Il governo ha speso fior di dichiarazioni per dimostrare la propria attenzione verso il popolo dell'Aquila. Si è passati da segnali di solidarietà umana come l'ospitare gli sfollati nelle ville del premier alle promesse di crociere per gli aquilani e di vacanze estive del premier in Abruzzo. Quello che resta però, a conti fatti, sono invece gli spiccioli di quello che dovrebbe essere un piano di ricostruzione e la richiesta agli sfollati di pagare quello che, almeno per ora, non avrebbero dovuto assolutamente pagare.
Basta dare una rapida occhiata al comma 2 dell'articolo 25 per comprendere la logica politica alla base del documento. In esso il governo impone alle popolazioni terremotate della Provincia dell'Aquila il pagamento immediato di tutte le imposte non pagate in seguito al sisma, a partire dal gennaio prossimo.
Il governo, immediatamente dopo il terremoto del 6 aprile, si era affrettato a sospendere, com'era giusto che fosse, il pagamento dei tributi verso lo Stato a carico dei cittadini aquilani. Con la stessa rapidità si è ora impegnato a ripristinarli. Con tanto di richiesta degli arretrati.
Per la ricostruzione privata post-terremoto in Umbria e Marche vennero destinati 3,5 miliardi di euro spalmati in 10 anni, al termine dei quali si è chiesto alla popolazione di restituire il 40% delle imposte non pagate in 120 rate.
Al popolo aquilano vengono destinati 3,1 miliardi di euro. Spalmati in 23 anni.
A coronamento di questa offensiva distinzione, si aggiunge la richiesta di provvedere al pagamento degli arretrati fiscali dopo appena 8 mesi dal sisma, con copertura del dovuto del 100%. E in 24 rate, anziché 120.
Il primo inganno ai danni della popolazione abruzzese, la prima promessa mancata.
Il secondo inganno chiama in causa un altro articolo del DDL anticrisi, il 13-bis per l'esattezza, provvidenzialmente inserito dai relatori Chiara Moroni (PDL) e Maurizio Fugatti (Lega Nord) il 15 luglio scorso. Quello che tutti conosciamo con il nome di "Scudo fiscale Tremonti".
Il provvedimento consente a chi ha depositato illegalmente grosse somme di denaro in paradisi fiscali all'estero di riportarli in Italia, pagando una misera imposta del 5% (ben diversa da quelle richieste ai normali cittadini italiani) e ricevendo una mano di bianco e di candore sull'illecito compiuto.
Nel decreto di ricostruzione per l'Abruzzo si dichiarava l'intenzione di destinare alle popolazioni terremotate in via esclusiva i proventi di eventuali futuri provvedimenti legislativi in maniera fiscale (in parole povere, ciò che poi si è dimostrato essere il nuovo scudo fiscale).
Nel provvedimento della coppia Moroni-Fugatti si legge invece a chiare lettere che le entrate supplementari derivanti dallo scudo fiscale andranno a rimpinguare le casse della Finanziaria per il 2010. Nemmeno mezza parola per la popolazione aquilana.
Il terzo inganno non è altro che la somma degli altri due. Ed è il più duro da digerire.
Il governo, a più riprese, ha promesso l'impossibile alle popolazioni terremotate. Ha garantito mille e mille volte tutto l'aiuto possibile. Per la ricostruzione e per la ripresa delle attività.
Oggi invece all'interno della stessa legge chiede ai grandi evasori fiscali di pagare il 5% del dovuto e alle popolazioni colpite dal sisma di pagare il 100%.
Una sottospecie di estorsione istituzionale, in cui il prelievo forzato nelle tasche di cittadini senza casa viene compensato da una regalia destinata a chi, nel corso degli anni, ha contribuito a mantenere vuote le casse dello stato.
Fonti:
Versione html: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/schedela/apriTelecomando_wai.asp?codice=16PDL0026890
Versione PDF: http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/stampati/pdf/16PDL0026890.pdf
Versione html del resoconto della seduta del 15 luglio, in cui i relatori Moroni e Fugatti hanno presentato l'ementamento 13.05 sullo scudo fiscale:
http://www.camera.it/_dati/leg16/lavori/bollet/frsmcdin_wai.asp?percboll=/_dati/leg16/lavori/bollet/200907/0715/html/0506/&pagpro=18n1&all=on&commis=0506


