"Tanta gente senza casa e tante case senza gente: negli ultimi 15 anni, milioni di nuove abitazioni, crescita esponenziale del disagio abitativo (sfratti, abbandono delle grandi città verso la provincia, insostenibilità dei mutui) e milioni di abitazioni vuote."
Questo lo stato di salute del problema urbano in Italia secondo il Centro di Ricerca sui Consumi del Suolo nel suo rapporto stampato nel febbraio 2011. Un rapporto che dimostra come l'Italia sia sempre più schiacciata dal cemento: perdipiù, cemento inutile per i cittadini e pericoloso dato il danno permanente che arreca al territorio.
Il rapporto, "Il consumo di suolo in Italia", affronta, nel corso di 248 pagine, una vasta serie di tematiche riguardanti il consumo del suolo e l'artificializzazione del territorio, con una corposa appendice numerica.
Alcuni dei numeri presentati sono a dir poco spaventosi. In Italia vi sono infatti 5'320'288 case vuote (elaborazione su dati Istat e Ministero dell'Interno aggiornati a tutto il 2009) e 1'259'408 di edifici a potenziale elevato rischio idrogeologico (quasi il 10% delle case totali; elaborazione Centro studi consiglio nazionale geologi, 2008/09). Negli ultimi 15 anni, le abitazioni nuove sono circa 4 milioni.
In una città come Milano, il 61,6% della superficie cittadina è impermeabile (dati 2007), a Napoli addirittura il 62,3%, a Torino il 54,7%. In Lombardia, il 14,1% del territorio è occupato da superfici artificiali (per l'Italia intera il dato è del 7,1%).
Si noti che la impermeabilizzazione del suolo è considerata una delle maggiori minacce al territorio: si parla di impermeabilizzazione del suolo quando esso è coperto da materiali praticamente impermeabili, appartenenti in prevalenza a edifici, strade, ecc. Tale trasformazione fa perdere al suolo gran parte delle sue funzioni naturali ed ecologiche (dall'assorbire acqua piovana alla capacità di regolamentare la temperatura) e può anche cambiare il microclima delle città: sono sotto gli occhi di tutti fenomeni quali alluvioni cittadine dovute anche solo a piogge intense, il dissesto sempre maggiore del suolo stradale, straripamenti dei fiumi, aumento delle notti calde o caldissime in estate quando il suolo non è in grado di svolgere la normale attività di raffreddamento della temperatura.
Oltretutto, anche in caso di demolizioni e rimozioni delle cause del fenomeno, un ritorno allo stato originale del territorio può essere impossibile nel breve periodo.
C'è forse stato qualcosa di sbagliato nella nostra politica abitativa degli ultimi anni?
La risposta del rapporto è inappellabile: "quanto costruito non aveva alcun legame con la domanda di abitazioni, piuttosto con la speculazione immobiliare e finanziaria". Infatti "nelle stesse città in cui è viva un'emergenza sfratti, quasi un milione di case" risultano vuote e "irraggiungibili economicamente da parte di chi ne avrebbe bisogno". D'altra parte, "diversi studi dimostrano come, nel periodo 1999-2009, investire sul mattone e sulla rendita delle aree urbane" sia stato "l'investimento più vantaggioso" in Italia, "di gran lunga superiore a quello possibile in Borsa".
Ma non solo: "per ripianare i bilanci a seguito dei tagli nei trasferimenti statali [...] sindaci e operatori immobiliari" presentano "come investimenti nell'interesse generale le più incredibili speculazioni edilizie, proprio perché magari possono permettere di evitare tagli alla spesa sociale."
Fonti:
"Il consumo di suolo in Italia", a cura di Duccio Bianchi ed Edoardo Zanchini, Edizioni Ambiente, 2011.
Il Centro di Ricerca sui Consumi del Suolo è costituito dall'Istituto Nazionale di Urbanistica e da Legambiente col supporto scientifico del Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano.


