Home Italia la crisi della spazzatura in Sicilia: Agrigento
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Nel nostro viaggio siciliano siamo ora giunti alla provincia di Agrigento. I problemi della gestione dei rifiuti tra clientelismo, infiltrazioni mafiose e pericoli ambientali.

La gestione del ciclo dei rifiuti nella provincia di Agrigento è diviso fra tre società del tipo “ambiti territoriali ottimali” (ATO, vedi anche gli articoli precedenti dell'inchiesta), che si trovano tutti e tre in condizioni economiche pessime.

A riguardo di essi, il prefetto di Agrigento ha scritto alla Commissione:
“non solo […] il servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti potrebbero, nel giro di pochi mesi, bloccarsi, ma […] anche la raccolta differenziata potrà essere avviata con enormi difficoltà”.


Quando il servizio era affidato ai singoli comuni, questi provvedevano a recuperare le spese del ciclo dei rifiuti tramite la TARSU e altre imposte locali. Con il trasferimento delle competenze agli ambiti territoriali, questi hanno riscosso il costo direttamente ai cittadini, con le bollette che in alcuni casi sono persino raddoppiate. I cittadini si sono rifiutati di pagare, creando un grave indebitamento finanziario a catena: cittadini verso gli ambiti territoriali, gli ambiti territoriali verso le imprese appaltatrici, le imprese verso i dipendenti, con conseguenti scioperi e disservizi.

“Peraltro”, si legge nella relazione, “la situazione di grave difficoltà finanziaria degli ATO pare riconducibile anche a una eccessiva mole di assunzioni […] assolutamente esorbitanti rispetto alle esigenze […] e riconducibili esclusivamente a interessi di carattere clientelare”.

A tal proposito, il Presidente della Provincia di Agrigento, Eugenio d'Orsi (MpA), ha dichiarato alla Commissione: “Sono convinto che le assunzioni vengano fatte in maniera indecorosa. […] [L]e assunzioni si basano non su un concorso, ma sulla raccomandazione […] Oggi l'immondizia è più importante dell'oro, è più cara della benzina.”

Altro problema che riguarda gli ATO è la nomina degli amministratori, che sono spesso politici privi di competenze e quindi costretti a ricorrere a costose consulenze esterne per svolgere il loro lavoro.


I PROCEDIMENTI PENALI

Numerosi sono i procedimenti pendenti ad Agrigento e Sciacca; tra le varie problematiche si segnalano:
  • l'abitudine degli agricoltori di incenerire sul terreno il materiale plastico usato per proteggere le colture, liberando inquinanti come la diossina;
  • il sindaco di Lampedusa è stato arrestato per la segnalazione di imprenditori ai quali “avrebbe fatto indebite richieste di somme di denaro” ovvero tangenti in cambio di sbloccare i pagamenti dovuti loro da parte del comune;
  • gli illeciti connessi alla discarica di Campobello di Licata, la cui gestione è infiltrata dalla mafia, sequestrata il 30 marzo 2010 per ordine del tribunale di Agrigento, a causa dell'abitudine di gestire rifiuti speciali in una discarica non attrezzata a farlo;
  • a Campobello la discarica non rispettava i requisiti di sicurezza ambientale;
  • a Campobello non era attivo il sistema per lo smaltimento del biogas;
  • a Campobello l'eccessiva presenza di percolato rischia di far franare la discarica;
  • la società ATO che gestisce la discarica ha un contenzioso aperto con il comune su chi debba erogare i fondi per la messa in sicurezza del percolato della discarica stessa, che quindi attende di essere realizzata dal 2004;
  • a Campobello il boss di Agrigento Giovanni Falzone “avrebbe percepito dal comune il pagamento di” 50'000 euro annui per potere utilizzare la propria(!) discarica;
  • il sequestro di un impianto di distillazione nei pressi di Sciacca, all'interno del quale si trovava una discarica abusiva degli scarti prodotti dalla lavorazione;
  • numerosi procedimenti sono pendenti al tribunale di Sciacca per gestione dei rifiuti non autorizzata, e uno per attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti; due di questi procedienti riguardano infiltrazioni della mafia nel settore.
Riguardo questi ultimi procedimenti, si evidenzia un dato confermato dal Procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: in tutto il paese, non solo in Sicilia o in provincia di Agrigento, “nei luoghi ove è radicata la criminalità organizzata, le cave veng[o]no pressoché sistematicamente utilizzate per realizzare discariche abusive, gestite da soggetti appartenenti alla criminalità orgnizzata”.

Per quel che riguarda le altre discariche della provincia, la discarica di Siculiana opera correttamente, mentre vi sono problemi riguardanti il percolato anche per la discarica di Sciacca.

Fonte: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/39/2010/1020/s000r.htm
Vedi pagine 126-134.
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