Home Mondo Emergency e Lashkar Gah: una storia da non chiudere
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La vicenda di Lashkar Gah che ha visto l'arresto di tre operatori di Emergency, per fortuna rilasciati e prosciolti da ogni accusa, non deve essere dimenticata. Non possiamo archiviare una tale violazione dei diritti civili (arresti senza capi di imputazione), né dimenticare la fretta con la quale Emergency è stata abbandonata da certuni a livello interno e internazionale. I lati oscuri della vicenda, peraltro, necessitano di chiarimenti e spiegazioni. Chi ha messo le armi nell'ospedale? Qual è il ruolo del servizio segreto di Karzai nella vicenda?

La conclusione di un'assurda prigionia durata oltre una settimana è stata certificata nella serata di domenica dal sorriso raggiante di Gino Strada e dalle parole di Marco Garatti. Quest'ultimo, Matteo Dell'Aira e Matteo Pagani hanno finalmente trovato la piena libertà tanto attesa e altrettanto dovuta. Finalmente liberi da ogni irrazionale e sconsiderata macchia sul proprio nome.

La realtà dei fatti che si presenta di fronte agli occhi anche del più smaliziato ascoltatore o lettore è univoca: un maldestro e feroce tentativo di infangare il nome, la solidità e l'intero lavoro di un pezzo importante di Italia quale è Emergency ha avuto luogo nei giorni scorsi.
L'opera di diffamazione di Emergency, avviata con l'introduzione nell'ospedale di Lashkar Gah di armi ed esplosivi ad opera di autori al momento sconosciuti, ha ottenuto nuovo vigore con le accuse ufficiose di contiguità al terrorismo lanciate dal National Directorate of Security (il servizio segreto agli ordini di Hamid Karzai) e con i dubbi, le illazioni e le critiche all'operato di Emergency, protagonisti dei discorsi a mezzo stampa dei ministri Frattini e La Russa e degli onorevoli Gasparri (PDL) e Bosi (UDC).
E' proseguita con i dispacci d'agenzia che imputavano ai tre liberati un inesistente rifiuto all'utilizzo degli aerei di Stato per tornare in patria (immediatamente commentati con acrimonia dal sottosegretario alla Difesa Guido Crosetto) ed è terminata con l'indiscrezione di un baratto ospedale-prigionieri tra Emergency e Karzai immediatamente smentito dall'intero staff dell'organizzazione umanitaria.

Nessuna scusa formale o informale accompagna la scarcerazione di tre italiani innocenti e di cinque colleghi afgani.

L'intera vicenda, sistematicamente oscura, a oggi non consente però, a nessuno, di poter scrivere da qualche parte la parola "fine". Uno dei nove afgani "arrestati" dai servizi segreti afgani è ancora in stato di prigionia, nonostante l'assenza, anche per egli, di un qualsivoglia capo d'accusa formale. Lo staff di Emergency non è ancora tornato nel proprio ospedale di Lashkar Gah e ad oggi la struttura ospedaliera ed i macchinari, pagati con le numerose donazioni di volenterosi cittadini italiani (e non solo), restano indebitamente nelle mani delle forze armate afgane e sotto il diretto controllo del governo di Hamid Karzai.
Il ruolo assunto dalle varie forze in campo nella vicenda, a partire dal governo afgano per arrivare a quello italiano e persino all'Onu, non è ancora del tutto chiaro. Forse non lo è proprio per niente. E ancora meno chiare sono le responsabilità penali dei veri (ignoti?) protagonisti degli eventi accaduti 9 giorni fa.

La volontà di mettere la parola fine a questa assurda e sporchissima vicenda per qualcuno è molto forte. La vera sfida per il mondo dell'informazione e per quello della politica consiste ora nella capacità di non cedere alla facile tentazione di archiviare il tutto, di seppellire i tanti omissis di questa storia sotto una risma di fogli imbrattati.
Non è il primo abuso di potere commesso da parte del governo afgano di Hamid Karzai a danno di operatori umanitari di Emergency. E se l'informazione e la politica dovessero collocare questa storia nel gigantesco ripostiglio del dimenticatoio collettivo, possiamo stare certi che non sarà l'ultimo.

Ultimo aggiornamento (Sabato 24 Aprile 2010 11:37)

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