Home Mondo Venezuela: Chavez vince, l'opposizione tiene
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I risultati delle elezioni parlamentari in Venezuela rispettano le previsioni. Giunti quasi definitivi alle ore 3:30 del mattino di Caracas della notte elettorale (restavano solo 6 segni da assegnare), vedono il PSUV (Partito Socialista Unitario Venezuelano) di Chavez con 96 deputati e la coalizione delle opposizioni (tutte le opposizioni, dall'estrema destra all'estrema sinistra discorde con Chavez) con 64. Gli altri 6 seggi sono da assegnare a partiti minori.

Nonostante la vittoria, il partito di Chavez manca la maggioranza dei 2/3 per promulgare motu proprio leggi organiche e costituzionali: Chavez avrà una opposizione con cui dovrà confrontarsi in Parlamento.



Si discute spesso della qualità della vita democratica del Venezuela. Il ruolo di Chavez è spesso accostato a quello di altri dittatori di stati-partito o stati personali quali l'Iran o la Corea del Nord. In realtà fra questi stati vi sono numerose differenze. Il Venezuela è infatti uno stato del tutto democratico nel senso “occidentale” del termine, per quanto si possano criticare le politiche stataliste di Hugo Chavez e del suo movimento.

Non solo, ma per esempio questo voto e quelli precedenti appaiono abbastanza articolati: a questa tornata elettorale, nella regione di Anzoátegui, tradizionalmente sostenitrice del presidente, il candidato del PSUV ha perso. Sconfitta che si dice sia da imputare alla figura compromessa del governatore di regione.

Del resto, i cittadini nel 2007 respinsero la nuova costituzione tramite referendum (senza per questo fare mancare l'appoggio a Chavez) e in numerosi occasioni hanno scioperato o chiesto cambi di rotta al governo. Si leggano ad esempio le ampie testimonianze nel libro di Marco Coscione, America latina dal basso, 2008.

 

Queste considerazioni non trovano molto risalto negli articoli dei media occidentali. In Italia, l'articolo di Repubblica prende per buona la tesi dell'opposizione chavista secondo cui essa ha ottenuto il 52% dei voti e richiede i risultati definitivi, contestando il ritardo nel presentarli. Stesso pezzo per il Corriere.

Un'assunzione dubbia da parte delle opposizioni, e non verificata dai nostri giornali. Il CNE, ovvero l'authority venezuelana per le elezioni, ha fornito i seguenti dati: il PSUV ed i tre alleati minori hanno racimolato 5.42 milioni di voti; tutte le opposizioni 5.32 mlioni di suffragi.

Tuttavia, a cosa è dovuta la grande differenza tra seggi e suffragi? E' "naturale" o "manipolata"? La discrepanza è dovuta ai seguenti fattori:

  • il sistema elettorale federale, simile a quello statunitense, in cui ogni stato\regione, che in venezuela godono di amplissima autonomia, mandano tot deputati, indipendentemente dalle percentuali di voto. Il sito okrim opina ha brillantemente illustrato il meccanismo, applicandolo all'ipotetico stato di D'hortlandia;

  • la regionalizzazione dell'opposizione chavista. Ad esempio, nel potente stato di Zulia non solo la maggioranza della popolazione ha votato candidati del MUD, ma in due distretti con oltre il 60% delle preferenze, in altri due con addirittura il 70%. L'opposizione è fortissima in Tachira, si gioca lo stato di Miranda, ma nel resto del paese è più o meno ampiamente minoritaria;

  • l'estrema frammentazione dell'opposizione stessa. I partiti "anti-chavisti" comprendono una dozzina di liste nazionali, riunite insieme nel MUD, ed oltre trenta regionali che spesso -ma non sistematicamente- si sono acomodate sotto l'ombrello del MUD. Tuttavia, come accade in ogni paese del mondo, le liste regionali possono ottenere numerosi voti locali e nessun seggio nazionale;

  • la non corrispondenza fra candidato locale e blocco nazionale. Questo si collega al punto percedente e si è verificato in molti distretti (spulciare il sito del CNE): voti a partiti minori antichavisti che non sono confluiti su un candidato unico. Caso clamoroso è quello dello stato di Carabobo, di cui discuterò oltre.

Dunque, ecco alcuni esempi.

Nello stato di Anzoategui (ex-feudo chavista) il meccanismo ha portato le opposizioni, lì riunite compattamente -seppur distinte in 33(!) sigle-, ad ottenere 7 seggi contro 1 dei chavisti, sebbene la percentuale dei voti sia stata di 52.24% per il MUD e del 44.93% per il PSUV ed i suoi tre alleati minori. Qualcosa di simile a quello che è successo nel famoso “cappotto siciliano” del 2001, quando 61 parlamentari su 61 andarono al Polo della Libertà, senza che nessuno abbia per questo pensato che Berlusconi sull'isola avesse preso il 100% dei voti.

E' particolare l'andamento nello stato di Carabobo. Questo caso è stato portato dal MUD per "dimostrare la frode" del presidente. In Carabobo, le opposizioni hanno preso il 53.66% dei voti contro il 43.04% del PSUV, ma guadagnato solo 3 seggi contro 7.

Truffa? Cliccate sul link, dove è riportato il dettaglio circoscrizione per circoscrizione. Nella numero 3, il MUD ha ottenuto un risultato bulgaro, affermandosi con il 74.55% delle preferenze e conquistando il seggio. Nelle altre circoscrizioni il seggio è stato assegnato sul filo di lana: per una manciata di voti quasi sempre l'ha spuntata il candidato di turno del PSUV. Addirittura nella circoscrizione 5 erano presenti ben 13 candidati del MUD, oltre a quelli principali. Che, proprio a causa di questa dispersione, non hanno ottenuto alcun seggio. Dunque il voto complessivo della regione premia il MUD, ma i seggi sono appannaggio del PSUV.

Ancora, sempre nel già citato ricco stato di Zulia, a livello regionale il MUD ha ottenuto il 54.82% dei voti ma ben 10 seggi su 12 (l'83.33%).

Dunque si può discutere all'infinito sul meccanismo di voto, ad esempio sul peso attribuito ad ogni Stato del Venezuela. L'enorme stato di Bolivar, feudo chavista, è sottostimato di un 12-13% rispetto alla sua popolazione. Il conteso stato di Miranda, espugnato dai chavisti, ancora di più; come lo stato di Zulia, sottostimato di un 30-35%, e feudo dell'opposizione.

Discutere del meccanismo elettorale è certamente possibile, ma non dovrebbe limitarsi al caso venezuelano o accanirsi su esso più che su altri sistemi elettorali. Il sistema italiano è indubbiamente perfettibile; per non parlare di quello inglese (dove alle elezioni di quest'anno il terzo partito del paese col 23% dei voti ha preso il 9% dei seggi, mentre il primo partito col 36% ne ha presi il 47%).

E' anche interessante osservare come sono stati scelti i candidati dalle due principali coalizioni. La dirigenza del PSUV ha imposto solo il 39% dei candidati, gli altri sono stati scelti mediante "primarie". La dirigenza delle opposizioni unite ha imposto l'87% dei candidati.

Riguardo all'affluenza, molti giornalisti e commentatori hanno sollevato dubbi sull'effettivo supporto popolare di Chavez ("maggioranza dei cittadini contrari a Chavez" eccetera). Interessante allora parlare dati alla mano.

La partecipazione a queste elezioni parlamentari è stata del 66.5%. Come scritto, il PSUV da solo ha avuto il 58-59% dei seggi, a cui andrà ad aggiungersi un altro 1-2% degli alleati. Il 2005 fu l'anno del boicottaggio delle elezioni da parte delle opposizioni, le stesse che nel 2002 avevano tentato un golpe ai danni di Chavez. Nel 2000 l'affluenza fu del 56.1% e Chavez ed i suoi alleati ottennero circa il 59% delle preferenze. Nel 1998 fu del 53.5%, quando Chavez vinse per la prima volta.

Dunque c'è stato un costante aumento dell'affluenza alle urne per il rinnovo del parlamento, con i partiti officialisti (ovvero chavisti) sempre in cima alle preferenze, pur con oscillazioni delle percentuali.

La partecipazione alla elezioni presidenziali è stata un po' più alta: nel 2006 il 74.7% (Chavez ottenne il 62.8%); nel 2000 il 56.3% (Chavez al 59.8%); nel 1998 il 63.5% (Chavez al 56.2%).

Per quanto riguarda le elezioni amministrative regionali, è dato quanto segue: nel 2008 il 65.5% (chavisti 18 regioni su 23); nel 2004 il 43.2% (chavisti 19/23). Nel 1998 i chavisti avevano 7 regioni su 23; nel 2000, 16 su 23.

Anche per i referendum l'affluenza è sempre stata bassa, tranne per il referendum revocatorio del 2004, quando fu del 69.9% e 3 elettori su 5 si espressero per la riconferma di Chavez. Da notare che il referendum revocatorio è uno strumento introdotto proprio da Chavez, e può essere richiesto dalle opposizioni.

Referendum costituzionali - anche questi introdotti da Chavez. Ogni riforma costituzionale, oltre a necessitare di una maggioranza qualificata in parlamento, deve essere sottoposta a referendum. Prima del 1998 il referendum non era contemplato nella precedente costituzione venezuelana.

Nel 1999 la prima consultazione referendaria vide un'affluenza di poco superiore al 40%. n seguito è stata ben più alta: nel 2007 il referendum sulla nuova costituzione voluta da Chavez fu votata dal 56.0%. Da notare che l'esito fu contrario alla proposta di Chavez, e non accadde nulla alla democrazia venezuelana: semplicemente, il governo rinunciò al progetto. Nel 2009 un altro referendum su alcune modifiche costituzionali ebbe un'affluenza del 69.9%.

Ultimo aggiornamento (Venerdì 01 Ottobre 2010 11:04)

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