Home Mondo Honduras alle corde (...e la stampa italiana?)
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In Honduras, il presidente deposto Zelaya torna di nascosto e si rifugia nell'ambasciata brasiliana. L'usurpatore golpista Micheletti “congela” parti della Costituzione. La stampa italiana, persino quella “de sinistra”, preferisce occuparsi della sfilata dei bassotti a Cracovia.


Giornate drammatiche, queste di fine settembre, per l'Honduras. Il paese è da mesi oggetto di una pesantissima crisi politica ed economica a seguito del colpo di stato portato da esponenti conservatori, guidati da Roberto Micheletti, con l'aiuto dell'esercito. Il colpo di stato, di cui vi parlammo a suo tempo, aveva rimosso dall'incarico ed esiliato il presidente Zelaya, democraticamente eletto, con il pretesto che volesse cambiare la Costituzione honduregna.

Abbiamo già spiegato come questo pretesto fosse assolutamente campato in aria e come gran parte della stampa mondiale avesse in un primo momento preso acriticamente per buone le parole di Micheletti, probabilmente data l'alleanza di Zelaya con Hugo Chavez, discusso presidente venezuelano e forte oppositore degli Stati Uniti. Ma la “stampa servile” dovette cambiare toni dopo la fortissima risposta internazionale a sostegno di Zelaya da parte di paesi come gli Stati Uniti, la Spagna e la stessa Italia, governi che certo non si possono accusare di simpatie terzomondiste per Chavez o i suoi alleati.


La foglia di fico del “rispetto della Costituzione” è caduta oggi, quando il dittatore Micheletti ha “limitato i diritti sanciti dalla Cosituzione” come la libertà di circolazione, di riunione, varando misure che permettono al governo di chiudere i media e che danno maggiore potere di intervento ai militari; tanto per cominciare, per un periodo di 45 giorni. Con una mossa a sorpresa, Manuel Zelaya era ricomparso a Tegucigalpa, la capitale, il 21 settembre scorso, cogliendo completamente di sorpresa i golpisti, che si erano affrettati a smentire la notizia. Smentita completamente inutile, dato che poche ore dopo Zelaya appariva sul balcone dell'ambasciata brasiliana a Tegucigalpa e dava anche una intervista alla BBC. Non solo, ma perfino i media di stato, nonostante il controllo governativo, hanno dato la notizia e mostrato un video di Zelaya che arringava la folla che si era radunata fuori dall'ambasciata.

Troppe cose da digerire tutte insieme per il governo golpista, che ha immediatamente imposto un coprifuoco di ventisei ore sulla città e la chiusura temporanea di tutti gli aeroporti.
La messa in assedio dell'ambasciata brasiliana e le minacce del governo al Brasile hanno smosso anche gli ultimi incerti, spingendo anch'essi a schierarsi con il presidente deposto: il 24 settembre, il Fondo Monetario Internazionale annuncia ufficialmente di avere riconosciuto Zelaya come il vero capo di stato honduregno, e quindi di sospendere qualsiasi trasferimento di fondi al governo di Micheletti. Il “governo” honduregno rispondeva esigendo che il Brasile entro dieci giorni consegni Zelaya, altrimenti l'Honduras considererà revocata l'extraterritorialità dell'ambasciata: una mossa che potrebbe preludere a un raid e che configura, nel diritto internazionale, un atto di guerra.

Oggi ecco le nuove norme che limitano la Costituzione: e di poche ore dopo è la notizia che due reti televisive ostili al governo sono state oggetto di un raid militare e poi chiuse.
Come potete vedere nelle fonti, gli ultimi sviluppi della vicenda honduregna si possono seguire facilmente su un media “mainstream” come la BBC, ovvero la tv di stato britannica, senza nemmeno dover scomodare giornali “comunisti” o giornalisti “simpatizzanti” e “parziali” come gli italiani Gennaro Carotenuto o Gianni Minà. E il quadro della situazione appare chiaro e indubitabile.

Altrettanto chiaro appare il disinteresse quasi assoluto nella faccenda da parte della stampa italiana, anche quella “di sinistra”, che per una volta avrebbe buon gioco nell'attaccare un golpe sudamericano condannato unanimemente da tutta la comunità internazionale e da tutti gli organi sovranazionali, dall'ONU all'UE all'FMI – un fatto che già di per sé dovrebbe attrarre l'attenzione.


E la stampa italiana sul web, dicevamo?


L'Unità non ha alcun articolo sull'Honduras, da oggi lunedì 28 settembre alle ore 19 (quando abbiamo consultato il sito) risalendo indietro almeno fino al 24 agosto. Prima di questa data non ci sono archivi disponibili per gli utenti non registrati. Sfogliando le pagine della sezione Mondo, però, vediamo come pochi giorni fa abbia dato ampio risalto alla sfilata dei bassotti a Cracovia.


Il Corriere e la Repubblica hanno fornito la notizia del rientro di Zelaya il 21 settembre e la sospensione di alcuni diritti costituzionali il 28 settembre. Naturalmente non come prima notizia come la BBC, ma a confronto di altri quotidiani c'è da accontentarsi. Il Corriere meno bene di Repubblica, che almeno ha tenuto per tutto il giorno la notizia nella sua pagina principale, notizia di cui non si trova traccia sul Corriere né nella pagina principale né in quella degli Esteri (la notizia è disponibile solo con una ricerca nell'archivio).

Meglio del Corriere fa il Giornale, che riporta la sospensione delle garanzie costituzionali fra le “altre notizie” nella sezione Esteri, e che ha riportato il 23 settembre (con due giorni di ritardo) la notizia del ritorno di Zelaya in capitale.


Deludente anche il Sole 24 Ore. Il quotidiano infatti riporta la sospensione delle libertà costituzionali, ma non ha né riportato il rientro di Zelaya il 21 settembre né, soprattutto, la presa di posizione del Fondo Monetario Internazionale del 24 settembre, una mancanza decisamente grave per un quotidiano economico. Una rapida scorsa all'archivio del sito ci dice che la questione Honduras era rimasta senza copertura dal 6 luglio scorso.


Il Messaggero brilla per assenza: oggi non riporta la notizia in prima pagina; non la riporta nella sezione Esteri; e digitando la parola “Honduras” nella pagina di ricerca del sito non trova alcun articolo sulla questione! Si spera che sia un problema del sistema di ricerca.

Non dimentichiamo il nuovo quotidiano di Padellaro e soci, Il Fatto. Alcuni problemi sul sito non ci hanno permesso di capire se abbiano trattato in qualche modo la faccenda sul loro blog-sito; per quel che riguarda il giornale, abbiamo potuto verificare da copie in nostro possesso che hanno trattato la faccenda il 23 settembre; e dopo avere visionato la copia in uscita martedì in edicola, abbiamo visto che vi è un editoriale sulla questione honduregna, che non si occupa tanto delle novità di ieri quanto di un inquadramento "storico" dei rapporti tra USA e America Latina e di quelli interni tra CIA e governo sulla questione.

Chiudiamo con Libero e Il Manifesto: tali quotidiani non escono il lunedì (e quindi oggi) e hanno una struttura web diversa dai precedenti; nonostante questo, vediamo che Il Manifesto ne dà un breve cenno il 24 e il 25 settembre sulla sua pagina web, mentre Libero non riporta la notizia né in prima pagina né nella sezione Esteri.


Ousted leader returns to Honduras (BBC, 21 settembre 2009)
Zelaya "will rebuild democracy" (BBC, 21 settembre 2009)

Honduras, rientrato il presidente deposto (Repubblica, 21 settembre 2009)

Honduras curfew as Zelaya returns (BBC, 22 settembre 2009)
Honduras nel caos, due presidenti in lotta per la capitale (il Giornale, 23 settembre 2009)

Honduras lifts three-day curfew (BBC, 24 settembre 2009)

Honduras: Lula, si riunisca il consiglio di sicurezza (Il Manifesto, 24 settembre 2009)

Honduras: golpisti con le spalle al muro (Il Manifesto, 25 settembre 2009)

Red Cross visit among Honduras row (BBC, 26 settembre 2009)
Honduran threat to Brasil mission (BBC, 27 settembre 2009)

Honduras, sospesa la costituzione (Repubblica, 28 settembre 2009)

Honduras, il governo sospende la Costituzione (il Giornale, 28 settembre 2009)

Honduras, il governo sospende i diritti civili (Il Sole 24 Ore, 28 settembre 2009)

Troops raid Honduran media groups (BBC, 28 settembre 2009)

Ultimo aggiornamento (Martedì 29 Settembre 2009 02:02)

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