Home Mondo AMS pubblica il "Rapporto sul Clima 2008"
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Ad agosto 2009, come ogni anno, la American Meteorological Society (AMS) ha pubblicato un rapporto sulla situazione meteorologica del pianeta nell'anno precedente, "State of the Climate in 2008".

La temperatura globale media del 2008 è stata leggermente inferiore a quella del 2007, ma resta comunque fra le dieci temperature più alte mai registrate, e questo nonostante un gennaio eccezionalmente freddo in diverse zone dell'Europa e dell'Asia. La stagione degli uragani atlantici è stata la quattordicesima più intensa mai registrata, e l'unico caso mai avuto in cui ci siano stati forti uragani in ogni mese da luglio a novembre.Il ciclone Nargis, il settimo più potente mai riportato in Asia, e il più potente dal 1991, ha causato la morte di oltre 145'000 persone.

(Il disegno mostra una selezione di eventi estremi o significativi sul pianeta.)


Questa pubblicazione può dare lo spunto per chiarire alcuni fraintendimenti che spesso si hanno nel trattare questioni di clima e meteo.

Il clima è lo stato generale di una regione o del globo nel corso del tempo. Una misura del clima può essere per esempio data dalla misura di temperatura media globale, livello delle acque, distribuzione e intensità delle precipitazioni, quantità e qualità dei ghiacci artici, antartici e dei ghiacciai. Il clima non si misura sulla base di pochi giorni o mesi, bensì su parecchi anni. Per meteorologi e climatologi, i confronti per valutare l'eventuale cambiamento del clima non si fanno da anno ad anno, ma, per esempio, tra un blocco di 20 o 30 anni nei confronti di un periodo di controllo. Basterà fare un salto su Wikipedia per vedere come il periodo di controllo generalmente usato sia il trentennio 1961-1990 (solitamente preso dal sito del World Weather Information Service, si veda per esempio qui per Roma).

Per effettuare uno studio di questo tipo, si effettuano dunque le misure anno dopo anno e intanto si confrontano con il periodo di controllo per cercare di capire se vi sia un "cambiamento climatico" in atto o meno. Se guardiamo per esempio questa immagine, prodotta dal Bjerknes Centre for Climate Research, un istituto norvegese facente parte dell'Università di Bergen, possiamo avere un'idea dell'andamento della temperatura media terrestre registrata dal 1880 ad oggi:

 

Le fonti utilizzate per tracciare il grafico:

* blu chiaro: NASA GISS (http://data.giss.nasa.gov/gistemp/tabledata/GLB.Ts+dSST.txt);
* blu scuro: Climate Research Unit (http://www.cru.uea.ac.uk/cru/data/temperature; CRUTEM3v);
* rosso chiaro: University of Alabama at Huntsville (http://vortex.nsstc.uah.edu/public/msu);
* rosso scuro: Remote Sensing Systems (http://www.remss.com/data/msu).

 

L'asse verticale rappresenta la differenza delle misurazioni rispetto alla media della temperatura globale nel periodo 1978-2008. Come si può vedere, le misurazioni ci mostrano che la temperatura globale è aumentata significativamente dal 1880 a oggi, in maniera progressiva. Eppure, se guardassimo al grafico solo per un corto numero di anni, diciamo 10 anni per volta, ignorando ciò che c'era prima o dopo, la temperatura apparirebbe più o meno costante. Perché?

Il motivo principale di questo sta nella variabilità climatica. Tutti noi abbiamo avuto esperienza di una "brutta estate", in cui è piovuto più del "solito", magari 1 ogni 5. Ma al di là di questa "impressione" personale, vi sono anche due fattori meteorologici globali che influenzano l'andamento di temperatura e altre grandezze: 

* la cosiddetta "oscillazione El Nino/la Nina", ovvero l'alternarsi di periodi caldi e freddi globali della durata di 5-15 anni dovuti al sistema meteorologico e oceanico del Pacifico tropicale;

* la diffusione delle polveri dovute alle eruzioni vulcaniche.

Questi due fattori introducono un "fattore di disturbo" nella ricerca di un "segnale" che ci indichi un cambiamento. Per questo è necessario, per esempio, verificare non se la temperatura vari di anno in anno, ma se la media della temperatura di un ventennio, per esempio, sia cambiata rispetto al ventennio precedente. Un "test climatologico" da fare a casa propria può essere ricercare in un album di fotografie tracce che mostrino se e quanto sia nevicato nella zona in cui abitate negli ultimi 20 anni, confrontando il primo decennio con il secondo. Questo non potrà certo dare una misura del cambiamento globale, ma oltre al cambiamento globale è ovvio che siano importanti anche i cambiamenti locali: se tutto il mondo si trasforma nel Paradiso Terrestre e casa vostra diventerà il centro di tutto il maltempo terrestre, lo vorreste sapere in anticipo!

Per quanto i cambiamenti locali siano importanti, quindi, bisogna diffidare da uno dei tipici comportamenti di tanta stampa ignorante (quando non in malafede), che non analizzando correttamente un fenomeno atmosferico cercano di minimizzare o diminuire la portata dei cambiamenti globali che sono in atto.Un esempio di errata interpretazione, per esempio, sarebbe affermare che non vi è in atto il restringimento globale dei ghiacciai perché un ghiacciaio non si sta restringendo. Che sarebbe come dire che se a 9 persone su 10 della vostra azienda riducono lo stipendio, ma all'ultima lo aumentano, gli stipendi stanno aumentando.

Un altro esempio di errata interpretazione, in questo caso di un fenomeno globale senza prima metterlo nella giusta prospettiva "climatologica", è il seguente: "Quest'anno l'estensione dei ghiacci artici è maggiore dell'anno scorso, quindi i ghiacci artici stanno crescendo - è una prova del mancato riscaldamento globale" - ciò è FALSO; nel 2008 si ha avuto il secondo più basso livello di ghiacci artici mai registrato. Il fatto che il livello sia superiore all'anno scorso è poco significativo in assoluto. Per potersi tranquillizzare dovremmo avere un buon numero di anni in cui il livello registrato sia fermo o in crescita.

Nonostante la preoccupazione e la curiosità che destano in noi gli eventi meteorologici "estremi" o "inusuali", ciò a cui dobbiamo stare attenti è quindi la tendenza generale verso la quale si dirige il clima terrestre. E, naturalmente, bisogna preoccuparsi quando gli eventi estremi, come inondazioni, siccità, o picchi di temperatura in estate, si susseguono anno dopo anno fino a diventare la nostra nuova "normalità".

(Per chiudere, alleghiamo anche le immagini riassuntive dei rapporti pubblicati negli scorsi anni dall'AMS.)

 Fonte:

"State of the Climate in 2008", T.C. Peterson and M.O. Baringer, Eds., Special Supplement to the Bulletin of the American Meteorological Society Vol.90, No.8, August 2009

 

Ultimo aggiornamento (Mercoledì 21 Ottobre 2009 02:28)

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