Home Italia la crisi della spazzatura in Sicilia: Palermo (1)
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Il 20 ottobre 2010, la Commissione parlamentare d'Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti ha approvato all'unanimità un documento sullo stato dei rifiuti in Sicilia e sulle sue infiltrazioni mafiose e criminali (relatori Fava (PD) e De Toni (IDV)). Cominciamo il nostro giro attraverso la crisi dei rifiuti siciliana da Palermo.



Il 1°aprile 2009 viene costituita la Commissione d'Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti, Presidente Gaetano Pecorella (PDL). Dopo la definizione dei regolamenti interni, la Commissione inizia il suo lavoro vero e proprio il 6 maggio 2009.

Nel corso del 2010, a seguito dello stato della questione rifiuti nella Regione Sicilia, la Commissione, su invito dell'Ufficio di Presidenza di Pecorella, decide di predisporre una relazione territoriale sulle problematiche, spesso di natura illecita, correlate al ciclo dei rifiuti siciliano.

La proposta di relazione, stilata dal deputato Giovanni Fava (PD) e dal senatore Giampiero De Toni (IDV), viene presentata il 6 ottobre 2010; e viene discussa una prima volta il 14 ottobre 2010 e una seconda volta il 20 ottobre, dopodiché viene approvata all'unanimità.

La causa dei problemi in tutta la Regione è individuata dalla Commissione in un “insieme di incapacità politica, incapacità gestionale, deresponsabilizzazione generalizzata, inflitrazioni della criminalità, organizzata e non, nel settore dei rifiuti, ed inadeguatezza della struttura commissariale”.

Si noti per esempio come: “la costituzione degli ambiti territoriali ottimali [ATO, che raccolgono le precedenti aziende comunali dei rifiuti NdR] in forma di società per azioni ha [...] comportato una deresponsabilizzazione dei comuni, che in molti casi non versano [...] gli introiti relativi alle tasse sui rifiuti e […] non avviano le procedure di recupero [...] nei confronti dei cittadini insolventi.

Gli ATO quindi non riescono a coprire le spese per i servizi resi spesso tramite le imprese aggiudicatarie degli appalti per il trasporto eccetera [...]; le imprese a loro volta non riescono a pagare i dipendenti”.

Il documento finale è disponibile qui, ed è nostra intenzione utilizzarlo come base per discutere lo stato del ciclo dei rifiuti in Sicilia, provincia per provincia. Cominciamo oggi da Palermo.

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PALERMO

La relazione si apre ricordando come Palermo sia la città siciliana in cui il problema dei rifiuti è maggiormente critico, tanto che nel corso del 2010 è stato dichiarato lo stato di emergenza.

L'emergenza è causata dal dissesto finanziario dell'AMIA (l'azienda municipalizzata dei rifiuti, sottoposta ora ad amministrazione straordinaria) e dalle condizioni della discarica di Bellolampo (gestita proprio dall'AMIA stessa).

Bellolampo

I problemi della discarica di Bellolampo sono particolarmente critici, dato che la discarica ospita circa 1/3 di tutti i rifiuti della regione; il rischio di una sua chiusura avrebbe effetti disastrosi sulla raccolta rifiuti di tutta l'isola.

L'8 giugno 2010, il Comandante del Nucleo Operativo Ecologico di Palermo, Antonio Tarallo, quantifica l'emergenza in questo modo: “La discarica, attualmente, è in condizioni inaccettabili. E' stato accertato dal consulente dell'amministrazione AMIA Spa un quantitativo di 100'000 tonnellate di percolato alla base della quarta vasca […]. In base a una consulenza del dott. Sanna, consulente della Procura della Repubblica di Palermo, abbiamo accertato che il torrente Celona, che scorre a pochi metri dalla quarta vasca della discarica, è sicuramente inquinato dal percolato, così come alcuni pozzi idrici posti nel quartiere di Borgo Nuovo”.

Il procuratore Messineo racconta alla Commissione di “una situazione allucinante [...] un lago di percolato, il prodotto del deposito dei rifiuti, un liquame che ne cola [...] di cui non è neanche chiaro quale sia l'entità, perché le stime crescono continuamente”.

AMIA Spa

La AMIA Spa è la società che si occupa della raccolta e dello smaltimento dei rifiuti, del monitoraggio ambientale di cinquantatré comuni tra cui Palermo e della gestione della discarica di Bellolampo. Essa è in tutto posseduta dal comune di Palermo e dà lavoro a 1670 dipendenti (al 23 marzo 2010).

Molte delle attività di competenza dell'AMIA però risultano non svolte in quanto la società è insolvente. Per questo, tredici persone (tutti ex-amministratori, revisori dei conti, sindaci e direttori generali dell'AMIA) sono imputate per il reato di false comunicazioni sociali presso la Procura di Palermo per i bilanci presentati il 31 dicembre 2005 e 31 dicembre 2006. All'AMIA si contestano falso in bilancio e insolvenza.

Gli artifici contabili […] consentivano di rinviare gli adempimenti necessari a ripianare le perdite” ma paradossalmente hanno causato “un peggioramento del deficit” perché sul falso ricavo dichiarato, AMIA doveva anche pagare le tasse!

Proprio per questo motivo,
il sindaco della città, Diego Cammarata (PDL), fu convocato in Procura appositamente per consentire al comune di sporgere querela, cosa che avrebbe consentito tempi più lunghi per le indagini e per la prescrizione: ha scelto invece di non farlo (1).

La motivazione? Cammarata si giustifica dicendo di avere seguito il parere all'ufficio legale del Comune. Eppure, la Commissione ha consultato i documenti dell'ufficio legale, dai quali questo non risulta.

L'ufficio legale, infatti, si è limitato a dire che la querela poteva essere presentata solo se “il termine di tre mesi previsto” per decidere fosse stato sufficiente a raggiungere la “conoscenza precisa e certa del fatto delittuoso in tutti i suoi elementi”. Si è limitato quindi a citare la condizione necessaria, secondo la legge, per poter presentare una querela, non a dare un parere negativo: e nelle parole della Commissione, il sindaco Cammarata “non ha spiegato a questa Commissione la ragione per la quale il comune non ha inteso sporgere querela”.


 (1 - continua)



NOTE:

(1) In questo modo il reato contestato è stato false comunicazioni sociali (articolo 2621 del codice civile), che comporta al massimo contravvenzioni, mentre dinnanzi alla querela il reato sarebbe diventato false comunicazioni in danno della società o dei soci (2622 del codice civile), che è una “fattispecie delittuosa” e per questo ha tempi di prescrizione molto più lunghi, ritenuti dalla Commissione e dalla Procura “necessari per l'emissione di una sentenza definitiva in un procedimento complesso come quello in oggetto”.


FONTI:


La pagina delle commissioni bicamerali del Parlamento: http://www.parlamento.it/bicamerali/43775/elencobicamerali.htm

La pagina della Commissione d'Inchiesta sul Ciclo dei Rifiuti: http://parlamento.camera.it/organismi_bicamerali/16/85/91/scheda_commissione.asp

Resoconto sull'atto di costituzione della Commissione d'Inchiesta (01/04/09): http://www.camera.it/453?bollet=_dati/leg16/lavori/bollet/200904/0401/html/39

Relazione della commissione sullo stato del ciclo dei rifiuti in Sicilia (20/10/10): http://www.camera.it/470?stenog=/_dati/leg16/lavori/stenbic/39/2010/1020&pagina=s050#74n1 

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