Home Mondo Ultim'ora: GOLPE IN ECUADOR!
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Nel tardo pomeriggio, ora ecuadoregna, il presidente dell'Ecuador Correa è stato prima ferito e, dopo il ricovero in ospedale, sequestrato da reparti ammutinati dalla polizia.

Qui le ultime immagini di Correa prima di essere ferito dai poliziotti.

 

Nell'immagine che segue (dal quotidiano messicano la jornada), Correa è aiutato dalle sue guardie del corpo. Troverà trova rifugio in ospedale, salvato dal linciaggio dei poliziotti.

 

Correa è di fatto sequestrato: l'intera area è circondata dalla polizia. I golpisti hanno tentato l'effrazione nella sua stanza, si presume per finirlo. Benché protetto dalle sole guardie del corpo, all'ultimo il peggio non è accaduto - almeno per ora.


Decine di migliaia di persone, segnala radiopublica, sono nelle strade. Gennaro Carotenuto scrive di civili armati scesi in piazza a difendere il presidente. Anche se l'esercito si è dichiarato lealista, pare non stia facendo nulla per liberare e salvare il presidente. La bbc segnala che l'aeroporto internazionale di Quito è in mano ad unità dell'aviazione e dell'esercito stesso (foto in basso, da la jornada). Sono militari che sostengono il golpe o che vogliono evitare la deportazione di correa in altro luogo?


La polizia avrebbe in mano la capitale e Guayaquil. Vi è un primo morto accertato per mano dei golpisti. Sono stati oscurati siti internet di giornali governativi o progressisti. La polizia ha ordinato l'assalto alla sede del partito di Correa e occupato il parlamento. L'ex presidente filostatunitense Gutierrez annuncia che è giunta l'ora del "tiranno Correa" (eletto democraticamente alla fine del 2006), pretende lo scioglimento del parlamento.

Per ora, perfino gli acerrimi rivali Perù e Colombia reagiscono duramente verso i golpisti, chiudendo le loro frontiere con il paese di Correa, cui giungono attestati di soliderietà non solo dai presidenti integrazionisti (Chavez del Venezuela, Morales della Bolivia, ...), ma anche da quelli europei. Ci si domanda se questo golpe farà la stessa fine di quello dell'Honduras, inizialmente criticato ma di fatto avallato dalle potenze occidentali (e già dimenticato da tutti).

Il presidente boliviano Evo Morales ha denunciato pubblicamente il ruolo degli Stati Uniti di Barack Obama.


* * *

Direttamente dalla capitale Quito, la giornalista M.A. Benalcazar, via Gennaro Carotenuto, ricostruisce le ultime concitate ore:

Benalcazar: "Il governo da tempo sostiene che si stava preparando l’insubordinazione della Polizia e ci sono evidenze che ci sia un piano cospirativo. Del resto è sicuro che anche elementi dell’esercito, che poi si sono tirati indietro, sono coinvolti. La cosa più probabile è che la scintilla casuale del golpe sia stata lungamente preparata in Ecuador e all’estero".

Benalcazar: "Stamattina con molto coraggio il presidente Correa è andato a dialogare con i poliziotti del Reggimento Quito, già ammutinati contro la nuova legge sui servizi pubblici che secondo loro li danneggia. Il clima era violentissimo. Gli anno tirato addosso benzina e gas lacrimogeni e lo hanno picchiato. E’ un miracolo che non sia saltato tutto in aria. Lì c’è stato un problema con la sua sicurezza e il Presidente Correa è rimasto con appena due persone di scorta che, con molta difficoltà, sono riusciti a sottrarlo ad un quasi linciaggio e portarlo nell’ospedale della polizia, dove è ancora sequestrato e difeso dalla sola GOE (la sua scorta)”.

Carotenuto: Consideri che la vita del presidente è a rischio?

Benalcazar: ", lui stesso lo ha detto quando due ore fa è riuscito a parlare alla radio pubblica, ed è evidente che è così. Voglio dire alla mia famiglia e al paese –ha detto- che i poliziotti ammutinati sono responsabili della mia vita. E’ stato fino ad ora il momento di maggior tensione. [...]".

Carotenuto: Com’è la situazione delle forze armate?

Benalcazar: "[...] Poco fa ho verificato con una fonte del Ministero degli Interni e non risulta nessun reparto delle forze armate che non appoggi il presidente. E questo è probabilmente il dato chiave, perché dalle 10.30 alle 12 temevamo seriamente che non fosse così e probabilmente ci sono stati molti tentennamenti in quel senso [...] Il fatto che le forze armate non si siano sommate al golpe (ma fino ad ora non siano neanche intervenute per liberare il presidente, ndr) non toglie che in questo momento, ed è gravissimo, il nostro presidente è sequestrato in un ospedale di una caserma della polizia. Oltre a lui ci sono altri sequestrati nell’ospedale, alcuni giornalisti della televisione pubblica e almeno uno del quotidiano El Expreso".

Carotenuto: La situazione sembra precipitare. Il popolo di Quito sta già pagando un prezzo alto.

Benalcazar: "Infatti. L’altra questione è che sempre più ci sono riscontri di scontri, soprattutto nelle vicinanze di dove è sequestrato il presidente e ci sarebbero feriti con colpi di arma da fuoco. Inoltre c’è stato un tentativo di prendere il parlamento da parte dei poliziotti ammutinati che tengono in pugno di fatto Quito e Guayaquil. In ogni caso non ci sono trasporti pubblici, le scuole e le banche sono chiuse e ci sono moltissime strade con posti di blocco".

Carotenuto: Come si può uscire da questa situazione? Ci sarà un 13 aprile anche per Quito come il giorno che il golpe in Venezuela fu sconfitto? [Carotenuto si riferisce al fallito golpe venezuelano del 2002 ai danni del presidente Chavez, ndr]

Benalcazar: "La cosa cruciale è salvare il presidente che è realmente in pericolo sperando che non si arrivi al bagno di sangue. Perciò convochiamo ai cittadini della forza pubblica a rientrare immediatamente nell’ambito della Costituzione".

Ultimo aggiornamento (Venerdì 01 Ottobre 2010 01:25)

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