Home Mondo Le elezioni USA 2010 e il funzionamento dello stato americano
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La scorsa settimana, più precisamente il 2 novembre 2010, si sono svolte negli Stati Uniti d'America le cosiddette elezioni di mid-term (medio termine).
Le elezioni vedevano il rinnovamento di tutti e 435 i seggi della Camera e di 37 dei 100 seggi del Senato statunitensi, più l'elezione di 38 governatori di stato e una serie di altre elezioni locali.

Nel complesso le elezioni sono state una vittoria per il Partito Repubblicano americano, che ha conquistato una netta maggioranza alla Camera, sebbene i Democratici siano riusciti a mantenere il controllo sul Senato. Più esattamente, oggi alla Camera i Repubblicani hanno una solida maggioranza di 239 a 189 (con 7 seggi ancora da assegnare), mentre al Senato i Democratici hanno un vantaggio di 51 a 46, con 2 senatori indipendenti e 1 seggio ancora da assegnare.

CAMERA USA 2010: In rosso i seggi assegnati ai repubblicani, in blu quelli assegnati ai democratici. I seggi tratteggiati indicano seggi che hanno cambiato "colore politico".



SENATO USA 2010: In rosso i seggi assegnati ai repubblicani, in blu quelli assegnati ai democratici. I seggi tratteggiati indicano seggi che hanno cambiato "colore politico".




Ma cosa vuol dire questo in pratica? Come funziona il sistema politico americano? Che ruolo hanno Senato e Camera e come possono influenzare le scelte politiche del Presidente Obama?

Il parlamento statunitense, noto come Congresso, è costituito da due rami, il Senato e la Camera appunto. Il Senato è formato da 100 senatori, 2 per ogni stato federale (Washington D.C. non è uno stato ma un distretto federale, e non elegge rappresentanti). La Camera è formata da 435 rappresentanti; il numero di rappresentanti per ogni stato federale varia in base alla popolazione.

Qualsiasi proposta di legge avanzata in uno dei due rami del parlamento deve essere approvata, identica, anche nell'altro. Il Presidente ha il potere di veto su tale leggi: se non le ratifica, esse non possono entrare in vigore (1). Però, la Camera è l'unico che possa proporre leggi fiscali (quindi, in concreto, controlla tasse e spese pubbliche). Il Senato può naturalmente modificare le leggi fiscali proposte dalla Camera ma non può “iniziarne” di nuove. E' evidente da questa struttura politica come una situazione quale quella attuale, con il Senato democratico e la Camera repubblicana, richieda collaborazione da parte dei due partiti oppure rischi di risultare in uno stallo completo dell'attività politica dei prossimi anni.

(1) In principio si può anche fare a meno dell'approvazione del Presidente, purché Senato e Camera votino con una maggioranza di 2/3, situazione praticamente impossibile a verificarsi.

Dal punto di vista dei governatori, la situazione è quella qui prospettata dal grafico del New York Times: 11 governatori sono stati eletti fra le fila dei Democratici, 23 dei Repubblicani e in Rhode Island ha vinto un candidato indipendente. Si noti che in Minnesota e Vermont ancora non vi sono risultati definitivi, ma è altamente probabile che la vittoria arrida ai Democratici, alzando il numero di governatori eletti da 11 a 13. Aggiungendo tali governatori a quelli degli stati in cui non si votava, il bilancio dovrebbe risultare di 29 a 20 per i Repubblicani, più un governatore indipendente. 

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