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La Corte Suprema degli Stati Uniti cancella ogni vincolo alla pubblicità elettorale delle multinazionali: un ulteriore passo nella degenerazione democratica e nel controllo da parte delle lobby della più grande democrazia del pianeta?
Pubblicato il 5 marzo 2010 alle 15.30.
Fino a poche settimane fa, negli Stati Uniti d'America, qualsiasi società o corporazione o multinazionale aveva il divieto di acquistare e programmare pubblicità elettorale 30 giorni prima di una elezione.
Il 21 gennaio 2010, la Corte Suprema ha decretato che le società per azioni non possono essere escluse dal diritto ad esprimere la propria opinione, e che quindi quel divieto di 30 giorni prima di una elezione non è più in vigore. Nella sentenza, la Corte Suprema sostiene che una società debba essere equiparata a una persona nel suo diritto a godere della libertà di espressione, e che il divieto ad esprimersi liberamente in quei trenta giorni (divieto la cui infrazione, oltretutto, viene perseguita penalmente) è contrario al Primo Emendamento della Costituzione Americana. Pertanto, società o multinazionali potranno spendere qualunque cifra per fare pubblicità in ogni mezzo di comunicazione (radio televisione internet giornali) con cui esprimere qualsiasi tipo di commento o preferenza nei confronti di candidati a elezioni o primarie di partito.
Il testo completo della sentenza, della lunghezza di 183 pagine, mostra chiaramente la divisione dei giudici a riguardo di questa controversa sentenza, passata con una maggioranza di cinque giudici a quattro.
Il commento del Presidente Barack Obama è stato profondamente critico:
"With its ruling today, the Supreme Court has given a green light to a new stampede of special interest money in our politics. It is a major victory for big oil, Wall Street banks, health insurance companies and the other powerful interests that marshal their power every day in Washington to drown out the voices of everyday Americans."
["Con la sua sentenza odierna, la Corte Suprema ha dato il via libera a una nuova inondazione di soldi provenienti da soggetti interessati a influenzare la nostra politica. E' una grande vittoria per le compagnie petrolifere, per le banche di Wall Street, per le compagnie di assicurazione sanitaria e per tutti gli altri potentati economici che combattono ogni giorno a Washington per annegare le voci dei comuni cittadini."]
I voti dei giudici. I cinque giudici che hanno votato a favore della sentenza sono: John G. Roberts (nominato da George W. Bush), Antonin Scalia (nominato da Ronald Reagan), Anthony Kennedy (nominato da Ronald Reagan), Clarence Thomas (nominato da George Bush padre), Samuel Alito (nominato da George W. Bush); i quattro giudici che hanno votato contro la sentenza sono invece i seguenti: John Paul Stevens (nominato da Gerald Ford), Ruth Bader Ginsburg (nominata da Bill Clinton), Stephen Breyer (nominato da Bill Clinton), e Sonia Sotomayor (nominata da Barack Obama). Come si può vedere, non solo in Italia si hanno contrapposizioni granitiche tra gli schieramenti politici.
I dettagli della sentenza. Nella sentenza, i giudici che hanno votato per togliere ogni limitazione hanno sottolineato, tra le altre cose, quanto segue:
"Although the First Amendment provides that “Congress shall make no law . . . abridging the freedom of speech,” §441b’s prohibition
on corporate independent expenditures is an outright ban on speech, backed by criminal sanctions.[...]
"Because speech is an essential mechanism of democracy—it is the means to hold officials accountable to the people—political speech must prevail against laws that would suppress it by design or inadvertence. [...]"
"Premised on mistrust of governmental power, the First Amendment stands against attempts to disfavor certain subjects or viewpoints or to distinguish among different speakers, which may be a means to control content. The Government may also commit a constitutional wrong when by law it identifies certain preferred speakers. There is no basis for the proposition that, in the political speech context, the Government may impose restrictions on
"First Amendment protections do not depend on the speaker’s “financial ability to engage in
certain disfavored speakers. Both history and logic lead to this conclusion. [...]"
public discussion.”"
I giudici contrari alla sentenza hanno tra le altre cose rilevato (vedi pagine 88-89):
"The real issue in this case concerns how, not if, the appellant may finance its electioneering. [...]"Fonti:
"Under the Bipartisan Campaign Reform Act of 2002 (BCRA), it could have used those assets to televise and promote Hillary: The Movie wherever and whenever it wanted to. It also could have spent unrestricted sums to broadcast Hillary at any time other than the 30 days before the last primary election. [...]"
"Neither Citizens United’s or any other corporation’s speech has been “banned,” ante, at 1. All that the parties dispute is whether Citizens United had a right to use the funds in its general treasury to pay for broadcasts during the 30-day period. The notion that the First Amendment dictates an affirmative answer to that question is, in my judgment, profoundly misguided. [...]"
"The basic premise underlying the Court’s ruling is its iteration, and constant reiteration, of the proposition that the First Amendment bars regulatory distinctions based on a speaker’s identity, including its “identity” as a corporation. While that glittering generality has rhetorical appeal, it is not a correct statement of the law. Nor does it tell us when a corporation may engage in electioneering that some of its shareholders oppose. [...]"
"In the context of election to public office, the distinction between corporate and human speakers is significant. Although they make enormous contributions to our society, corporations are not actually members of it. They cannot vote or run for office. Because they may be managed and controlled by nonresidents, their interests may conflict in fundamental respects with the interests of eligible voters. The financial resources, legal structure, and instrumental orientation of corporations raise legitimate concerns about their role in the electoral process.
Our lawmakers have a compelling constitutional basis, if not also a democratic duty, to take measures designed to guard against the potentially deleterious effects of corporate spending in local and national races.
The majority’s approach to corporate electioneering marks a dramatic break from our past."
Il testo completo della sentenza, dal sito ufficiale della Corte Suprema USA [PDF]: http://www.supremecourtus.gov/opinions/09pdf/08-205.pdf
Il sito ufficiale della Corte Suprema USA: http://www.supremecourtus.gov/index.html
Un articolo del New York Times in cui si discute la sentenza e si cita la reazione del presidente Obama.
Un articolo dell'Indipendent in cui si discute la sentenza e si cita la reazione del presidente Obama.
Ultimo aggiornamento (Giovedì 11 Marzo 2010 18:07)


