Home Italia Scuole private: il governo finanzia anche quelle a scopo di lucro
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Il governo allarga l'insieme dei soggetti privati destinatari dei fondi pubblici, inserendo tra le istituzioni scolastiche riconosciute anche quelle legalmente strutturate come società a scopo di lucro. Nel silenzio istituzionale e della stampa.

Lo fa attraverso il consueto decreto ministeriale per l'assegnazione dei contributi alle scuole paritarie, stilato il 4 novembre 2009 dal Ministro per l'Istruzione, l'Università e la Ricerca, Mariastella Gelmini, e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 24 gennaio 2010.

Fu l'interpretazione di alcuni passaggi della Carta Costituzionale che consentì, nel 1998, per la prima volta nella storia repubblicana di questo paese, di destinare una quota consistente dei fondi previsti per le scuole pubbliche statali alle scuole private.
L'apertura non avvenne dopo una lunga disamina parlamentare o dopo durevoli scontri tra laici e cattolici, ma bensì per mezzo di una collezione di decreti ministeriali firmati dall'allora Ministro dell'Istruzione Pubblica, Luigi Berlinguer.

L'articolo 33 della Costituzione, che permette allo stato di finanziare enti privati privi di scopi di lucro, fu preso come riferimento principe per l'istituzione degli annuali finanziamenti di Stato agli istituti scolastici privati di ogni ordine e grado, sebbene l'articolo successivo, il numero 34, vietasse esplicitamente ogni forma di sostegno pubblico alle scuole private.

La regolarizzazione dei finanziamenti in termini legislativi avvenne soltanto durante l'esecutivo D'Alema, con i voti favorevoli dell'intera compagine governativa (dai "cossighiani" ai Comunisti Italiani) e quelli contrari del centrodestra (per le eccessive limitazioni alla parificazione) e di Rifondazione Comunista (unico gruppo contrario al finanziamento degli istituti privati).

Appena due mesi fa l'ultima novità in materia, questa volta a firma di Mariastella Gelmini.

Fino agli ultimi decreti di stanziamento-fondi firmati dall'ex ministro Fioroni, i criteri di assegnazione erano basati su una graduatoria delle scuole stilata dal ministero stesso. Il 20% del finanziamento veniva stanziato secondo una cifra costante per ogni istituto, fino all'esaurimento dei fondi, lasciando così le scuole paritarie a fondo classifica a bocca asciutta. Assieme a tutti gli altri istituti scolastici aventi scopi di lucro, collocati automaticamente per ultimi.

Con la nuova norma è stato alterato il meccanismo della limitazione dei fondi associabili a ciascun istituto per garantire dal 2010 ad ogni scuola, anche con espliciti scopi di lucro, la propria fetta di una torta divisa rigorosamente in parti uguali.

La classifica che prima garantiva alle paritarie "prime classificate" la totalità del contributo ed escludeva di fatto quelle a fondo classifica e con scopi di lucro, oggi viene completamente abolita. Da quest'anno, gli istituti scolastici riconosciuti come società aventi scopi di lucro otterranno la stessa quota del 20% dei contributi spettante a istituzioni scolastiche prive di bilanci in attivo, impegnate, come spesso accade, in investimenti a fondo perduto sulla ricerca, aumento delle spese per il miglioramento delle strutture e spese economiche in attività a fondo sociale o solidale.

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