questo documento, secondo Marino, dimostra che i termini della rinegoziazione sarebbero stati discussi successivamente alla lettera pubblicata ieri dal Foglio ed è un così detto “regolamento d’esecuzione”, in cui si definiscono i tempi, i modi e le condizioni della “transizione”.
A Marino vengono restituiti documenti personali, annotazioni di letteratura scientifica, corrispondenza personale di vecchi pazienti e il diritto di ritenere, senza costi aggiuntivi, il laptop. “Nonostante l’Accordo stabilisca il contrario – si legge nella lettera — il Dr Marino non dovrà lasciare il suo appartamento il 30 settembre 2002”. La lettera è stata inviata dallo studio legale che ha curato la rinegoziazione, “Rotham Gordon”, al legale dell’Upmc (Gorge A. Huber) e a quello di Marino (Cristine L. Donhue) e porta la firma dell’avvocato del senatore, e secondo Marino è questo “l’ultimo documento combinato che ha le firme di entrambe le parti”. Quanto alla vicenda dei doppi rimborsi Marino non smentisce quanto accaduto. “In quel momento di tensione che si è creato, una revisione della contabilità ha dimostrato che c’erano discrepanze per 8 mila dollari. Effettivamente non posso dire che non ci siano state queste discrepanze, sarebbe scorretto non dirlo”. “Quello che il Foglio non dice – sostiene Marino – è che fui io stesso ad accorgermi di alcune imprecisioni e a comunicarle all’amministrazione”. Nella lettera inviata il 6 settembre dall’Upmc c’è però un passaggio chiaro in cui non si fa riferimento ad alcuna comunicazione precedente di Marino e dove l’Upmc dice che il senatore sarebbe stato “scoperto”.
Marino sostiene poi che l’opaca durezza di questa lettera sia dovuta a un fatto particolare. Nel giugno 2002, il chirurgo aveva ricevuto un’offerta di lavoro da un altro importante istituto americano (il centro trapianti dell’università di Philadelphia) e nella prima settimana di settembre a quella proposta il futuro senatore dirà di sì. Secondo Marino, quando Jeffrey A. Romoff parla di “altre irregolarità” scoperte dall’Upmc si riferisce solo a questa vicenda. “Sapevano – spiega Marino – che avevo accettato il contratto economico”. Durante il colloquio, le ragioni della durezza della lettera vengono infine spiegate da uno dei firmatari della mozione con cui il senatore si presenterà a ottobre a guidare il Pd: Ivan Scalfarotto: “Se un dipendente ha fatto qualcosa di sbagliato e tu non vuoi metterti a licenziarlo per giusta causa gli fai pressione psicologica e gli dici ‘guarda tu stai facendo questo imbroglio è meglio che te ne vai’”.
Nel corso della giornata di ieri, infine, il Foglio si è messo in contatto con alcuni dei protagonisti. A Pittsburgh, abbiamo chiesto di replicare a Paul Wood, vicepresidente dell’Upmc e responsabile delle pubbliche realzioni. Wood ha risposto ma non ha chiarito la vicenda. “Thank you for your inquiry. At his point in time, we have no comment”. A quanto pare, la sede dell’UPMC di Pittsburgh ha avvisato dell’inchiesta del Foglio anche la sede distaccata italiana. Alle 16.45, il responsabile dell’International Marketing Communications risponderà alla nostra richiesta di chiarimenti con queste parole: “Lei dovrebbe aver ricevuto questa mattina una mail da parte di Paul Wood, capo ufficio stampa di UPMC. Cordiali saluti”. Alla fine della giornata, resta una zona opaca sulle ragioni dell’allontanamento di Marino dall’università di Pittsburgh. E sulle note spese contestate una smentita delle irregolarità “intenzionali e deliberate” (cui Romoff fa riferimento nelle lettera sottoscritta da Marino) non c’è.
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da "il Foglio", 28 luglio 2009.
In questo articolo, vengono ripresentate la lettera di Pittsburgh, la replica di Marino, e viene aggiunto il finale da noi riportato.
http://www.ilfoglio.it/soloqui/3001
Il giorno stesso in cui questo giornale ha pubblicato la lettera con cui il capo dell’UPMC (Jeffrey A. Romoff) spiegava le ragioni dell’allontanamento di Marino da Pittsburgh (il 24/7), il Foglio ha contattato l’Università per chiedere chiarimenti. In un primo momento, il portavoce dell’UPMC ha risposto con un “At his point in time, we have no comment”, poi ha scelto di entrare nel merito della questione scrivendoci questa e-mail che il Foglio ha ricevuto ieri pomeriggio alle 14.03.
“La lettera firmata dal Dr. Ignazio Marino il 6 settembre 2002 è la lettera finale e ufficiale delle dimissioni e non rappresenta né una bozza né un tipo di lettera standard di conclusione di rapporto. Le irregolarità nella gestione finanziaria furono portate alla luce dal servizio di audit di UPMC – e non dal Dr. Marino. Esse furono poste in essere in modo intenzionale e deliberato da parte del Dr. Marino, e questo accadde in modo ripetuto nell’arco di molti mesi e non si è limitato ad un singolo evento. La corrispondenza successiva con il Dr. Marino e i suoi rappresentanti legali semplicemente specificava come sarebbero state attuate le condizioni di fine rapporto. Successiva corrispondenza e lettere di referenze non hanno avuto alcun effetto in quanto il Dr. Marino aveva rinunciato a ogni privilegio legato alla sua posizione, forfait, salari, benefits, liquidazione e ogni altro futuro pagamento come parte dell’accordo di restituzione, incluso qualsiasi tipo di collaborazione professionale con UPMC e con le proprie affiliate. Qualunque preoccupazione il Dr. Marino possa aver avuto in merito alla Sicilia e alle proprie scelte di carriera, ciò non ha avuto alcun rilievo nella negoziazione. Ad oggi, nessun fatto o informazione ha modificato o invalidato il contenuto della lettera del 6 settembre 2002”.
Paul Wood, Vice President, Public Relations,
University of Pittsburgh Medical Center
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