* dissesto finanziario delle nuove società ATO (che, ricordiamo, raccolgono le precedenti municipalizzate, teoricamente a scopo di ottimizzazione);
* bassissimi livelli di raccolta differenziata;
* molte discariche abusive – la Guardia di Finanza ne ha sequestrate tredici (fra cui una di 50'000 metri quadrati di estensione) per un'area totale di oltre 120'000 metri quadrati;
* infiltrazioni della criminalità organizzata nel settore dei rifiuti;
* mancanza di controlli sul territorio.
Come nel resto dell'isola, il dissesto finanziario delle società ATO è dovuto a costi eccessivi del servizio dovuto in larga misura alle assunzioni selvagge; i cittadini rifiutano di pagare la tassa sui rifiuti; inoltre, i lavoratori non pagati dalle società scioperano causando disagi alla popolazione.
Il presidente della provincia di Catania ha sottolineato poi come alcuni operatori che si occupano della raccolta dei rifiuti gestiscono anche la discarica di Tiritì, e pertanto hanno sempre disincentivato la raccolta differenziata (più rifiuti conferiti in discarica, maggiori guadagni).
Le infiltrazioni della criminalità nella gestione dei rifiuti catanesi sono note da anni, al punto che uno dei boss della cosca Sciuto, Biagio Sciuto, aveva a disposizione macchine appartenenti alla cooperativa “la Mimosa”, una delle tre che si occupava dello spazzamento del centro storico.
Più in basso nella scala gerarchica, in esse risultano impiegati numerosi personaggi riconducibili ad ambienti mafiosi.
A giugno 2009 vi erano 81 procedimenti pendenti per reati ambientali presso la competente procura di Caltagirone: tra i più importanti quello sul sequestro della discarica di Mineo, gestita dal comune e chiusa in quanto satura a causa di un non corretto smaltimento del percolato.
La gestione irregolare della discarica ha portato a grossi rischi per le aree circostanti e per la falda acquifera. La ASL ha vietato di raccogliere verdure selvatiche e frutti di coltivazioni nell'area circostante la discarica. Un episodio particolarmente grave nella discarica ha visto la morte di sei operai per avvelenamento acuto “da idrogeno solforato allo stato gassoso”.
A seguito dell'episodio, che ha mostrato la sistematica assenza di misure di sicurezza, sono stati rinviati a giudizio il dirigente dell'ufficio tecnico comunale di Mineo, dell'assessore ai lavori pubblici e all'ecologia, dei datori di lavoro e di altre persone ancora.
Nel corso di un'altra indagine, sono stati arrestati l'ex-sindaco del comune di Palagonia, due rappresentanti dell'ufficio tecnico del comune e due imprenditori per abuso d'ufficio, falso in atto pubblico e truffa aggravata ai danni del comune. L'ex-sindaco “avrebbe affidato per più anni, senza una gara d'appalto, l'incarico di raccolta e smaltimento dei rifiuti urbani all'impresa ecologica <<Ecosi>> […] senza tenere conto delle più vantaggiose offerte effettuate da altre imprese”. Non solo: si è accertato che “il servizio era svolto parzialmente, con mezzi vetusti ed inadeguati, omettendo alcune attività, come la raccolta differenziate”, per le quali però si richiedeva il pagamento “nonostante fosse evidente e nota la loro omissione”.
Fonte:
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stenbic/39/2010/1020/s050.htm#35n1 Vedi pagine 120-126.


