Home Italia Le responsabilità politiche dietro la strage di Messina

Dopo oltre una settimana dall'inizio dell'alluvione, il dramma siciliano non ha ancora visto la propria fine. Ruspe e uomini a mani nude si dannano senza sosta nel disperato tentativo di estrarre vivi i corpi dei tanti dispersi. Le stime del Presidente del Consiglio Berlusconi che parlavano di un numero finale di vittime pari ad una cinquantina sembrano essersi ridimensionate (attualmente siamo a 28 morti e 7 dispersi). Ma non hanno ridimensionato l'impatto emotivo e l'entità del disastro.

 Il Presidente Napolitano, nell'esprimere il pieno cordoglio delle istituzioni, ha ribadito l'importanza della sicurezza edilizia come priorità essenziale di costruzione al posto di inutili opere faraoniche. E, nonostante si stia ancora cercando di limitare al minimo il numero di vittime innocenti, già si comincia a parlare di responsabilità penali e politiche. Già si parla della vera causa di questo massacro innaturale: l'abusivismo edilizio.


Così come per L'Aquila, sarà la magistratura locale ad accertare le eventuali responsabilità in termini di violazione delle leggi locali e nazionali sulle costruzioni. E ci vorrà tempo.
Un tempo decisamente maggiore di quello richiesto per acclarare tutte le responsabilità politiche e non penali della vicenda. Perché i primi nomi sulle corresponsabilità istituzionali della strage sono sotto i nostri occhi. Basta saperli leggere. O volerli scrivere.

Come già detto e ripetuto da tutte le autorità, dal Presidente Napolitano al Capo della Protezione Civile Bertolaso, l'abusivismo edilizio è la prima causa di morte in vicende come queste. Seguendo lo stesso ragionamento, è immediato associarvi la corresponsabilità di chi ha fatto sì che tali abusi, tali scempi edilizi, divenissero una comoda realtà legalizzata.

Bettino Craxi (Presidente del Consiglio nel 1985), Silvio Berlusconi (Presidente del Consiglio nel 1994 e nel 2003), Salvatore Cuffaro (Presidente della Regione Sicilia nel 2003) e Giuseppe Buzzanca (Sindaco di Messina dal 2003) i corresponsabili più o meno consapevoli del dissesto idrogeologico messinese ed italiano.

Il primo corresponsabile: Bettino Craxi, durante il suo primo mandato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dal 1983 al 1986. Furono il suo governo e la maggioranza parlamentare che vedeva nelle sue file gli attuali Casini, Mastella, Pisanu, Sacconi e Scalfaro (allora Ministro dell'Interno) ad ideare ed approvare il primo condono edilizio nel 1985.

Il secondo, sulla scia del suo predecessore, in ben due diverse occasioni, fu Silvio Berlusconi. Nel suo primo governo ebbe il tempo (a un mese dalla sua caduta) di approvare la legge del 23 dicembre 1994 n. 724, che all'articolo 39 riproponeva un nuovo condono per gli abusi commessi dal 1985 al 1993.
Legge pressoché identica nei principi e nelle modalità quella approvata durante il secondo mandato, nel novembre 2003: legge 326/03, articolo 32.

Tutte e tre le leggi di sanatoria edilizia applicavano lo stesso principio: richiesta di condono da presentare attraverso una semplice autocertificazione del richiedente, da unire alle ricevute dei pagamenti effettuati a validazione della richiesta. Nient'altro.
I pochi vincoli che vietavano la presentazione della domanda (la costruzione in zone protette o su demanio pubblico e così via) venivano stabiliti in tutti i casi dalla legge. Tutte le richieste di sanatoria non in contrasto erano da ritenersi automaticamente accettabili.

Per di più, se gli enti preposti alla valutazione delle richieste non avessero fornito una risposta definitiva entro un certo periodo fissato per legge, le domande di sanatoria divenivano, in base al principio del silenzio-assenso, accettate. Ed i pagamenti incassati.

Le responsabilità degli enti locali in questa vicenda risultano marginali, dal momento che i provvedimenti di Berlusconi imponevano un adeguamento certo e rapido da parte di comuni e regioni.

Nell'aprile 2003, il Presidente della Regione Sicilia, Salvatore Cuffaro, attuale senatore UDC, prima dell'entrata in vigore del provvedimento berlusconiano, redigeva un piano di applicazione del condono fiscale datato 1994, offrendo la possibilità di una perizia giurata sostitutiva alle varie procedure per l'approvazione che garantisse l'assenza di condanne penali per abusivismo del richiedente e gli avvenuti pagamenti.
Una firma e via.

Il 19 dicembre 2008 la giunta comunale di Messina, presieduta dal sindaco Giuseppe Buzzanca (PDL), deliberava la normativa comunale per l'applicazione delle sanatorie sugli abusi edilizi decise nel 1994 e nel 2003 dai due governi Berlusconi. Dallo stesso Comune viene definito come "snellimento delle pratiche per il condono".
Con un ritardo di 5 anni, il Comune di Messina, a fronte di "una considerevole mole di lavoro" causata dall'ingente numero di domande presentate (frase presente nella delibera stessa) e del rischio di perdere gli oboli pagati dai richiedenti causa mancata approvazione (altra motivazione ufficiale), istituiva la normativa di gestione delle pratiche di condono.

Dal giugno 2008 ad oggi nessuna delibera del Comune di Messina si è occupata del rischio idrogeologico della città. I tagli operati dal governo sui fondi per la protezione del territorio sono stati un consistente incentivo a trascurarlo.
L'unico provvedimento in termini di "lotta all'abusivismo" è questo: il condono comunale.
Il massimo della lotta comunale agli abusi è rappresentato dall'istituzione di un controllo a campione del 5% finalizzato a valutare la regolarità delle domande presentate, ma solo perché in conformità ad un obbligo istituito nel dicembre del 2000 dal governo Amato.

L'ufficio del comune cui compete l'approvazione delle richieste di condono? "Dipartimento attività edilizie e repressione abusivismo".
E' questa il principio con cui a Messina, e in tutta Italia, si combatte l'abusivismo. Una "lotta senza quartiere" fondata sulla trasformazione dell'illecito in lecito, dell'illegalità in formale legalità, che probabilmente non finirà neanche di fronte alla prossima tragedia. Ai prossimi lutti. Alle prossime lacrime.

  • Carlo  - Questio articolo, ridicolo e fazioso, dimostra che
    Quanta idiozia faziosa anche nelle tragedie! la vecchia D.C. non conta nulla sui misfatti italiani? e la mafia in sicilia è una barzelletta? Ma, sopra tutto, i siciliani che costruiscono abusivamente dove ******* gli pare, poi le pagano le conseguenze!!! Vedi costruzioni sull'Etna e via dicendo (come del resto anche sul Vesuvio, ect.). Cosa diremo poi? che è stata colpa del condono? In Veneto si dice "mal che se voe nol doe", "il male che si vuole non duole".
    Ma di fronte a una tragedia è doveroso solo un mesto e pietoso silenzio.
  • alex_tauro
    Caro Carlo, ti sfido a trovare una frase o un concetto esposto nell'articolo che lasci presagire l'intenzione di escludere mafia, incuria e disinteresse dei cittadini stessi nel lungo elenco (che non si chiude certo qui) delle cause e delle responsabilità civili e morali di questa ennesima tragedia.

    E non a caso ho distinto oculatamente le responsabilità penali (per le quali non posso certo ergermi a divulgatore di verità di cui sono ignari in questo momento gli stessi inquirenti) da quelle politiche.
    Ed è innegabile che di fronte ad un ripetersi periodico di disastri naturali (che di naturale hanno ben poco) la responsabilità di scelte politiche operate da enti locali ed amministrazioni nazionali fanno sentire il proprio peso.

    Se è pratica così estesa e abitudinaria la costruzione in zone pericolose, come tu stesso lasci intendere con le tue parole, non credi che l'istituzione continua di sanatorie edilizie incentivi, se non la pratica di abusivismo, quantomeno la mentalità che vi è dietro?

    E, mi spiace, di fronte a drammi come questo "il mesto e pietoso silenzio" può sembrare il gesto più opportuno, ma non se lo sguardo è volto ad evitare la prossima tragedia.
  • kiss kiss  - xk
    io nn cio kapito nnll xk è successo sto fatto??di ki è la kolpa??
    kiss kiss
  • Giulio Caroletti
    Dunque, le cose stanno così:

    1) Il problema principale è che in Italia abbiamo un sacco di aree a rischio ambientale. Questo perché l'Italia è un territorio complesso (montagne, fiumi, laghi, isole, una forte variabilità climatica da nord a su).

    2) Uno dei rischi principali è quello idrogeologico: diciamo appunto frane, smottamenti, alluvioni. Ti ricordo negli ultimi anni per esempio le alluvioni in Liguria, Piemonte e Campania, con frane e morti.

    3) Oltre a questo, in Italia, come è noto, abbiamo un grave problema di abusivisimo edilizio. L'abusivismo edilizio è pericoloso perché moltissime delle case abusive sono costruite in luoghi PERICOLOSI.

    4) I "condoni edilizi" sono pericolosi per due motivi: primo "regolarizzano" la posizione di case che si trovano in zone pericolose; secondo, incoraggiano le persone a costruirne di più lì.

    Pertanto, riassumendo: la gente costruisce case abusive in luoghi pericolosi. Poi i governi le condonano. E sfortunatamente, ogni tot, la gente muore. Il che è ampiamente prevedibile. Ma per tirare su qualche soldo o qualche voto, si condona.
  • Giulio Caroletti
    riassumendo:
    la gente costruisce case abusive
    in luoghi pericolosi.
    Poi i governi le condonano.
    E sfortunatamente, ogni tot, la gente muore.
    Il che è ampiamente prevedibile.
    Ma per tirare su qualche soldo o qualche voto,
    si condona ugualmente.
Commenta
Your Contact Details:
 
Comment:
[b] [i] [u] [url] [quote] [code] [img]   

!joomlacomment 4.0 Copyright (C) 2009 Compojoom.com . All rights reserved."

 18 visitatori online
Tot. visite contenuti : 60390