Il numero delle vittime è stato ufficialmente collocato a 9 persone, a tutt'oggi. I feriti ricoverati presso le strutture ospedaliere di Tel Aviv, secondo la radio pubblica israeliana Kol Yisrael, sono 54, tra cui 6 soldati israeliani. Oltre 600 gli attivisti presenti sulle navi della Freedom Flotilla tratti in arresto.
E' questo il bilancio di un arrembaggio militare compiuto dai reparti di élites dell'esercito israeliano il 31 maggio 2010. Un arrembaggio avvenuto in acque internazionali.
Non ci troviamo di fronte al primo tentativo di incursione forzata oltre il blocco navale israeliano verso le coste di Gaza a scopi umanitari. Il primo tentativo, datato 2008, venne completato con successo, grazie anche all'ammorbidimento dei controlli navali operato dal governo allora presieduto da Ariel Sharon. Il secondo risale alla prima metà del mese di gennaio 2009, in piena operazione "piombo fuso" (l'ultimo atto politico-militare del governo centrista di Kadima prima del trionfo politico delle destre nazionaliste di Likud e Yisrael Beytenu): è il 15 gennaio, il giorno dell'attacco al fosforo bianco alla sede dell'ONU di Gaza City, quando la nave del Free Gaza Movement viene circondata dalle navi della marina militare israeliana e costretta a fare rotta verso Cipro.
Questa volta la storia è profondamente diversa. E sono i piccoli dettagli a trasformare un'operazione umanitaria di successo o un fallito tentativo di approdo in una carneficina.
Dettagli come la presenza di attivisti turchi particolarmente aggressivi, disposti a reagire con la forza ad un tentativo di arrembaggio in acque internazionali da parte di navi dell'esercito israeliano, la scelta di impiegare squadre d'assalto in luogo di agenti di polizia e di disporre una strategia di assalto al posto di un regolare blocco navale, l'assenza di piani ben definiti oltre che di una valutazione chiara sulle conseguenze di determinate scelte militari.
Oggi il risultato è quello sono (almeno) nove vittime civili, diverse decine di feriti (alcuni gravemente), centinaia di arrestati, un incidente diplomatico pronto ad assumere connotati devastanti ed una vasta porzione del pianeta pronta ad esplodere ancora una volta.
Il legittimo ed inviolabile diritto alla difesa della propria terra, dei propri cittadini, torna ancora una volta a scontrarsi frontalmente contro un blocco navale militare eseguito in acque internazionali, contro un embargo totale operato contro un paese indipendente ed internazionalmente riconosciuto, contro il sostegno governativo ad insediamenti civili illegali al di là dei propri confini nazionali, contro un singolare diritto di prelazione su uno stato estero.
La stampa, la popolazione, una fetta della politica interna si interroga su quali siano stati gli elementi in grado di provocare una strage ed un incidente internazionale di queste proporzioni. La certezza con cui l'intero paese, da Nahariyya a Elat, da Tel Aviv a Gerusalemme ovest, difendeva a spada tratta l'intervento militare a Gaza appena un anno fa, ora è del tutto svanita. E torna ad interrogarsi (il primo a farlo è il quotidiano progressista Ha'aretz, a nome di Aluf Benn) sulle strategie militari utilizzate, sull'utilità di un blocco navale così duraturo e sulla legittimità di tante controverse scelte politiche operate negli ultimi anni.
* * * FRATTANTO * * *
La Rachel Corrie, nave cargo malese-irlandese dedicata alla pacifista statunitense assassinata da Tsahal a Rafah nel 2003 (qui uno dei tanti siti in sua memoria), questa notte è stata abbordata dai militari israeliani che l'hanno dirottata, senza spargimento di sangue, ad Ashdot:
Israeli naval vessels had been trailing the ship for several hours before storming it. Rachel Corrie's radar had also been jammed, cutting off all radio communiation. Pro-Palestinian activists had earlier said they were determined to press ahead towards the Gaza coast, despite the Israeli warnings. "We are not afraid and we are all advocating non-violence… and we will just sit here and go if they insist on commandeering our boat and forcing us into Ashdod," Mairead Maguire, an activist aboard Rachel Corrie, said before radio contact with the ship was lost.
* * * I DUBBI SULLA VERSIONE UFFICIALE * * *
Negli ultimi due giorni i sopravvissuti di Freedom Flotilla hanno fornito, e stanno tuttora fornendo, numerosi dettagli sull'assalto del 31 maggio scorso. Dettagli che contraddicono la versione israeliana e alimentano il sospetto che il governo di Netanyahu fosse disposto a fermare il convoglio ad ogni costo, anche spargendo sangue.
* * * LE TESTIMONIANZE DEGLI ITALIANI * * *
Gli italiani denunciano violenze. Il regista Manolo Lupichini parla di almeno 19 morti, cadaveri gettati in mare, e
ha poi aggiunto particolari finora mai usciti da alcuna fonte presente sulla nave. Per esempio, che per convincere il comandante della nave greca "8000" a dirigersi sul porto di Ashdot, i soldati israeliani hanno preso in ostaggio, per ore, "puntandogli un arma contro un bimbo di 13 mesi, figlio del capomacchinista Ekren Oerean". O ancora che vari testimoni in carcere gli hanno raccontato che a bordo della nave sono stati trovati "diversi morti nei bagni uccisi con un colpo alla nuca. Sono stati colpiti dagli elicotteri che hanno sparato raffiche di mitra dall'alto". L'attivista ha raccontato di essere stato picchiato nell'aeroporto dall'esercito israeliano: "Siamo stati lasciati senza acqua, trattati come bestie". [...]
La testimonianza sul bambino è quella del giornalista algerino Hamid Zaatchi, pubblicato sul quotidiano el khabar.
Il tenore Giuseppe Fallisi racconta:
Ci picchiavano a esempio se non ci sedevamo, e dopo averci picchiati ci mandavano i medici a visitarci. Siamo stati portati in un carcere in mezzo al deserto, appena finito di costruire: sembrava lo avessero costruito apposta per noi. In prigione non ci sono state violenze, avevamo a disposizione anche una doccia.La giornalista Angela Lano:
Abbiamo subito un vero e proprio rapimento. Sia sulla nave che in prigione, dove non avevamo nessun tipo di diritto: non potevamo fare telefonate, chiamare i nostri avvocati. Sono anni che mi occupo di Palestina ma la violenza che ho visto su quelle navi è stata incredibile.
Il videomaker Manuel Zani:
L'assalto dei soldati israeliani che si sono avvicinati alla nostra nave a bordo dei gommoni sembrava una scena di "Apocalypse now". Vedere tutti quei soldati bardati, col volto coperto. Avevo paura ma per una po' mi sono goduto la scena. Quando abbiamo capito che ci stavano per aggredire ci siamo separati in due gruppi. Io sono andato con i giornalisti nella cabina di pilotaggio per cercare di filmare quello che stava succedendo, ma ci hanno sequestrato tutto: ho perso diecimila euro di attrezzature e non so se le recupererò mai.Osserviamo che al momento non esistono (a meno che non compariranno video scampati al rastrellamento) testimonianze filmate che non siano quelle fornite dall'esercito israeliano, che ha requisito tutto il materiale.
La Repubblica e altri media hanno fatto riferimento all'agenzia di stampa turca Anadolu:
I medici legali [...] hanno trovato segni di colpi d'arma da fuoco su tutte le vittime e hanno stabilito che una di essere è stata colpita a bruciapelo. Le fonti hanno aggiunto che le circostanze esatte delle morti saranno stabilite con maggiore precisione una volta eseguiti gli esami balistici, per i quali occorrerà circa un mese. [...] L'autopsia ha riferito che [Furkan Dogan, 19 anni, il turco-americano] è stato ucciso da quattro pallottole alla testa e una al petto, sparate a distanza ravvicinata.
Il sole 24 ore, invece, ha riportato la velina dell'agenzia omettendo i particolari. Il quotidiano economico pone la notizia in questi termini: "fra le vittime un giovane turco-americano", senza riportare i dettagli dell'autopsia. Quattro colpi alla testa e uno al petto, sparati a bruciapelo.
* * * CONTRADDIZIONI E FUGA DI NOTIZIE * * *
Michael oren, ambasciatore israeliano in USA, ha dichiarato in una radio statunitense che la Mavi Marmara fosse
"too large to stop with nonviolent means",
"troppo grande per essere fermata con mezzi non violenti". Freegaza.org riporta un'agenzia associated press del 28 maggio:
the Israeli government was prepared to stop the flotilla "at any cost," including being "prepared to use force." ("Israeli gunships head to sea to block flotilla"). It was further reported that masked naval commandos were being "trained" to stop the flotilla.
ed il giorno prima, altra agenzia, questa volta di Bloomberg:
Israel was threatening to use its military forces and "use all available means to stop the ships" ("Israel Threatens Naval Action to Stop Aid Ships Bound for Gaza").Poiché Israele si è già trovata a fronteggiare in passato convogli navali umanitari e a volte li ha fatti approdare a volte li ha bloccati, ma sempre senza vittime, perché ora questo incidente?
Sempre freegaza.org riporta, citando Haaretz, the Guardian, Irish Sun:
Israel released highly-edited videos of the confrontation, claiming that civilian passengers aboard the Mari Marmara attempted to "lynch" the well-armed military commandos when they first stormed the ship. [...] Again, one wonders whether this sentiment extends to the civilians killed by those commandos as well. In contrast to the Israeli account of events, which is self-evidently absurd, Jamal Elshayyal, an Al-Jazeera correspondent aboard the Mari Marmara was able to issue a brief report before Israeli forces cut all communications with the ships. Elshayyal's report contradict the Israeli version of events, stating that Israel fired live ammunition on the civilians after they had raised a white flag. View the live report yourself [here].
Eyewitness testimony from the handful of passengers who have been released directly contradicts Israel's version as well. According to Nilufer Cetin, who sailed on the Mari Marmara with her one-year-old baby, "The operation started immediately with firing. First it was warning shots, but when the Mavi Marmara wouldn't stop these warnings turned into an attack," she said. "There were sound and smoke bombs and later they used gas bombs. Following the bombings they started to come on board from helicopters." ('Israelis opened fire before boarding Gaza flotilla, say released activists,' Guardian, 1 June 2010)
Cetin's account is just one of several contradicting the Israeli narrative. Haneen Zoubi, a Member of the Israeli Knesset, and just one of several parliamentarians aboard the flotilla, stated that Israeli warships surrounded the Mavi Marmara, firing on the ship before the commandos stormed aboard. At a press conference in Nazareth, shortly after her release, MK Zoubi also stated that: “Israel had days to plan this military operation. They wanted many deaths to terrorize us and to send a message that no future aid convoys should try to break the siege of Gaza.” ('Israeli Knesset member rejects navy account of attack,' Irish Sun, 2 June 2010)
Yonatan Shapira, former pilot in the IDF for the very squadron that conducted the assault on the Mavi Marmara stated: "No Israeli pilot would drop commandos on a ship in the middle of the sea, in the middle of the night, during such an operation without the soldiers carrying live ammunition. Paint ball canisters may have been attached to the automatic weapons that they had, but there is no doubt that the soldiers had and were prepared to use live ammunition"
Il diplomatico statunitense in pensione Edward l. Peck (capodelegazione in Iraq e Mauritania e direttore della task force sul terrorismo durante l'amministrazione Reagan), partecipante alla missione umanitaria della flotilla (da freegaza), così si è espresso dopo la sua espulsione:
What the Israelis are claiming is laughable. The passengers were defending the ships, the Israelis were attacking them -- not the other way around. The Israeli spokespeople keep referring to their soldiers having paint guns -- as if they didn't pose a real threat -- but they also had automatic weapons and stun grenades and pepper spray and tasers.
* * * I SABOTAGGI DELLE NAVI * * *
Qualche altro dettaglio. freegaza.org cita una notizia di Israel National News:
On Tuesday, Colonel Itzik Tourgeman told the Knesset Defense and Foreign Affairs Committee on Tuesday that two more ships are on their way to try and break the naval blockade of Gaza. The head of research in the operations division said, "The ships have not reached their target as of today because covert action was taken against them."Azioni di sabotaggio in territorio straniero, ammesse alla luce del sole, in Parlamento.
Sempre nello stesso articolo, un esempio da manuale di disinformazione. Freegaza cita the Guardian, ma la fonte originaria della notizia è il quotidiano israeliano haaretz, su un accordo fra i membri della Rachel Collie ed il governo israeliano per un cambio di rotta:
A diplomatic solution seems imminent to allow the humanitarian aid vessel the Rachel Corrie to dock without incident at the Ashdod Port. According to European diplomats and senior Foreign Ministry officials in Jerusalem, quiet messages have been exchanged over the past few days between Israel and the group operating the ship, to allow it to dock.
Ma gli organizzatori della missione umanitaria hanno decisamente negato questo accordo:
This, too, is sabotage in writing. We called Haaretz and the reporter. He did not return our call. We have no intention nor would we ever have any intention of ever docking in Ashdod.
Anche il ministro degli esteri irlandese ha smentito la notizia divulgata dal governo israeliano.
Infatti, come scritto in apertura dell'articolo, la Rachel Collie ha ignorato gli alt della marina israeliana ed ha cambiato rotta solo dopo essere stata abbordata e dopo che i militari hanno preso il controllo della stessa.
* * * TERRORISTI SULLE NAVI? * * *
David Sagarra, giornalista della venezuelana Telesur, afferma (da peacereporter, 3 giugno 2003: Ci sparavano addosso, la gente cadeva e cadeva)
[...] Stavamo lavorando in sala stampa quando gli elicotteri militari hanno iniziato a calare a bordo truppe scelte, armate di mitragliatrici e granate. E lì abbiamo iniziato a vedere i primi feriti. La gente cadeva e cadeva. Alcuni hanno cercato di resistere a quell'attacco di inusitata violenza, fatta di un immenso dispiego militare con truppe scelte. [...] Ma già da ora ti posso assicurare che sì, c'è stato del fuoco indiscriminato e i militari cercavano delle persone specifiche. Certo, tutto deve essere ancora confermato, bisogna aspettare le indagini. [...]
Eravamo in sala stampa, quando a un certo punto ogni comunicazione è scomparsa. Internet oscurato, e dietro la Tv, i satelliti, i telefoni. A questo punto abbiamo avuto la certezza che si trattasse di un atto di guerra elettronica dell'armata israeliana. Quindi siamo usciti con le nostre telecamere per vedere cosa stava accadendo fuori e ci abbiamo visto le truppe sui motoscafi, e abbiamo visto anche come scendevano dagli elicotteri, e gli spari indiscriminati con pallottole vere e con granate e bombe assordanti. Abbiamo visto cadere le prime vittime. Abbiamo filmato tutto. E abbiamo visto vittime e ancora vittime. [...]
Consideriamo ora tutto questo materiale assieme alle due miniclip che hanno diffuso gli israeliani. Cosa mostrano?
Alcuni passeggeri della nave con un tubo (la spranga), alcune fionde e alcuni armi bianche. Si vedono delle persone correre sulla plancia, ad armi bianche o a mani nude, e attaccare i militari.
Non si sa nulla di quanto accaduto prima e di quanto accaduto dopo. Da una parte abbiamo le testimonianze degli attivisti, dall'altra la versione ufficiale e due brevi video. Come sempre, al lettore trarre le conclusioni. Che non dovrebbero mai essere tratte a priori, ma solo dopo un'attenta e obiettiva lettura dei fatti a disposizione. E sempre pronte a cambiare con la scoperta di nuovi fatti e nuovi dati.
Ultimo aggiornamento (Giovedì 17 Giugno 2010 12:40)


