Da più di tre settimane, nel silenzio tombale dell'informazione italiana, il governo laburista britannico di Tony Blair è sotto processo per l'intervento militare in Iraq, iniziato nel 2003 e in attività ancora oggi.
A ricoprire i ruoli coincidenti di pubblico ministero e di giudice è una Commissione Inquirente composta da consulenti e diplomatici di Stato. Le sedute sono aperte, le prove e le testimonianze sono di pubblico dominio ed un sito internet ufficiale creato per l'occasione mette a disposizione tutto il materiale a servizio dei cittadini.
La decisione è stata presa dallo stesso Partito Laburista, a partire dall'attuale Primo Ministro Gordon Brown, fedelissimo blairiano della prima ora.
L'inchiesta prende il via dal celebre "Dossier di settembre", il documento ufficiale redatto da Sir John Scarlett, capo dell'MI6, il servizio segreto di Sua Maestà, con prefazione dell'allora capo di governo Tony Blair, e datato 24 settembre 2002. Era il documento, poi rivelatosi totalmente falso, che accusava Saddam Hussein di possedere armi di distruzione di massa, armi chimiche, armi batteriologiche e missili balistici operativi.
Oggi la Gran Bretagna cerca i colpevoli della morte di 179 soldati e di centinaia di migliaia di civili iracheni. E non li cerca tra le file degli insorgenti a Bagdad o a Bassora, ma li cerca dentro i propri confini nazionali. Non nelle moschee, ma nei palazzi del potere.
I timori di un'inchiesta blanda, intra-istituzionale, con poche verità emergenti sono stati scardinati sin dal principio. Le verità inedite, emerse dal 24 novembre ad oggi, sono moltissime.
Chi è il responsabile dell'invasione militare in Iraq avvenuta il 20 marzo 2003? A questa domanda, in un certo senso, la Commissione ha già dato una risposta. E non corrisponde al nome di Tony Blair. E nemmeno a quello di George Bush.
L'involontario artefice di una delle più insensate e devastanti guerre che il mondo potrà mai ricordare è un ignoto tassista iracheno.
Fu il traballante racconto di una conversazione tra due ufficiali iracheni ascoltata nel suo taxi nel 2000 a costituire la prova principale della pericolosità dell'arsenale di Saddam Hussein. Il Joint Intelligence Committee (JIC) raccolse la sua testimonianza senza supporto e la presentò, con i dovuti dubbi, al Primo Ministro allora in carica. Tony Blair ignorò i dubbi e tradusse la testimonianza di un tassista in "prove massicce di un enorme sistema di laboratori clandestini".
Lo stesso capo dei servizi John Scarlett e il capo dell'ufficio controproliferazione all'FO, Tim Dowse, lo confermano: il documento era ricco di imprecisioni ed omissioni, a partire dal sottinteso dei missili balistici nei riferimenti ad armi a cortissimo raggio, e ben due informative precedenti l'attacco (7 marzo e 17 marzo) confermavano l'assenza totale di armi chimiche o batteriologiche.
L'allora direttore del JIC, Peter Ricketts, conferma che senza l'alibi dell'11 settembre mai si sarebbe proceduto con l'invasione e che l'attacco fu deciso dagli USA sin dal novembre 2001, pur consci dell'inesistenza di un qualsiasi legame tra Saddam Hussein e gli attentati. William Ehrman, direttore della Sicurezza Nazionale al Foreign Office, definisce le informazioni sulle armi "sporadiche" ed "inconsistenti" e assicura che, a conti fatti, paesi come la Libia e la Corea del Nord costituivano senza ombra di dubbio pericoli ben maggiori.
L'ambasciatore britannico negli USA, Christopher Meyer, racconta degli impedimenti creati ad arte agli ispettori ONU e dei disperati tentativi di Condoleeza Rice di trovare indizi di legami tra Hussein e Bin Laden, mentre Lord Goldsmith (Attorney General del governo Blair) informò lo stesso Blair sull'illegalità dell'intervento più e più volte, finendo per essere persino allontanato dalle riunioni (alle quali tornò a partecipare dopo diverse pressioni da parte del Labour che lo portarono a cambiare posizione).
Il Lieutenant-General Frederick Viggers punta l'indice verso l'intera classe politica dell'epoca, britannica e statunitense. Ed aggiunge, con una naturalezza disarmante e con dati di fatto a supporto, che la realtà irachena di oggi dimostra quanto i civili stessero meglio ai tempi del regime di Saddam.
Ma l'inchiesta non indaga solo sulle decisioni che portarono al conflitto eterno, ma rivolge lo sguardo anche e soprattutto al piano per il dopoguerra e la ricostruzione. Un piano che, di fatto, non è mai esistito.
Edward Chaplin, capo della sezione mediorientale al FO, racconta della superficialità americana utilizzata nel cestinare ogni progetto per il dopoguerra. Alle sue pressioni per definire un piano per la fase 4 (la fine delle ostilità) i delegati del governo USA rispondevano "tutta la popolazione ci sarà grata e ci sarà gente che ballerà per le strade".
Questo era lo studio USA sul dopoguerra.
Uno studio basato sull'ottimismo, privo di studi su costi, obiettivi, priorità, definito dal Maggiore Generale britannico Tim Cross "tristemente inconsistente, privo di obiettivi".
Una disorganizzazione riconosciuta da tutte le sfere dell'esercito, della diplomazia e dello spionaggio britannico, ma che il governo Berlusconi II, e come esso tanti altri esecutivi nel mondo, evidentemente giudicarono eccellente, se in base a tali "fogli bianchi" fu deciso l'impiego di migliaia di soldati italiani.
L'Italia in Iraq non fu mandata a compiere una missione di pace. L'ex comandante in capo delle Forze Armate di Sua Maestà, Lord Boyce, rivela, senza mezzi termini, che gli USA in più di un'occasione chiarirono agli alleati la realtà dei fatti: "quella in Iraq non era una missione di peacekeeping, era una guerra".
Il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, il Ministro degli Esteri Franco Frattini ed il Ministro della Difesa Antonio Martino erano al corrente della posizione americana sull'intervento? O il nostro paese è stato ingannato e tenuto all'oscuro di tutto?
Una commissione d'inchiesta potrebbe rivelarlo.
Fonti:
Iraq's Weapons of mass destruction - The Assessment of the British government (Il "dossier di settembre")
http://www.fco.gov.uk/resources/en/pdf/pdf3/fco_iraqdossier
The Iraq Inquiry (sito ufficiale)
http://www.iraqinquiry.org.uk/
Pre-war intelligence doubted chemical weapons threat, Chilcot inquiry told (James Meikle, Guardian)
http://www.guardian.co.uk/uk/2009/nov/25/chilcot-inquiry-iraq-distance-alqaida
Iraq war inquiry hears intelligence on Saddam 'patchy' in run-up to conflict (Richard Norton-Taylor, Guardian)
http://www.guardian.co.uk/uk/2009/nov/25/iraq-war-inquiry-intelligence-weapons
Gossiping taxi driver source of Iraq 45-minute WMD claim (Michael Evans, Times)
http://www.timesonline.co.uk/tol/news/uk/article6948283.ece
Spies in the spotlight over Iraq WMD claims (Peter Biles, BBC)
http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/politics/8408370.stm
Ultimo aggiornamento (Giovedì 17 Dicembre 2009 16:18)


