Home Mondo Ombre kenyote sul Nobel a Obama

Barack Obama, presidente degli Stati Uniti, ha ricevuto il Premio Nobel per la Pace il 10 dicembre 2009 a Oslo, in Norvegia. Il Premio Nobel è una delle tante istituzioni ritenute "super partes" dal comune cittadino. Eppure, le vicende personali del presidente del comitato del Nobel, il norvegese Thorbjorn Jagland, ex-premier laburista e a capo di un ente non governativo finanziato dalla CIA, fanno dubitare della effettiva imparzialità di questo organo, e mostrano, a prescindere dall'opinione sul Premio a Obama, un discutibile conflitto di interessi.

 

 

Non si parla molto dei problemi del Kenya, stato nel quale regna da tempo una grave crisi politica. Si parla del Kenya solo per ricordare che era la patria del padre del Presidente Obama. Proprio per questo, invece, sarebbe interessante studiare come è nata questa crisi, e ricordare una vicenda poco pubblicizzata: il viaggio del senatore Obama in Kenya nel 2006. È una vicenda molto interessante, che da un lato descrive i meccanismi base delle “rivoluzioni colorate” (volenti o nolenti, ricalca in modo clamoroso diversi aspetti della recente crisi iraniana), dall’altro fa emergere in modo netto un legame inedito fra il comitato Nobel e quei fatti.

Nel 2006 Obama e relativo seguito di diplomatici e militari – capeggiati dal Generale Gration - vengono inviati in Kenya per un viaggio in difesa degli interessi economici statunitensi
– il viaggio era parte di un tour in diversi paesi dell’Africa centro-orientale più il Sudafrica. I su detti interessi erano minacciati dalla politica del Presidente keniano Mwai Kibaki, in particolare dai suoi accordi commerciali con la Cina e dalla sua tentata (e discussa) lotta alla corruzione. Le politiche di Kibaki portarono sia fallimenti che successi. Fiori all’occhiello furono: istituzione della scuola elementare gratuita ed obbligatoria, diminuzione del tasso di povertà, aumento del tasso di crescita del PIL.

Il NED (National Endowment for Democracy; una organizzazione governativa statunitense non-profit legata alla CIA), partecipò a fondare e finanziò lautamente il Movimento Arancione con a capo Raila Odinga, di etnia luo – in perfetta contrapposizione con il Presidente, di etnia kikuyu. Eppure Kibaki non si era presentato come rappresentante in particolare dell'etnia kikuyu: "When Mwai Kibaki swept into power in December 2002, ending Daniel arap Moi’s kleptocratic era, he was regarded not primarily as a member of the Kikuyu, Kenya’s largest tribe."

Odinga, di estrazione politica marxista, aveva partecipato a un golpe nel 1982; nella campagna elettorale 2006-2007 avrebbe stretto un'intesa con gli estremisti islamici (il nucleo dei simpatizzanti luo di Odinga, i "Vigilantes", si fa anche chiamare "Taliban"; qui si parla dei rapporti di Odinga coi musulmani kenyani - nulla di male in sé, ma leggendolo alla luce degli altri due articoli, qualche preoccupazione è legittima)
. Eppure durante la campagna elettorale si presentò, e venne presentato, come "l'uomo del cambiamento", l'uomo che avrebbe spazzato via la corruzione. Ma, come ha ricordato X. Rice del Guardian: “first he has to clean his own house. Several senior members of his party have serious corruption allegations hanging over them”.

A partire dal 2001, e all’occasione sfruttando la sua posizione di Ministro dell’Energia, Odinga si arricchì enormemente trafficando petrolio con lo sceicco al-Bakri, appartentente alla “Golden Chain” ovvero la lista degli sponsor più munifici di al-Qaeda; da Ministro, rafforzò i suoi legami con Muammar Gheddafi, con l’allora Presidente Sudafricano Thabo Mbeki e con il Generale e Presidente nigeriano Olusegun Obasanjo, morto nel 2007.

Obama spese buona parte delle sue energie durante il tour keniano per un’attiva campagna elettorale a favore di Odinga: “Mr. Odinga and Mr. Obama were nearly inseparabile throughout Mr. Obama’s six-day stay. The two traveled together throughout Kenya and Mr. Obama spoke on behalf of Mr. Odinga at numerous rallies […] “Kenyans are now yearning for change,” he declared”. Il Newsweek citò in un suo articolo l’affermazione del portavoce del Presidente keniano: “It is very clear that the senator has been used as a puppet to perpetuate opposition politics”. Naturalmente, l’attuale inquilino della Casa Bianca non lesinò critiche feroci a Kibaki. Ci furono proteste ufficiali di Nairobi presso Washington. La lettera dell’ambasciatore Ogego è molto, molto chiara: riferisce delle indebite ingerenze di Obama e del tentativo da parte dell’esecutivo keniano di sradicare la corruzione imperante nel paese, con riferimento alla rete connessa con gli interessi occidentali.

Disastro elettorale. Nel 2007, Madeleine Albright e John McCain, a capo di due rami del NED dediti all’organizzazione di partiti politici, rispettivamente NDI ed IRI, volarono anch’essi in Kenya per prestare la loro opera. Nei tre mesi immediatamente precedenti le elezioni di fine Dicembre, una raffica di sondaggi Steadman-Gallup assegnò sistematicamente la vittoria ad Odinga, ribaltando ogni sondaggio precedentemente condotto. A Novembre al coro si unì l’USAID, altra galassia dell’universo CIA [Usaid-Kenya09].

Il giorno stesso delle elezioni, vinte dal Presidente uscente Kibaki, l’IRI – e, naturalmente, Odinga stesso [Corsera07] - denunciò il Presidente Kibaki per frode, “forte” del proprio sondaggio elettorale condotto fuori dai seggi [Iri-Kenya07]. Tale sondaggio verrà in seguito profondamente e seriamente messo in discussione, come M. McIntire e J. Gettleman scriveranno a Gennaio 2009 sul New York Times. Fatto sta che USA e loro alleati cambiarono opinione sull’esito delle elezioni, contestandone il risultato [Pfanz07]. La tensione salì alle stelle ed iniziarono i primi scontri.

Per scatenare la rivolta di piazza, un ruolo essenziale lo giocò la digital technology. Si attivarono i bloggers e, soprattutto, furono inviati sms anonimi alla popolazione, divisi per aree etniche, incitando a violenza ed odio razziale, auto-alimentandoli, come si legge qui:

As the presidential election results trickled in, text messages started making the rounds, saying that the incumbent President Mwai Kibaki was using the Electoral Commission of Kenya to rig the results. Soon, tension in the country was palpable, considering the intensity of ethnic-based politics in Kenya. […] [Mobile phones, widely] used to send pictures of violent post-election attacks […] were meant to shock and arouse anger, which they did, to a big extent, creating a cycle of violence that soon engulfed almost half the country. […] Mass SMS tools are the cheapest means for organising this type of systematic and public campaign of mob violence.”

Il paese sprofondò nel caos e nella brutalità: alla fine si conteranno fra gli 800 ed i 1500 morti ([AlJazeera08][Bbc08]) e 600mila sfollati, per la maggior parte kikuyu cacciati (in entrambi i significati del termine) dai territori kalenjins e luos. L’inviata statunitense J. Frazer parlò di “pulizia etnica. Le violenze furono condotte principalmente da Odinga e i suoi sostenitori.

Dal Dicembre 2007 ad oggi sono emerse numerose e consistenti prove della premeditazione delle violenze: aggressioni, stupri, uccisioni, distruzioni; persone inseguite dalla folla fin dentro una chiesa, linciate e fatte a pezzi con il machete [Cnn08]; orrori di ogni genere.

Intermediazione internazionale. La Albright propose come mediatore l’OCPH (Oslo Center for Peace and Human Rights), ONG allora presieduta dall’ex premier norvegese Thorbjorn Jagland. L’OCPH, in teoria organizzazione non-governativa, inviò due mediatori spesati dall'organizzazione governativa NDI: Kjell Magne Bondevik, collega di Jagland ed anch’esso ex-premier, e Kofi Annan, ex segretario Generale dell’ONU.

Per ripristinare la pace, il Presidente legittimo Kibaki accettò di creare la carica di Primo Ministro per il suo avversario Odinga e di cedere al suo movimento il Ministero (chiave) dell’Industrializzazione (neo-Ministro: Henry Kosgei). Gli scambi commerciali con la Cina subirono una drastica riduzione. L’USAID fornì 100 milioni di US$ extra per lo sviluppo del Kenya, come si evince dal sito stesso dell’agenzia.

A partire dalla crisi del 2007-2008 (si veda anche il report della “Commissione per la verità e la riconciliazione”) il Kenya è in stallo: le tensioni alimentate e fatte esplodere non si sono più sopite e, periodicamente, riaffiorano disordini. La maggiore responsabilità del grave impasse, politico, economico e sociale, è attribuita, dagli analisti internazionali indipendenti e dalle organizzazioni per la pace, proprio a Odinga:

L’opinione pubblica trova sempre meno comprensibile dover mantenere l'esecutivo più costoso della storia keniana (allargato a 41 ministeri per includere tutte le comunità del Paese) senza vedere risultati concreti. [...] Buona parte della responsabilità dello stallo è attribuita a Raila Odinga, il campione del popolo all’indomani delle elezioni presidenziali, i cui risultati sarebbero stati manipolati dall’entourage di Kibaki per garantire al Presidente un secondo mandato. Ostacolato dai problemi interni all’esecutivo, secondo alcuni il premier si starebbe dedicando a conquistare l’elettorato Kikuyu in vista delle consultazioni del 2012. […]”

Le tensioni fra il Presidente kenyano ed il governo USA continuano: lo scorso Settembre il Presidente Kibaki ha di nuovo scritto una lettera di protesta ufficiale a Washington, come è riportato ad esempio sul Daily Nation di Nairobi.

Conflitto di interessi in salsa Nobel. Conclusa l’operazione del 2007-2008, alcune vicende legate ai personaggi ed agli eventi di quella crisi presero una piega inedita. Per cominciare, meno di un anno dopo, Jagland formalizzò un accordo NED-OCPH: oggi l’OCPH è finanziato da enti governativi statunitensi (“Welcome to The Oslo Center for Peace and Human Rights - U.S. Foundation”, recita la scritta nella home page americana del suo sito) ed è diretto da Bondevik (che, ricorderete, era volato a Nairobi con Annan). Si noti comunque che, dal punto di vista formale, l'Oslo Center US e l'Oslo Center risultano essere due enti indipendenti: in teoria lo scopo dell'Oslo Center US è "solo" trovare finanziamenti per l'Oslo Center norvegese.

Jagland fu nominato Presidente del comitato Nobel. A fine Settembre 2009 fu eletto Segretario Generale del Consiglio d’Europa, su pressione statunitense: nonostante questa nuova carica politica, Jagland non si dimise dal comitato (tra le polemiche). E, coincidenze della vita, rientrò a Oslo il 2 Ottobre, lo stesso giorno in cui Obama fu insignito del Premio.

E' interessante notare come la polemica su questi fatti abbia dominato il dibattito sui media norvegesi - in parte per la scelta di assegnare il premio a un uomo politico appena eletto, in parte per i conflitti di interesse per il triplo ruolo di Jagland, Presidente del Comitato del Nobel, Segretario Generale del Consiglio d'Europa e direttore di una organizzazione "non governativa" legata al governo degli Stati Uniti. E' normale che se ne parli tanto in Norvegia, terra del Nobel per la Pace; ma certo non è normale che in Italia non se ne parli affatto.

Fonti:

Legami tra CIA e NED:

http://www.sourcewatch.org/index.php?title=National_Endowment_For_Democracy

http://iefd.org/


Elezioni presidenziali in Kenya:

http://en.wikipedia.org/wiki/Kenyan_presidential_election,_2007

http://www.iri.org/africa/kenya/pdfs/2008%20August%2014%20Kenyan%20Election%20Day%20Poll,%20December%2027,%202007.pdf

http://www.usaid.gov/locations/sub-saharan_africa/countries/kenya/index.html

Rapporto annuale dell'Oslo Center (2008):
http://www.oslocenter.no/images/stories/annual_report_2008_final.pdf

Articoli da giornali, blog e riviste online:

http://www.nytimes.com/2007/12/23/magazine/23kenya-t.html

Abeles07

AlJazeera08

Bakata09

Bbc08

Cipev08

Cnn08

Corsera07

Cose06

Ehrenkranz & Johnson 08

Fagotto08

Fagotto09

Gettleman08

Goldstein08

Hammer07

Holman08

Hyman08

McIntire09

Meyssan09b

Mutiga09

Ogego06

PanoramaAs09

Pfanz07

Reuters08

Rice07a

Rice07b

Solholm09

  • ventopiumoso  - contributi
    ciao grazie a tutti. volevo precisare che anche giulio ha contribuito con alcuni paragrafi e referenze e la revisione finale :)
  • giulio.caroletti  - nobel a Oslo
    I Nobel li danno a Stoccolma tranne il Nobel per la Pace, che viene assegnato da una commissione di (mi pare cinque) persone nominata dal Parlamento norvegese.

    Ciao
  • ventopiumoso  - 5
    si sono 5
  • Yak yak
    Ma i Nobel non li davano a Stoccolma ?
  • dora  - splendida
    indagine, questo sì che si chiama investigare per la verità.

    Bravissimi e grazie per questo lavoro
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Ultimo aggiornamento (Sabato 19 Dicembre 2009 06:19)

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