La questione dei deterrenti (qui la definizione del Sabatini-Coletti), è vieppiù interessante, e ha interessanti risvolti proprio in Iran.
Da deterrente, ad esempio, avrebbero dovuto agire le sanzioni minacciate dalle Nazioni Unite verso Teheran se quest'ultima non si fosse adeguata ai voleri delle grandi potenze riguardo all'arricchimento del combustibile nucleare.
Il concetto è semplice: se non ti metti in regola, subisci una serie di sanzioni. Se ti metti in regola, no. Quali siano le regole, chi le imponga e con quale diritto, è altra questione.
Fatto sta che l'Iran ha accolto diverse richieste dell'AIEA e dell'ONU. E questo a partire dal 2003 a dire il vero, ma limitiamoci ai tempi contemporanei. Da meno di un mese era stata trovata la quadratura del cerchio su uno dei punti più "gravi" sottolineati da ONU e AIEA, e questo grazie all'intermediazione di Brasile e Turchia:
ansa, 17 maggio: Iran, Turchia e Brasile hanno ufficialmente firmato un'intesa per lo scambio di uranio scarsamente arricchito con combustibile nucleare. [...] Lo scambio avverrà in Turchia. Dopo la firma, Ahmadinejad ha invitato le grandi potenze a 'riaprire' il negoziato sul programma nucleare di Teheran.Come ricorda Pepe Escobar via byebyeunclesam:
Solo la potente lobby USA per la guerra infinita è capace di definire un primo passo verso un completo accordo nucleare con l’Iran come un disastro. Ciò include il New York Times (la mediazione Brasile-Turchia “sta complicando il discorso delle sanzioni”) e il Washington Post (l’Iran “crea illusioni di progresso nelle negoziazioni nucleari”), fortemente screditati e già favorevoli alla guerra all’Iraq. Per la lobby pro-guerra l’accordo di scambio di combustibile tra Brasile e Turchia è una “minaccia” perché è in diretta collisione con un attacco all’Iran (iniziato da Israele con successivo trascinamento degli USA) e col “cambio di regime” – il mai venuto meno desiderio di Washington.Il New York Times, 8 giugno 2010, qui, ripercorre le vicende iraniane, ricordando le discusse accuse di frode alle ultime elezioni e sottolineando i legami del regime iraniano con Siria, Hezbollah in Libano, e Hamas a Gaza. Ricorda come l'Iran abbia disatteso le risoluzioni dell'ONU (anche se, peraltro, lo stato che più spesso ha infranto risoluzioni ONU è Israele).
Quindi ricorda il negoziato trilaterale:
In May, Iran announced an agreement to ship some of its nuclear fuel to Turkey in a deal that could offer a short-term solution to its nuclear standoff with the West, or prove to be a tactic aimed at derailing efforts to bring new sanctions against Tehran. The deal, negotiated by Turkey and Brazil, calls for Iran to ship 1,200 kilograms (2,640 pounds) of low enriched uranium to Turkey, where it would be stored. In exchange, after one year, Iran would have the right to receive about 265 pounds of material enriched to 20 percent from Russia and France. [...]
Leggendo questo ed altri articoli del New York Times emerge chiaramente come il problema dell'accordo sia il fatto che è [stato] un ostacolo alle sanzioni. Questo, naturalmente, presumendo che l'Iran voglia soltanto guadagnare tempo e non abbia alcuna intenzione di operare in modo da rassicurare la comunità internazionale. La questione quindi appare ai nostri occhi complessa: perché richiedere un cambio di rotta a un governo, se non si crede a prescindere ad alcun segnale di cambiamento degli stessi? E secondo quale diritto internazionale? Forse il problema è proprio questo: non si può impedire lo sviluppo del nucleare civile, ma allo stesso tempo diventa pressoché impossibile controllare che il nucleare civile non venga tramutato in nucleare militare, contro l'attuale diritto internazionale, come già avvenuto per altri stati come India e Pakistan. Da qui probabilmente le contraddizioni e il balletto delle sanzioni e degli scontri diplomatici continui.
Il New York Times, 12 giugno 2010, qui, sul disappunto dell'amministrazione Obama per la cooperazione Turchia-Iran. Viene ricordata la posizione turca, per bocca dello storico Halil Berkaty:
“Turkey is saying, ‘You’ve been talking about building bridges. This is the way to build them.’ ”
e di esponenti turchi che espongono il punto di vista del governo di Erdogan:
New York Times, 14 maggio 2010, qui:“We are saying, make them feel like they have something real to lose by going for a bomb,” said the official, who spoke on the condition of anonymity. “Will sanctions change Iranian behavior? No. Will it stop them from further enriching uranium? It will not.”
As President Luiz Inácio Lula da Silva heads to Tehran this weekend to make what many Western diplomats consider a last-ditch attempt at persuading Iran to temper its nuclear ambitions, officials in Washington have expressed concern that the effort could backfire, helping the Islamic republic to block — or at least delay — the United States and its allies from imposing sanctions. [...] Brazil opposes sanctions as ineffective and likely to intensify the conflict. [...] Celso Amorim, the Brazilian foreign minister who represented the country at the United Nations when the United States used inconclusive evidence to build a case against Iraq, has described this weekend’s talks as an effort to prevent that from happening again. [...] “Why doesn’t Obama call Ahmadinejad,” Mr. da Silva asked, “or Sarkozy, or Angela Merkel, or Gordon Brown,” he said of the leaders of France, Germany and, until recently, of Britain, three of the countries that strongly support sanctions against Iran. “People aren’t talking,” the Brazilian president added. “I’m going there to talk.”
Selvas Blog ricorda le parole di Lula e di Erdogan:
[Lula:] "Il Consiglio di Sicurezza ha perso l’opportunità storica di raggiungere un accordo con l’Iran adottando nuove sanzioni. [...] Purtroppo questa volta era l’Iran che voleva negoziare e coloro che non volevano negoziare sono quelli che pensano che la forza sia la soluzione di ogni cosa [...] È un episodio che mina la credibilità del Consiglio di Sicurezza".
[Erdogan:] "La Turchia non ha voluto essere partecipe dell'errore degli altri dato che la storia non ci perdonerà per quello che abbiamo fatto all'Iran. [...] La Turchia e il Brasile prima di concludere l'accordo con l'Iran avevano consultato i paesi del Consiglio di Sicurezza ed ottenuto il loro pieno consenso per agire".
Ultimo aggiornamento (Lunedì 21 Giugno 2010 23:17)


