Home Italia Regione Puglia: "l'acqua è un bene pubblico"

La Regione Puglia, in data 21 ottobre, riconosce ufficialmente, per la prima volta in Italia, il principio che l'acqua è un bene pubblico dell'umanità e un diritto inviolabile dell'uomo. Si tratta solo dell'ultimo atto della "battaglia dell'acqua" che vede contrapposti privatizzatori e fautori del pubblico.

 

La "questione idrica" ha negli ultimi anni assunto un ruolo di primo piano nella discussione politica. Nella lotta tra i due schieramenti pro e contro la privatizzazione del servizio idrico, al di là degli interessi economici in ballo, si affrontano le posizioni di chi concepisce l'acqua come un bene indispensabile e che deve restare pubblico, e la concezione che vuole l'acqua come un bene al servizio del mercato. Questa seconda schiera sembra essere prevalente nell'arco parlamentare italiano, come hanno dimostrato concretamente legge 133/08 e il decreto-legge 135/09, che accelerano il processo di privatizzazione del servizio idrico integrato, e le numerose privatizzazioni in corso localmente. E' quindi notizia rilevante notare come il 21 ottobre scorso la Regione Puglia abbia deciso di invertire bruscamente la rotta.

La Regione Puglia ha riconosciuto ufficialmente, per la prima volta in Italia, il principio "acqua bene pubblico dell'umanità".Lo ha fatto con una delibera presentata dall'Assessore alle Opere Pubbliche Fabiano Amati ed immediatamente approvata dall'intera Giunta. La nostra Redazione ha potuto visionare il documento ufficiale della delibera così com'è stato presentato dall'assessore Amati e metterlo a disposizione dei lettori. così com'è stata presentata dall'assessore Amati.

Le prime righe della delibera chiariscono la posizione della Regione: "L'acqua è un bene essenziale ed insostituibile per la vita. Pertanto, la disponibilità e l’accesso all’acqua potabile ed all’acqua necessaria per il soddisfacimento dei bisogni collettivi, costituiscono un diritto inviolabile dell’uomo, un diritto universale, indivisibile che si può annoverare fra quelli di riferimento previsti dall’ art. 2 della Costituzione".

La delibera chiama in causa le tante risoluzioni e comunicazioni stilate dal Parlamento Europeo e immediatamente dimenticate, come la risoluzione dell'11 marzo 2004, che afferma "essendo l'acqua un bene comune dell'umanità, la gestione delle risorse idriche non deve essere assoggettata alle norme del mercato interno" o quella del 15 marzo 2006 che ribadisce nuovamente lo stesso concetto.

Con ulteriori richiami alle proposte di legge popolare sottoscritte negli ultimi tempi (30 mila firmatari solo in Puglia) e alle dichiarazioni rilasciate dal Presidente della Regione Nichi Vendola, la delibera stabilisce principi ed atti pubblici che costituiscono un vero e proprio incipit legislativo per la ripubblicizzazione dell'intero servizio idrico nazionale.

La delibera afferma l'impossibilità di assoggettare il servizio idrico ai meccanismi del mercato, certifica la proprietà e la gestione del servizio pugliese affidata al pubblico, considera il concetto del consumo umano dell'acqua come prioritario rispetto agli altri usi, e introduce un meccanismo di calcolo delle tariffe che dovrà tenere conto anche del tenore di vita delle famiglie e non più solo del mero consumo.

Il documento impegna inoltre l'intera giunta a realizzare a breve termine i seguenti compiti futuri: introduzione del concetto "acqua bene pubblico" nello Statuto Regionale; trasformazione di Acquedotto Pugliese SpA (AQP SpA), ente fornitore del servizio idrico locale, posseduto per il 100% del capitale azionario dalla Regione Puglia, in Soggetto Giuridico di Diritto Pubblico; istituzione in Puglia di una Conferenza Internazionale dell'ONU che formalizzi il riconoscimento del diritto universale all'acqua. Il tutto entro 3 mesi.

A questo c'è da aggiungere la promessa di impugnazione davanti alla Corte Costituzionale da parte dell'avvocatura regionale pugliese dell'ultimo decreto di privatizzazione del governo, attualmente in discussione al Senato, da effettuare entro il 24 novembre.

L'approvazione del provvedimento ha goduto di una eco circoscritta all'ambito locale pugliese. Ciò nonostante è riuscita a varcare i confini regionali in una sola occasione, nei comunicati di Adnkronos che riportano la piccata e contrariata risposta al provvedimento da parte dell'eminenza grigia del Partito Democratico, Massimo D'Alema.

Notiamo come questo atto della "guerra dell'acqua" veda quindi contrapposti la larga componente del centrosinistra italiano incline alla privatizzazione sin dal 1995 con la parte minoritaria che si è trovata al vertice della Regione Puglia - forse favorita dal "rimpasto" regionale seguito agli scandali nella sanità che hanno "consentito" a Vendola di "liberarsi" di elementi "scomodi" nella sua maggioranza. In ogni caso, la speranza per i sostenitori del principio "acqua bene pubblico" ora ricade nella possibilità di "esportare" il provvedimento nelle altre regioni d'Italia.

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