Riapriamo i battenti dopo la lunga pausa natalizia, e finalmente con buone nuove: il governo Berlusconi ha rinviato l'avvio del pagamento delle asse per i cittadini terremotati al 30 giugno 2010, come richiesto dalla popolazione aquilana.

Il 30 dicembre, con la realizzazione del consueto decreto milleproroghe, combinato assieme alla contemporanea ordinanza 3837, il governo ha inserito la questione fiscale abruzzese al suo interno, procrastinando per tutti i cittadini terremotati l'avvio del pagamento di tutti i tributi al 30 giugno 2010.

Una soluzione di apparente banalità e buonsenso che il corso degli eventi e le dure prese di posizione al limite dell'insindacabilità delle autorità governative avevano trasformato in una richiesta quasi inaccettabile e, sicuramente, irricevibile.

Le numerose proteste della cittadinanza, le pressioni mai cessate da parte delle autorità locali (Comune, Provincia e persino piccole porzioni della giunta regionale abruzzese del centrodestra) e l'attenzione duratura sulla vicenda mostrata senza sosta dalla stampa locale e da internet hanno avuto la meglio.

L'interminabile catena di dichiarazioni, leggi, smentite e promesse sul tema fiscale prese vita nemmeno tre mesi dopo il tragico sisma, il 1° luglio 2009, con l'approvazione del decreto-legge "anticrisi". All'articolo 25, dal titolo "spese indifferibili", l'esecutivo, inaspettatamente, ordinava la ripresa della riscossione dei tributi dai comuni del cratere a partire dal 1° gennaio 2010.
Appena 86 giorni dopo il sisma, senza C.A.S.E. o M.A.P. e in piena "fase tendopoli", L'Aquila era già una spesa indifferibile.

Le proteste intraprese dalla popolazione locale, che allora godevano ancora di un flebile interesse da parte della grande informazione nazionale, contro una decisione vista dalle stesse come offensiva oltre che chiaramente inutile in termini macroeconomici portarono il Ministro dell'Economia e delle Finanze Giulio Tremonti a garantire una confortante promessa: la proroga dell'esenzione tributaria per mezzo di ordinanza della Protezione Civile (tecnicamente non predisposta a gestire direttamente questioni di natura meramente fiscale). Un'ordinanza che non arrivò mai.

Eppure, dopo la dichiarazione del Ministro dell'Economia, ci furono ben quattro occasioni in Parlamento per rimuovere la decisione intrapresa agli inizi di luglio. Nulla da fare. Le decine di emendamenti alternativi o abrogativi all'articolo 25 presentati da PD e IDV furono respinte in massa in tutti i passaggi, commissioni e plenaria, con il significativo voto contrario dei senatori abruzzesi del PDL: Di Stefano, Pastore e Tancredi.

Nonostante il lieto finale, la posizione quantomai irremovibile del governo e dell'intera maggioranza avevano piena conferma fino a pochissime settimane fa, con la presentazione della Legge Finanziaria in Camera e Senato, in cui la maggioranza riaffermava la scelta intrapresa in estate: ripristino del 100% degli arretrati ed in 60 rate, dopo una sospensione durata appena 8 mesi.
Anche in questa occasione, le proposte emendative delle opposizioni sono naufragate di fronte allo scoglio dei maxi-emendamenti in Commissione Bilancio e del voto di fiducia in aula.

E' stato necessario arrivare al 30 dicembre per poter osservare una vittoria delle pretese locali abruzzesi, con la procrastinazione della riscossione dei tributi destinata all'estate 2010.
Un atto tanto ineccepibile e meritevole di lode quanto dovuto, soprattutto in virtù delle decine di migliaia di persone viventi ancora oggi in sistemazioni precarie, in albergo, nelle caserme, in case di parenti o amici o all'interno delle proprie abitazioni ancora lesionate, moltissime prive di un reddito anche minimo.

  • giulio_caroletti  - Non concordo
    Non concordo con la tua illazione per due motivi:

    1) la notizia ha avuto 0 visibilità nazionale (come ne aveva avuta quella che parlava della richiesta di imposte immediate);

    2) in Abruzzo non si vota.

    Ciao e grazie per essere passata a trovarci!
  • punzy  - mmmm..
    atto dovuto, certamente.
    In particolar modo, se si e' vicini ad una campagna elettorale
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