Home Italia L'oro blu della Puglia

La storia che state per leggere è una storia che lega tra loro sanità, risorse naturali, amministrazioni pubbliche, il mondo della politica, ipotesi giudiziarie, vittime inconsapevoli e navigati carnefici.
E' una storia che parla di interessi economici, di giochi al limite del political-thriller, di alleanze trasversali, di grande finanza internazionale, di mondo imprenditoriale e di celebri uomini politici costretti a ricoprire il ruolo della pedina inconsapevole in una scacchiera sconosciuta.

Se vi dicessi che esiste un unico filo conduttore che unisce Massimo D'Alema, Gianni Alemanno, Francesco Gaetano Caltagirone, Antonio Di Pietro, Pierferdinando Casini, Cesare Geronzi, Raffaele Fitto, Francesco Boccia mi credereste?
La storia che segue è la risposta a questa domanda. Se si tratta di fantapolitica o di gigantesche microscopiche realtà non sarà il sottoscritto a dirlo.

 

Cominciamo da quello che è il punto-chiave di questa storia, l'elemento che unisce tra loro tutte queste persone in un interesse comune più o meno volontario, l'oggetto di una inesauribile contesa: l'acqua.
L'oro blu della Puglia è una straordinaria risorsa. Economica prima ancora che naturale.
E lo scontro che si sta giocando nel campo di battaglia pugliese è uno scontro tra due opposte fazioni, tra i sostenitori della "libera iniziativa privata" e quelli del "bene pubblico primario", il cui risultato sarà determinante per le altre analoghe battaglie nel resto d'Italia.

Tutto ha inizio 13 anni fa, nel settembre del 1996, quando Antonio Di Pietro, allora ministro dei Lavori Pubblici, redige la prima bozza di decreto che ordina la privatizzazione dell'acquedotto pugliese. Una privatizzazione che, nel corso degli anni, non è mai praticamente avvenuta.
Così nasce questa storia, con l'attuale ferreo sostenitore del principio "acqua bene pubblico" primo ideatore della sua privatizzazione. Un ruolo, questo del privatizzatore dell'oro blu, che è utile tenere bene a mente.

Per un intero anno, dal 2000 al 2001, al fine di completare la fase di privatizzazione avviata 4 anni prima, i governi D'Alema e Amato tentano un accordo di vendita della Acquedotto Pugliese SpA (allora nelle mani del Tesoro) all'Enel, un accordo che fallirà miseramente per l'ostruzione continua operata dal Presidente pugliese Raffaele Fitto, che, nel tentativo di incrementare la posizione della Regione Puglia nel futuro asset societario della SpA, finirà per impedire la privatizzazione dell'acquedotto regionale.
Un involontario eroe socialista in salsa pugliese.

Nel dicembre 2001 il nuovo governo Berlusconi consegna a titolo gratuito l'acquedotto pugliese nelle mani di Fitto, alla sola condizione di procedere regionalmente alla privatizzazione entro 6 mesi.

Numerosi gli interessati. Tra tutti una cordata dall'enorme potenziale: ACEA (società municipalizzata di Roma controllata dall'allora sindaco Walter Veltroni), Roberto Colaninno (futuro anello di congiunzione tra PD e PDL) e Francesco Caltagirone (suocero di Pier Ferdinando Casini e capo di un impero che va dall'editoria all'edilizia, dalle banche ai trasporti), una cordata ben vista e sostenuta da D'Alema e Letta da una parte (un binomio che ritroviamo ancora oggi nell'endorsement a Pierluigi Bersani) e da Fitto e Alemanno dall'altra.

La privatizzazione si fa attendere e la duratura attesa esporrà Fitto e la sua regione a numerose critiche del centrosinistra, in un gioco della parti completamente rovesciato: con l'Ulivo e Di Pietro "convinti privatizzatori" da una parte e la destra "anomala statalista" dall'altra.
Tra i più convinti privatizzatori il lettiano Francesco Boccia e il dalemiano Sandro Frisullo.

Ogni ipotesi di privatizzazione fallisce miseramente nel gennaio 2005 quando le primarie del centrosinistra vengono vinte inaspettatamente da Nichi Vendola, proprio a danno di Boccia, fervido sostenitore della "bozza di privatizzazione D'Alema" del 2000.
La vittoria nelle regionali contro il governatore uscente Fitto metterà per sempre la parola fine ad ogni velleità liberista, vista la profonda convinzione del neo-eletto Vendola a mantenere la gestione dell'acqua pugliese nelle "mani pubbliche".

L'evidente acredine preesistente tra Ulivo e Vendola (nata dalle divergenze sul futuro dell'acqua regionale) cresce sempre più durante il governo di quest'ultimo, impegnato a nominare ai vertici dell'AQP (sigla ufficiale della società Acquedotto Pugliese SpA) amministratori contrari ad ogni privatizzazione (Petrella prima e Monteforte poi) e a scontrarsi con i diversi interessi gestionali del duo DS-Margherita.

Nel frattempo la giunta Vendola si ritrova a fare i conti con il primo di tanti scandali: l'assunzione di 31 persone presso l'AQP operata da Francesco Divella (amministratore delegato di Acquedotto Pugliese nominato da Raffaele Fitto nel maggio 2002) negli ultimi giorni di incarico. Tra i fortunati si noteranno amici e parenti di diversi esponenti politici locali, dell’Ulivo così come del centrodestra, tra cui il figlio dell'allora assessore ai lavori pubblici (Onofrio Introna), che si dimetterà però immediatamente dopo la notizia. Due mesi dopo il Presidente Vendola si reca in procura e consegna tutto il materiale in suo possesso sulle "assunzioni irregolari". Il rapporto con i DS si incrina sempre più.

Nel luglio 2008, in seguito ai risultati politici delle elezioni nazionali di aprile, sorgono le prime dichiarazioni di reciproco interesse in Puglia tra PD e UDC. La condizione una sola: l'allontamento definitivo di Nichi Vendola e dei partiti della "sinistra" (Italia dei Valori, Rifondazione e Sinistra e Libertà).

A febbraio, lo scandalo che colpisce l'assessore Tedesco, socialista dalemiano, allontanato dalla giunta Vendola prima dell'avviso di garanzia per tangenti (notificatogli dalla Procura di Bari il 20 aprile), immediatamente riciclato in Senato al posto del prodiano De Castro, dirottato in Europa, su "richiesta" di D'Alema ed avallo di Franceschini.

Lo scontro tra Vendola e D'Alema diventa pubblico e sfocia nelle critiche dell'ex segretario PDS al leader di Sinistra e Libertà per la candidatura di bandiera alle europee, che D'Alema e Latorre contesteranno profondamente ("Mi auguro che abbia considerato e soppesato le conseguenze politiche che la sua scelta di candidarsi alle europee potrebbe avere" fu la dichiarazione molto esplicita del secondo).
E poi, nel luglio scorso, l'indagine della DDA barese capitanata dal PM Digeronimo sulla giunta regionale e la cacciata di 5 esponenti, tra cui ben 3 dalemiani.

Uno schiaffo al leader-massimo che se compiuto dall'esponente di un partitino come Sinistra e Libertà può significare una cosa sola: abiura o morte.
Inizia così l'attacco da più fronti a Vendola, alla sua giunta e al suo sponsor, l'ex dalemiano ed ora scheggia impazzita Michele Emiliano, sindaco di Bari. Gli attacchi vedono i dalemiani colpiti nel cuore da un lato e dalla parte opposta l'Italia dei Valori alla ricerca di un'altra leadership "più opportuna". Un gioco di potere, quello del leader morale dei DS, che salta agli occhi anche dell'attento Giannini, su Repubblica, che parla di "Patto della crostata in casa ACEA". Un patto che sembra riaprire l'ipotesi della privatizzazione, con un solo prezzo da pagare: l'allontanamento dei sostenitori della gestione pubblica ovunque essi si trovino.
Un gioco di potere ancora meglio calibrato se a lanciare l'attacco contribuisce anche "Il riformista", vicino alla corrente di D'Alema e di proprietà della famiglia Angelucci, indagata (nelle persone di Antonio, deputato PDL, e Giampaolo) assieme a Raffaele Fitto per lo scandalo della sanità pugliese.

Una storia che sembra consegnare il corpo morente del governatore Vendola sull'altare del patto PD-UDC. Il "patto della crostata". Sancito con l'entrata in ACEA del consigliere dalemiano Andrea Peruzy al posto del prescelto dal PD romano Angelo Rughetti, un ingresso che conferma l'ottimo rapporto tra D'Alema e Caltagirone (socio ACEA), che affonda le radici negli interessi comuni su Monte dei Paschi di Siena, scalata BNL e, adesso, ACEA, come conferma lo stesso Marco Palombo (PD) dalle pagine del Foglio.
Un patto però, questo tra D'Alema e Casini, insufficiente, elettoralmente e numericamente parlando. Serve almeno un altro alleato, anche non fidato, ma in grado di apportare un certo contributo per la vittoria.
E chi meglio di un Di Pietro e un IDV così critici verso Vendola? Ma come fare?

Semplicemente lasciando che gli eventi corrano da sé. E lasciare che a mezzo stampa trapeli il recondito interesse dell'IDV nella candidatura di un certo Francesco Boccia, lo stesso che negli anni (forse all'insaputa di un distratto Di Pietro) si è fatto portavoce dell'istanza privatizzatrice per nome del duo Letta-D'Alema.
Lo stesso che negli ultimi anni ha ribadito la fedeltà al progetto di privatizzazione targato D'Alema e che ora vede Caltagirone, Colaninno, l'ACEA di Alemanno e la Mediobanca di Geronzi al posto dell'ENEL.
Quel progetto nato dall'ex ministro Antonio Di Pietro.

Un cerchio che si chiude.

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 Fonti:

- Acquedotti, entrano i privati (Enzo Cirillo, La Repubblica, 24 settembre 1996)
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/09/24/acquedotti-entrano-privati.html

- Sui piani idrici solo due regioni sono in regola (La Repubblica, 5 novembre 1996)
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1996/11/05/sui-piani-idrici-solo-due-regioni-sono.html

 - Acquedotto pugliese all'Enel. Nella società anche la regione (Lello Parise, La Repubblica, 5 settembre 2001)
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2001/09/05/acquedotto-pugliese-allenel-nella-societa-anche-la.html

- La via napoletana per l'acquedotto (Raffaele Lorusso, La Repubblica, 11 maggio 2002)
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/05/11/la-via-napoletana-per-acquedotto.html

- Caltagirone e Acea: una pista per Fitto che piace a Casini (Lello Parise, La Repubblica, 14 giugno 2002)
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/06/14/caltagirone-acea-una-pista-per-fitto-che.html

- Fitto: "evitato lo scippo dell'AQP". Frisullo: "ma ci saranno clientele" (Piero Ricci, La Repubblica, 21 luglio 2002)
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2002/07/21/fitto-evitato-lo-scippo-dell-aqp-frisullo.html

- Boccia: l'AQP resti pubblico ed il Comune entri nel capitale (Lello Parise, La Repubblica, 19 febbraio 2005)
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2005/02/19/boccia-aqp-resti-pubblico-il-comune.html

- Latorre: non temiamo la candidatura di Vendola (Valentino Losito, La Gazzetta del Mezzogiorno, 8 aprile 2009)
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=236591&IDCategoria=470

- Quel patto della crostata in casa Acea (Massimo Giannini, La Repubblica, 12 maggio 2009)
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2009/05/12/quel-patto-della-crostata-in-casa-acea.html

- Alea iacta est. Nasce la santa alleanza tra Caltagirone e D'Alemanno (Claudio Cerasa, Il Foglio, 13 maggio 2009)
http://www.ilfoglio.it/soloqui/2394

Di Pietro: Via Nichi. Accordo col PD solo se c'è Boccia (Bepi Martellotta, La Gazzetta del Mezzogiorno, 30 agosto 2009)
http://www.lagazzettadelmezzogiorno.it/GdM_dallapuglia_NOTIZIA_01.php?IDNotizia=263027&IDCategoria=1

 

 

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