E' stata la vera anomalia delle elezioni regionali del marzo scorso. Mentre l'intero paese effettuava una brusca virata in un senso, un angolo d'Italia (forse il meno atteso) continuava nella direzione opposta.
Ha sconfitto il candidato prescelto dal principale partito della coalizione doppiandone i voti, ha stravinto le elezioni regionali superando di oltre 6 punti percentuali il candidato del centrodestra e di oltre 3 punti i voti ottenuti dalla propria coalizione.
Ma i contrasti tra PD e Vendola continuano anche dopo le elezioni: il contrasto, stavolta, è sui nomi della nuova giunta.
Qualcuno lo ha definito "L'Obama italiano" (Curzio Maltese, Repubblica [PDF]). Qualcun altro gli ha affibbiato il titolo "Il figlio della rete che ha sconfitto la Seconda Repubblica". La stampa, la rete e l'elettorato progressista lo hanno già incoronato candidato premier del centrosinistra per le prossime elezioni politiche.
Eppure, stando alla realtà del momento, Nichi Vendola, Presidente della Regione Puglia, non riesce a trovare una coalizione che lo sostenga neanche nella sua regione.
Il 26 aprile, presso l'Ufficio Elettorale della Corte d'Appello di Bari, Nichi Vendola è stato proclamato ufficialmente Presidente della Regione Puglia per la seconda volta. Nel pomeriggio ha ufficializzato l'elenco dei nomi che comporranno la sua giunta, confermando tutte le indiscrezioni pervenute nei giorni addietro.
14 assessori, divisi equamente tra donne ed uomini (singolare eccezione nell'intero panorama politico italiano), a fronte di un Consiglio che di donne ne conta solo 3 su 70. Metà giunta è composta da "esterni", vale a dire da personalità non presenti in Consiglio Regionale. 3 assessori sono estranei ai partiti.
Una giunta rosa-blu ricca di tecnici ed indipendenti, pronta a saltare in aria da un momento all'altro. Con l'esplosivo nelle mani del Partito Democratico, che non ha atteso neanche un istante per attivare l'innesco.
Gli incontri e i vertici tra Vendola e la coppia dirigente del PD pugliese Blasi-Emiliano (dalemiano il primo, ex-e-neo-dalemiano il secondo) non hanno portato frutti. Pur mantenendo valido l'accordo di inserire in giunta almeno 6 assessori con targa PD, Vendola ha rispedito al mittente ogni indicazione sui singoli, scegliendo in piena autonomia i propri "compagni di viaggio". E scatenando le ire furibonde degli alleati democratici.
Tra i 6 assessori PD designati, 5 riconferme dalla giunta uscente ed una sola new entry. I tentativi del PD di rovesciare i nomi in giunta inserendo alcuni dei consiglieri più votati del PD, anche a costo di mandare a monte la scelta ferrea del Presidente di garantire la parità di genere uomo-donna ("Sarei pronto a farmi ammazzare" è stata la risposta inappellabile di Nichi Vendola), sono falliti uno dopo l'altro. E hanno aperto la strada alle minacce di sfiducia.
Su tutte spicca quella di appoggio esterno rilanciata nei giorni scorsi dal sindaco di Bari e Presidente Regionale PD Michele Emiliano: "Se non esiste un accordo sul programma e sulla realizzazione del programma attraverso le deleghe (gli assessorati, ndr), questo accordo sarà raggiunto volta per volta".
Le ragioni di questo scontro tra un governatore in ascesa ed un partito costretto per la prima volta a ricoprire il ruolo inedito di "gregario della coalizione" affondano le radici a poco più di un anno fa: febbraio 2009.
In quel mese emerse l'indiscrezione (poi confermata) di un'indagine giudiziaria a carico dell'assessore alla sanità del PD Alberto Tedesco. Le dimissioni forzate, consegnate prima ancora dell'avviso di garanzia, portarono alla sostituzione dell'esponente dalemiano con Tommaso Fiore, indipendente, fortemente voluto da Vendola ed autore della commissione d'inchiesta interna sulle irregolarità in campo sanitario che grande aiuto ha fornito per le indagini, a detta degli stessi pm di Bari.
Quattro mesi più tardi la nuova inchiesta sulla giunta pugliese; questa volta il nome è quello di Domenico Frisullo, altro esponente della corrente bersaniana del PD. In questa occasione Vendola rovescia quasi metà giunta, decidendo per l'estromissione dell'intera compagine dalemiana (e non solo) e l'ingresso di diversi esponenti delle minoranze PD, tra cui Fabiano Amati, autore del celebre provvedimento di ripubblicizzazione dell'Acquedotto Pugliese (progetto inviso a Massimo D'Alema), trasformato da SpA pubblica ad ente pubblico.
Due assessori non presenti nella lista delle richieste della dirigenza PD, ma riconfermati assieme ad altri sette.
L'assegnazione di assessorati su "indicazione" dei partiti, operata dal Presidente Vendola in occasione del varo della prima giunta, e le indagini che hanno colpito i "prescelti" del PD nello scorso anno sembrano aver lasciato i segni sulla pelle del governatore pugliese; l'ostinazione a voler scegliere in piena autonomia i propri collaboratori sembra suonare questa volta come un chiaro avvertimento agli alleati.
L'ex assessore alla Sanità, Alberto Tedesco, indagato per associazione a delinquere finalizzata al falso, alla truffa e al millantato credito dalla Procura di Bari e senatore da appena un anno per il PD, ha così commentato le ultime mosse politiche "in solitaria" del Presidente pugliese Nichi Vendola: "Allora (in occasione della prima giunta, ndr) ascoltò tutti, questa volta non solo ha deciso in autonomia ma non ha neanche atteso che il partito desse il via libera alla conferma degli uscenti. Abbiamo idee diverse: lui professa la fine dei partiti, noi crediamo ancora nel sistema dei partiti".
Ed aggiunge: "I nomi di questa giunta sono espressione della sua gente e delle sue idee, per cui Vendola si assumerà tutte le responsabilità".


