Home Italia la crisi della spazzatura in Sicilia: Palermo - le cause (2)
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Continuiamo il nostro viaggio nella crisi siciliana dei rifiuti allargano lo sguardo sulla provincia di Palermo e le infiltrazioni mafiose che pervadono le aziende territoriali dei rifiuti. Così facendo scopriremo anche le cause del gravissimo dissesto finanziario dell'AMIA, che abbiamo visto paralizzare la raccolta dei rifiuti a Palermo nella puntata precedente.


LE CAUSE DEL DISSESTO AMIA

In base alle stime dei commissari giudiziali, AMIA deve almeno 85 milioni di euro nei confronti di fornitori e manutentori. Allo stesso tempo, AMIA è in credito di 84 milioni di euro nei confronti dei comuni che mandano i rifiuti a Bellolampo.

Come è possibile? Spiega la relazione: “per otto, nove anni i numerosi comuni della provincia […] non hanno pagato alla società l'importo dovuto […] senza che siano state intraprese […] iniziative”. Ma c'è da fare una importante considerazione, come spiega l'assessore regionale dell'energia e dei servizi, Carmelo Pietro Russo: nella tariffa risulterebbero inserite voci su servizi che non vengono effettuati “per far sostenere ai comuni un costo per servizi inesistenti”.

Riassumendo, la situazione è la seguente: vi è un numero eccessivo di dipendenti (“le diverse assunzioni non sono state dettate da criteri […] rispondenti alle esigenze della società”), un debito immenso nei confronti delle ditte, che non possono essere pagate perché i comuni e le società che dovrebbero pagare AMIA non pagano. I comuni, in primo luogo, non lo fanno perché non riscuotono a loro volta le tasse sui rifiuti ai cittadini. Inoltre periodicamente i dipendenti AMIA non vengono pagati, scioperano, e lasciano la città in preda ai rifiuti.

La questione relativa alle assunzioni è particolarmente complessa. Il sindaco Cammarata afferma di avere trovato, all'arrivo in Comune nel 2001, 7300 lavoratori socialmente utili, che si sarebbe fatto carico di stabilizzare (nonostante il grave peso economico su AMIA Spa). Ma soprattutto preoccupante è la presenza di persone, attenzionate dalle forze dell'ordine o ex-detenuti, che “non svolgono di fatto alcuna attività lavorativa” e potrebbero essere “spia di ben altro tipo di interferenze” nelle assunzioni.

Per risolvere almeno in parte i problemi della discarica di Bellolampo è stato stabilito di aprire una nuova discarica nel comune di Bolognetta.



PARTINICO

La discarica di Partinico, riaperta a novembre 2009, è stata chiusa a marzo 2010 perché non in regola con le norme sul trattamento dei rifiuti. Riaperta ad aprile, ha richiuso a maggio per altri problemi. I controlli dell'ARPA “hanno evidenziato gravi forme di inquinamento”. I comuni che smaltivano a Partinico sono stati costretti a smaltire i rifiuti a Mazzarà Sant'Andrea, a circa 230 km dalla loro zona, e a chiedere fondi dalla Regione per pagare le spese extra.



INFILTRAZIONI MAFIOSE E DATI GIUDIZIARI

Le ATO, ovvero le nuove aziende dei rifiuti che raccolgono i servizi di diversi comuni dell'isola, sono infiltrate dalla criminalità organizzata. Un caso emblematico è l'ATO Palermo 4, i cui comuni, assieme alla Provincia di Palermo, hanno creato una società (la COINRES) per occuparsi delle problematiche connesse ai rifiuti e all'energia.

La società ha 550 dipendenti assunti spesso senza i dovuti criteri di legge, e molti dei quali legati alla criminalità organizzata; e anche diversi contratti di collaborazione sono stati stipulati con imprese legate a personaggi malavitosi. Non a caso i comuni del COINRES comprendono San Giuseppe Jato e Bagheria.

La quantità di procedimenti pendenti in Sicilia per reati di vario tipo (ambientali, societarii, legati alla criminalità) è esorbitante. Solo per reati legati alla gestione non autorizzata di rifiuti al Tribunale di Palermo, si parla di 86 procedimenti pendenti; ecco una tabella:

Palermo: 86 procedimenti pendenti

Termini Imerese: 44 procedimenti

Trapani: 68 procedimenti

Marsala: 108 procedimenti

Sciacca: 94 procedimenti


(dato aggiornato al maggio 2009)

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