Home Mondo ancora sui rapporti tra USA e Cuba
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Venerdì 12 novembre, Gianni Minà ha scritto per il fatto quotidiano un pezzo (che riprende il suo editoriale per latinoamerica, qui su occhioclinico) sul voto del 26 ottobre alle Nazioni Unite contro l'embargo statunitense nei confronti di Cuba.

E' da diciannove anni che tale votazione ha luogo, sempre con esito positivo per Cuba e nell'ultimo decennio quasi all'unanimità, fatta eccezione per USA, Israele e qualche isolotto del Pacifico già -o ancora- base militare statunitense.

Oltre a ignorare tale notizia [1], nell'articolo Minà sottolinea un evento notevole, di cui solo gli aficionados, o una parte dei cittadini caraibici e della Florida, sono a conoscenza.



Il 20 maggio andò in onda una intervista di Roberto Rodriguez Tejera, della radio WQBA, a Roger Noriega, dal 2003 al 2005 Sottosegretario di Stato del governo statunitense, assistente per gli affari dell'emisfero occidentale (ovvero il continente americano) del presidente George Walker Bush; l'emittente WQBA appartiene alla catena Univision di Miami e basta spulciare nel sito per comprendere come siano una emittente assolutamente anticastrista.

In questa intervista Noriega
ha riconosciuto di aver cospirato con Jeames Cason, capo dell'ufficio della sezione di interessi degli Stati Uniti a Cuba (2002-2005), per far nascere e fomentare il caos nell'isola, con sequestri di aerei e perfino del ferry boat della baia dell'Avana. Una trama per farla finita, finalmente, con la Rivoluzione cubana. Tutto questo è avvenuto comprando il dissenso e favorendo una strategia della tensione alla quale, purtroppo, Cuba reagì con esagerata durezza. [2]
Di questa intervista riferiscono Saul Landau, ex ricercatore del Dipartimento di Stato ora alla California State University, e Nelson P. Valdes, dell'Università del New Mexico, in un articolo ampiamente ripreso in rete, dal titolo "Confessions of Roger Noriega: Muscular diplomacy or law breaking?" ("Confesiones de Roger Noriega: ¿Diplomacia muscular o violación de la ley?" in spagnolo):

[§] il 15.9 su progreso weekly
[§] il 15.9 su progreso semanal (in spagnolo)
[§] il 16.9 su daily censored
[§] il 20.9 su z-communication

Ecco alcuni passaggi tratti dall'articolo:
In May [20th] Roger Noriega ... acknowledged he conspired with James Cason ... to violate a declared U.S. government policy of promoting in Cuba “ a peaceful transition to a democratic system based on respect for rule of law, individual human rights and open economic and communication systems.” Noriega and Cason sought to promote chaos in the island.
[...] "In September 2002, Cason became Interest Section head in Havana [and] began receiving and visiting internal opponents, illegal but tolerated, of the Castro government [providing them] moral and material aid."
[...] Cuba neither expelled Cason nor closed the U.S. Interests Section. Instead, on March 18, 2003, Cuban police arrested Cason’s key Cuban collaborators. Applying a hitherto unused 1999 law, Cuban police arrested 75 “dissidents.” [...] Without the “dissidents” free to spark fires of discontent, Noriega’s plan to foment chaos fell flat.
A ogni modo, continua l'articolo di Landau e Valdes (che cita anche la testimonianza di Wayne Smith, diplomatico ai tempi di Carter, alla Commissione Finanze del Senato, 4.9.2003), come ha riportato l'agenzia stampa Reuters il 22 marzo e il 6 aprile 2003, i dissidenti arrestati hanno potuto presenziare a conferenze, indire petizioni e, in sostanza, continuare l'attività politica.
[...] Noriega told Roberto Rodriguez, radio host of “What Others Do not Say” that he was “one of the architects” of a plan to destabilize Cuba in 2003. Noriega blamed the failure of his plan to force regime change in Cuba on Venezuela’s supplying dollars to Havana, “a lifesaver for Cuba. I think it was a great shame that this happened.”

Su Cubainformacion si può visualizzare un video in due parti, "Da L'Avana a Madrid: prigionieri di coscienza o mercenari a coscienza?" ([#1] e [#2]), sull'atteggiamento dei media occidentali verso l'isola ed i 75 dissidenti a suo tempo arrestati; all'inizio della prima parte è proprio citata l'intervista di Noriega a Rodriguez Tejera.


NOTE:

[1] Gianni Minà:
"Molti dei nostri media, in questo autunno farsesco del nostro paese, hanno ignorato però questi dettagli e i solerti redattori di questi strumenti di comunicazione non si sono nemmeno accorti, navigando in rete, delle immagini dei diplomatici dei vari paesi del mondo che, alla fine della votazione, hanno fatto la fila per complimentarsi con il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez. Un atto non di invincibile “antiamericanismo” ma di rispetto che si deve al diritto di autodeterminazione dei popoli."
[2] Gianni Minà:
"E' sufficente ricordare la storia dei Cinque agenti dell'intelligence cubana che hanno smascherato le centrali terroristiche che dalla Florida organizzavano e mettevano in atto attentati  nell'isola (più di tremila i morti nel corso degli anni).
Dopo che il governo dell'Avana avvisò quello di Washington, i terroristi come Posada Carriles o Orlando Bosh non furono disturbati mentre i Cinque cubani, accusati di spionaggio, si trovano in carcere da dodici anni, dopo un processo a Miami definito “arbitrario” dalla commissaria per i diritti umani dell'ONU. Un giudizio successivamente bocciato dalla Corte di Appello di Atlanta e infine impantanato dalla Corte Suprema.
Uno degli organizzatori di queste azioni eversive, Santiago Alvarez, dopo essere stato scoperto con una macchina piena di esplosivo che, a suo dire, doveva servire a eliminare Fidel Castro, ha rivelato in un processo a Miami di essere il sovvenzionatore della famose “Dame in bianco”, spesso citate come simbolo di resistenza al regime cubano.

Ultimo aggiornamento (Lunedì 22 Novembre 2010 13:44)

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