Il Ministro della Giustizia Alfano accusa la magistratura di condurre una "guerra preventiva" contro le riforme progettate dal centrodestra. Il clima politico si fa rovente dopo la bocciatura del Lodo Alfano e le affermazioni di Berlusconi sul fatto che il Presidente del Consiglio, "eletto dal popolo", sia vittima di un tentativo di rovesciamento della volontà degli Italiani.
Nell'ultimo anno e mezzo si è assistito in Italia ad un nuovo cambiamento nella comunicazione in politica. La tendenza attuale nel panorama politico italiano è quella al sofismo, inteso nel senso letterale del termine. In altre parole, si fanno ragionamenti all'apparenza logici, ma che poggiano consapevolmente su delle premesse false (1).
La bocciatura del lodo Alfano ha, come prevedibile, scatenato un vespaio di polemiche nella maggioranza. Particolare risalto è stato dato dal presidente Berlusconi al ruolo politico della sentenza, tesa nelle sue parole a sovvertire il volere popolare. In più occasioni dall'inizio del suo mandato Berlusconi ha inoltre insistito sul fatto di essere eletto dal popolo italiano, che secondo la costituzione esercita la sovranità sul paese. In pratica, il messaggio insistente è: “Siccome il popolo mi ha scelto, nessuno ha il diritto di togliermi dal mio incarico” (2). Ora questa affermazione, all'apparenza innocua e coerente, nasconde una menzogna o un errore. L'errore politico è semplice: il popolo italiano in realtà non elegge il presidente del consiglio, ma vota un partito o una coalizione all'interno della quale poi il capo dello stato sceglie chi deve presiedere al consiglio dei ministri (4). Affermazioni del genere, fatte con energia, colpiscono l'elettorato, giungendo potenzialmente a conseguenze di portata enorme. Ed è grave che con questo sistema si sia riusciti a raggiungere l'obiettivo di individuare il presidente come vero rappresentante del popolo.I passaggi sono stati graduali, ma basta vedere come allo stato attuale perfino sulle schede elettorali venga indicato il nome del candidato premier. Come prima si è cancellato il multipartitismo, segno di frammentazione ma anche di ricchezza politico-culturale della nazione, facendo leva sull'opinione della gente, l'Italia si sta avviando a diventare una repubblica presidenziale.
Si può trovare un altro esempio di forzatura nel costante impegno del presidente a dipingersi come un perseguitato politico (3). Facendo così si assume un grosso rischio, quello di risultare un vittimista, ma d'altro canto può sfruttare a suo vantaggio le accuse che gli vengono mosse. Se si riesce a convincere tutti che si è perseguitati, ogni ulteriore critica o attacco viene visto non più come un'opposizione legittima, ma come l'ennesimo atto di un complotto volto a minare la democrazia nel paese.
Ora anche altri esponenti della maggioranza, oltre al premier e ai suoi portavoce, stanno operando in questa direzione. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale infatti si sta cercando di delegittimare in ogni maniera il lavoro della magistratura. Suonano bizzarre le esternazioni del ministro Angelino Alfano. L'Associazione Nazionale dei Magistrati si oppone ad una riforma costituzionale dell'ordinamento giudiziario ed il guardasigilli tuona che si tratta di una “guerra preventiva”, affermazione tra l'altro non nuova al ministro che aveva usato le stesse parole durante la polemica per il caso Cuffaro nella giunta Siciliana del 2007 (5; 6). Cosa che sarà anche vera, ma è facile notare come il dibattito politico sulla riforma debba essere forzatamente preventivo, cioè venire prima, rispetto alla riforma stessa. Dibatterne quando la riforma è già stata fatta appare come un puro esercizio retorico. Anche in questa situazione si nota quindi un atteggiamento sofistico: partendo dal presupposto che il principio democratico (il dibattito in questo caso) sia sbagliato, si può facilmente concludere che il potere giudiziario del paese stia complottando contro il governo.
Governare è un mestiere difficile, e in ogni momento si può essere chiamati a rendere conto delle proprie scelte e dello stato della cosa pubblica. Questo è da sempre compito degli organi di informazione il cui ruolo è quello di presentare alle persone i fatti. Ma quando i giornali e la stampa latitano pericolosamente, indulgendo nell'apologia del capo o nella sua demonizzazione, non resta che impegnarsi a non cadere in tentazione e soppesare tutte le parole che vengono pronunciate.
Fonti:
2) http://www.repubblica.it/2009/10/sezioni/politica/giustizia-13/conf-berlusconi/conf-berlusconi.html
3) http://www.youtube.com/watch?v=f0yu0uXrWJs
4) http://www.governo.it/Governo/Costituzione/2_titolo3.html


