Home Italia Il centrodestra blocca il processo di Pietro Lunardi
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La Giunta per le Autorizzazioni della Camera ha esaminato la richiesta di autorizzazione a procedere emessa dal Tribunale dei Ministri di Perugia nei confronti dell'onorevole Pietro Lunardi. Esito della seduta: blocco del procedimento ai danni dell'ex-ministro. Con il voto compatto di PDL, Lega e Futuro e Libertà.

Nonostante la stampa avesse presentato la caduta del governo Berlusconi come un dato di fatto oramai inevitabile, e qualcuno si fosse prodigato in un pronostico sulla data della prossima consultazione elettorale, fissandola al 27-28 marzo 2011, Silvio Berlusconi ha ribaltato ancora una volta le diffuse indiscrezioni della vigilia.

Nonostante tutto, i dati di fatto parlano di una maggioranza ben salda. Basti pensare che ad oggi il gruppo parlamentare Futuro e Libertà ha fatto mancare il proprio appoggio all'esecutivo in una sola occasione: la richiesta di utilizzo in via processuale delle intercettazioni che coinvolgono Nicola Cosentino.
In nessun'altra occasione di dibattito parlamentare, dai provvedimenti economici alle leggi sulla giustizia, ha voltato le spalle al governo e a Silvio Berlusconi. E nell'unico episodio di presa di posizione distintiva, non si è rivelata sufficiente a mettere in difficoltà la coppia PDL-Lega Nord.

La tenuta dell'esecutivo passa anche attraverso il mantenimento delle attuali composizioni delle commissioni parlamentari nei due rami del Parlamento. Le leadership "finiane" non sono state messe in dubbio e i rischi di evoluzione minoritaria del centrodestra nelle strategiche commissioni Giustizia e Bilancio sembrano ipotesi quasi fantascientifiche.

Per molti analisti politici il governo si disgregherà in occasione delle scelte in tema di giustizia. Eppure l'episodio più caratteristico in questo senso si è presentato proprio nelle prime ore di questa mattina. E ha suggerito l'esatto contrario.

Nella Giunta per le Autorizzazioni della Camera era in esame, per la terza seduta consecutiva, la richiesta di autorizzazione a procedere emessa dal Tribunale dei Ministri di Perugia nei confronti dell'onorevole Pietro Lunardi.
A dispetto del comune sentire, la richiesta di autorizzazione a procedere non è stata abrogata totalmente nel 1993, anno dello sconquasso di Tangentopoli. E' ancora in vigore per i componenti del governo in caso di incriminazione per reati attinenti alle pubbliche funzioni.
Ed è proprio per un'ipotesi di reato ministeriale che Pietro Lunardi si è trovato sul banco degli imputati nell'aula della Giunta per le Autorizzazioni di Montecitorio.

La vicenda che lo vede imputato di concorso continuato in corruzione aggravata fa riferimento alla casa acquistata a Via dei Prefetti a Roma 6 anni fa. Un acquisto reputato sottocosto da parte della Procura, secondo la quale la casa, appartenente a Propaganda Fide, congregazione ecclesiastica molto attiva nel ramo immobiliare, sarebbe stata venduta nel 2004 all'allora ministro per le infrastrutture a prezzo ribassato (3 milioni di euro), in cambio di un finanziamento di 2,5 milioni di euro da parte della società pubblica ARCUS in seguito a pressioni operate, in qualità di ministro, dallo stesso Pietro Lunardi.

Oggi la Giunta ha deciso di non decidere. Ha deliberato, a maggioranza, la restituzione degli atti al Tribunale di Perugia, bloccando così, di fatto, la prosecuzione dell'iter giudiziario.
Eppure la Giunta per le Autorizzazioni, in base all'articolo 18-ter del regolamento della Camera [PDF], può deliberare la restituzione degli incartamenti, in base all'articolo 5 della Legge Costituzionale n. 1/89, solo in caso di incompetenza a decidere (ad esempio se il Tribunale richiedesse l'autorizzazione a procedere per un ministro dimissionario).
In questo caso l'analisi delle carte è proseguita per ben 3 sedute, comprendendo persino la deposizione dello stesso deputato-imputato.

La Giunta per le Autorizzazioni, di fatto salvando Pietro Lunardi dal processo senza esprimersi in merito, ha violato una norma costituzionale. E lo ha fatto con i voti dell'intera compagine di centrodestra.
Chi ha proposto l'incostituzionale restituzione delle carte? Giuseppe Consolo, vicepresidente della giunta ed esponente di spicco del gruppo parlamentare Futuro e Libertà per l'Italia.

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